Un’avventura di carta e d’inchiostro

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Avete mai provato a scrivere una lettera?  Una di quelle “vecchio stampo”, con tanto di carta da lettera e francobollo. Io ho voluto provare questa ebbrezza poco tempo fa: dopo migliaia di sms e messaggini via WhatsApp, ho deciso di spedire una lettera al mio fidanzato, a circa 100 chilometri di distanza. Non era necessario, ovviamente, e a qualcuno potrebbe sembrare piuttosto insensato, eppure quel giorno mi andava di sentirmi un’inguaribile romantica.

Così ho comprato la carta che più mi piaceva, la busta coordinata e ho iniziato la mia impresa.

Credetemi, non è stato per niente facile. “Come inizio? Come finisco? Quanto scrivo?” Fortunatamente, essendo una lettera destinata ad una persona così cara a me, le parole sono venute da sé dopo i primi momenti di “imbarazzo”… ma devo ammettere che trovarmi davanti ad un foglio di carta con una penna in mano, dopo anni dall’ultimo tema svolto come compito in classe, è stata una sensazione davvero strana: mi sarebbe sembrato molto più naturale aprire una casella di posta e scrivere un’e-mail. Ho proseguito nella mia impresa chiudendo la busta, scrivendo mittente e destinatario, attaccando il francobollo e imbucando la lettera in una delle famose cassettine rosse.

A questo punto, è arrivata la parte più sorprendente: abituati come siamo ad avere tutto e subito, a sapere se il nostro destinatario ha visualizzato o no il messaggino, ad avere la certezza che per legge informatica un’e-mail arriva a destinazione in 3 secondi, è stato un vero calvario aspettare che trascorressero dei giorni senza sapere in che parte della provincia fosse la mia lettera!

“E se si è persa? E se non arriva? E se arriva alla persona sbagliata?” Non ci crederete, ma ero in ansia!

Solo a quel punto ho capito quanto la tecnologia ci abbia cambiati, quanto ci abbia resi via via sempre meno umani e sempre più macchine. Lo smartphone è la nostra appendice, ci dà informazioni in tempo reale e ci tiene in contatto con il mondo, ma nello stesso tempo ci toglie la dimensione umana del tempo che scorre; il t9 prevede ciò che vogliamo scrivere, ci mette le parole in bocca (anzi, in mano!) e ci toglie la pazienza di scrivere con una bella grafia.

Quando la mia lettera è arrivata a destinazione è stata una sorpresa. Non sapere se il mio fidanzato l’avesse già “visualizzata” o no, immaginare che stesse leggendo quelle parole scritte con la mia grafia, proprio mentre io ero a chilometri di distanza, è stata una sensazione che mi ha riportata indietro nel tempo: pensavo ai romanzi ottocenteschi e mi mettevo nei panni di quelle ragazze innamorate di uno sguardo o di un nome, con il quale comunicavano solo a mezzo di romantiche lettere sigillate con cera lacca, e mi dicevo che, forse, avevano provato la mia stessa ansia.

Non pensate che non sia grata alla tecnologia: senza essa, non avrei neanche la possibilità di condividere con voi i miei pensieri, ma riconosco che di tanto in tanto, lasciarsi andare a questi piccoli gesti autentici, ormai quasi perduti, può regalarci delle bellissime emozioni.

Rossella Angirillo

Laureata in Giurisprudenza, ho sempre affrontato la vita con intraprendenza e determinazione: è difficile distogliermi da un mio obiettivo e non mi spaventano le nuove sfide. Tra codici e sentenze, nel tempo libero accontento la mia parte sognatrice: sono molto riflessiva, e mi piace affidare alla scrittura tutti i miei pensieri.