Un’America in dubbio: quanto vale la “libertà” di possedere un’arma?

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Ci troviamo oggi a riflettere su un tragico evento avvenuto a Newtown in Connecticut e poco prima a Portland e poco prima ancora a Milwaukee, a Minneapolis, a Denver. In pochi mesi 50 vite si sono spente per dar sfogo ai pensieri di qualche folle. Una manciata di minuti di tiro al piattello con un’arma a ripetizione e il resto della vita in un carcere (psichiatrico). Negli USA la facilità con cui è possibile reperire un’arma è impressionante: è sufficiente entrare in un negozio, ordinare un fucile d’assalto tale e quale a quello che i Marines usano in Afghanistan e attendere una settimana che la consegna arrivi a casa. La procedura varia in base allo stato, ma in generale con qualche firma su un foglio e 18 anni compiuti si può imitare Rambo in una scuola o in un cinema. Chi lo sancisce? Legislatori trafficanti d’armi?  Reduci con manie di persecuzione? No, un foglietto chiamato Costituzione Degli Stati Uniti D’America. Nel famoso “secondo emendamento” si afferma che essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una milizia regolamentata, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto. Perfettamente logico per mantenere l’indipendenza dall’Inghilterra, sensato per combattere gli indiani e indispensabile per un degno cowboy. Ma nel 2012? Quale minaccia incombe da giustificare una corsa (civile) agli armamenti? “Necessaria alla sicurezza”? Perché mai il paese con il più forte esercito al mondo avrebbe bisogno di civili armati in giro per le strade?

Ogni Stato degli USA ha la propria autonomia, ma la Costituzione non si discute. Perciò da quando nel 2008 la Corte Suprema ha sancito il diritto a possedere un’arma come inviolabile, al pari del diritto di voto, di istruzione o della libera espressione, in tutti gli Stati Uniti essere armati è un diritto fondamentale e gli Stati che non l’avevano riconosciuto come tale (ad esempio la città di Washington) hanno dovuto cambiare la loro legislazione.

Addirittura in certi Stati del Sud si può letteralmente sfilare in plotoni armati come un Commando durante l’intervento di un politico in un luogo pubblico, come successo quattro anni fa in Texas. Io questa la ritengo intimidazione, ma una legge del 1791 la chiama diritto. Diritto a decidere della vita altrui, in qualsiasi momento, per qualsiasi motivo. Che siano imbracciate da persone con problemi psichici o meno sono sempre strumenti di morte: chi dà il diritto di portarle in giro a puro scopo ludico? Un politico americano, per risolvere questo problema, ha proposto “più armi disponibili per contrastare i pazzi”. L’ultima strage è avvenuta in una scuola elementare, le maestre avrebbero dovuto tenere un AK-47 (comunemente conosciuto come Kalashnikov) sotto la cattedra? O forse ogni bambino avrebbe dovuto avere la sua Beretta in cartella?

E se invece il killer non avesse avuto la sua di arma?

Perché qualche nostalgico del Vietnam o qualche fanatico di videogiochi possa essere felice val la pena sacrificare la vita di dieci bambini ogni mese? La soddisfazione di tenere una Glock in mano è paragonabile ad abbracciare il proprio figlio di sei anni appena scampato alla strage?

Perché, nonostante la potenza delle armi da fuoco, a farne le spese sono sempre i più deboli; deboli le vittime, deboli gli assassini, vinti dalla società convinta di essere un poligono di tiro. E allora noi scegliamo di non cambiare, di non seguire l’esempio di una libertà che non ha limiti, dove l’unica legge è fare quello che si vuole, anche con la vita degli altri.

 Articolo scritto da Giovanni Bonfanti

Cogitoetvolo

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