Una vita fuori dal set

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Tutti abbiamo sognato di fare cose grandi. E non è questo forse il posto per parlare di sogni e speranze nascosti, a volte anche a noi stessi?
Ma basta un battito di palpebre per far crollare tutto. Chi sei tu per venire a parlare a me di sogni e segreti che giacciono solo nel mio cuore?
La risposta a questa domanda – chi io sia – è ininfluente. Anche perché nemmeno io so chi tu sia, tu che leggi: restiamo nell’anonimato in due.
Ma i miei sogni hanno un nome, e sono stati tanti…

Volevo fare la ballerina classica… per prima cosa! Mia madre me lo proibì con la scusante del fisico inadatto: ero soprannominata “ragno” per quanto lunga fossi, così le mie speranze sono state vane nonostante la mia insistenza petulante, che ha visto fiorire qualcosa quando ormai avevo ceduto da tempo…: ai miei sedici anni mia madre, la stessa di 10, 8, 7 anni prima e pure 5, mi venne a dire, anzi, consigliare la danza classica ‘per raddrizzare la schiena’! La che?? …mamma giù le carte che hai fumato oltre alle Malboro?

Poi la passione per lo spazio. O meglio: per me nello spazio, diventare astronauta era la cosa più elementare che potessi fare, Watson! Ed eccomi con una nuova fissa – e chi me la toglie? E ancora la veterinaria, e di nuovo qualcosa di non meglio definito nel campo artistico, e… …passavano gli anni e arrivò l’adolescenza che con i suoi mal di testa continui mi fece ‘razionalmente’ capire (poca ragione nei sogni di bambina) che non avevo il fisico adatto a superare tutti i test (fisici) che fanno gli astronauti per poter partire… oltre al fatto che non ero né russa né americana, il che per un lavoro simile avrebbe aiutato. Men che meno avevo degli ‘agganci’ (agganci sulla luna? Hmmmm, solo nella mente!)…

Liceo. I famosi 16 anni! Il guardarmi indietro e vedere le opportunità già perse (e rendermi conto d’aver perso soprattutto l’ottimismo), come il non aver mai suonato uno strumento, sogno di sempre che non ho potuto, seppur voluto, coltivare.
Conclusa l’età dei teens, appaiono altri sogni sulla scena: quelli attuali, ancora diversi.
Diversi? Allora che razza di sogni sono?
Non sono esattamente diversi: sono simili ma più grandi. Anche loro hanno avuto 4 anni, poi 10, poi 13, poi 18, 21… più o meno fino ai 24 di oggi.
E mi trovo a guardarmi attorno e chiedermi: questo, potrebbe essere il ‘mio sogno’ trasferito alla realtà? E questo? Quell’altro ancora? Ma guarda quella persona, lei sì c’è riuscita…

Spesso, un sogno dietro l’altro, mi vedo trasporre i miei sogni nei film. Tutti, o quasi tutti, abbiamo sognato anche di essere famosi. Famosi a modo nostro: a livello mondiale per qualche super scoperta da Nobel o un libro da Pulitzer (questo sì che è un Signor Sogno!!); a livello europeo, tipo un super atleta che batte i record degli storici stile Popov; a livello italiano nella magistratura come Paolo Borsellino.. o più semplicemente essere famosi ‘tra i nostri’, ma famosi. Insomma, compiaciuti e piaciuti, apprezzati, lodati, ripagati, adorati… mettila come ti pare!
Gli attori sono così. Nei film come li vedi se non belli, pettinati, vestiti al modo giusto nel momento giusto, profumati, truccati (anche quando vanno a dormire)… ma che razza di tempismo! I film sono proprio così, una vita fuori dalla vita – un sogno? Non direi: piuttosto un incubo, una vita che non vorrei mai avere.
Amo i film, perché mi fanno dimenticare il day-by-day assillante e rilassare per un po’, e sia!, sognando ad occhi aperti. Poi finisce, e mi rendo conto che era tutto falso. Prova a guardarlo anche tu con occhi critici. Non la trama, non la suspence, non l’azione… chissene! Guarda loro, loro! Perché quel raggio di sole li illumina proprio allora, e quel mezzo sorriso viene inquadrato così bene, perché quella fotografia così perfetta, la battuta pronta, il gesto più azzeccato… non sudano, non puzzano, non hanno gli spinaci tra i denti e non hanno fatto una figuraccia di fronte al prof alzando la mano e dicendo cantonate!

E la colonna sonora? Prova un po’ a togliergliela la colonna sonora, vedi come cadono, pupazzi, nella maggior parte dei film. Non li sto attaccando, questo è un auto-attacco. Attacco chi come me si illude che ci sarà la parola perfetta al momento preciso nella svolta della mia vita che sono sempre in attesa avvenga o mille esempi con cui potremmo continuare all’infinito.
Per fortuna arriva sempre la fine del film, smetto di sognare a occhi aperti allo schermo e riapro gli occhi a me, alla mia vita, alle sciocchezze e piccole conquiste quotidiane. Al mio non veder l’ora che finisca la giornata e conosca solo il letto o allo sperare che quel momento duri un po’ di più.

Vorrei, vorrei esaudire tutti i sogni tuoi, vorrei, vorrei cancellare ciò che tu non vuoi però lo sai che io vivo attraverso gli occhi tuoi… Non lasciarti vivere dagli occhi che guardano i film. Io, voglio vivere fuori.