Un’Emilia che non fa notizia

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Quella di domenica sembrava una pioggia come tante altre se ne sono viste nella nostra Pianura Padana. Eppure il Secchia, il fiume che attraversa la “Bassa” modenese, da Modena sino al confine con il mantovano, ha iniziato presto a riempirsi in modo allarmante, complici le abbondanti precipitazioni sull’Appennino. A poco sono valsi i comunicati e le previsioni delle ondate di piena che avevano dato l’allerta per la chiusura dei ponti più a rischio. Si stavano predisponendo le misure di preallarme per il rischio esondazione o straripamenti.
Invece, completamente a sorpresa, si è aperta una falla di oltre venti metri nell’argine destro del fiume, pochi chilometri a nord di Modena. La potenza dell’acqua impetuosa ha esercitato una pressione che le sponde, già intrise di pioggia, trivellate dalle tane scavate dalle nutrie e certamente non adeguatamente manutenuti, non sono stati in grado di sostenere. Da quella voragine è uscito improvvisamente un fiume in piena di acqua, per ore, per due giorni, sino a quando la falla è stata tamponata. Dove c’erano le campagne, i paesi, strade, le vaste zone industriali che caratterizzano i nostri territori, ora c’è un lago. Un lago di 75 kilometri quadrati che ha danneggiato tutto quanto ha violentemente investito; venti milioni di metri cubi di acqua, quanto basta per far alzare di sei centimetri il lago di Garda.

Si tratta degli stessi territori che venti mesi fa erano stati così severamente colpiti dal sisma abbattutosi sull’Emilia nel maggio 2012. Gli stessi paesi che, con ben pochi aiuti dello Stato, e, piuttosto, con una tassazione esigente, avevano iniziato a risollevarsi, cercando la sicurezza che sembrava destinata ad essere persa per sempre. Le stesse aziende e centri produttivi che avevano riassestato o edificato ex novo i loro capannoni per ricominciare a lavorare. La stessa bassa emiliana di cui tanto in fretta ci si era dimenticati, quando i riflettori si sono spenti dai grandi palchi su cui famosissimi artisti avevano offerto i loro concerti, ora è di nuovo messa da parte. I servizi ai telegiornali non asciugano laghi, non riassestano fabbriche, non riportano in vita morti, ma aiutano a sentirsi meno soli. Invece, come ha postato in un tweet il cantante Paolo Belli, originario di questa straordinaria terra, questi sono i fatti: “poco fa ho chiesto ad un giornalista il perché non si comunica a dovere la tragedia nel modenese, risposta: non fa notizia”.

Non fanno notizia i paesi della provincia modenese come Bomporto, Bastiglia, Sorbara, San Prospero, che oggi sembrano Venezia, ma senza gondole, soltanto con qualche gommone improvvisato, senza auto, perché sono rimaste sommerse, ma con bare di legno che macabramente galleggiano nell’acqua sporca del Secchia, strappate all’agenzia funebre del paese.
Non fanno notizia centinaia di persone che da domenica vedono compromesso, per l’ennesima volta, il loro futuro lavorativo, ora che le aziende che le avevano assunte, pur con ingenti sacrifici a causa della crisi economica, si trovano nell’ennesima situazione di emergenza.
Non fa notizia nemmeno Giuseppe, un uomo tuttora disperso, che si era allontanato sul suo gommone dalla propria abitazione allagata per andare in soccorso degli abitanti del vicinato.
Ma, soprattutto, non fa notizia un popolo di cui sono orgogliosa, di cui tutti gli italiani dovrebbero esserlo. I palazzetti e le palestre aperti in piena notte per ospitare i senzatetto e coloro che hanno dovuto evacuare improvvisamente le loro case. I volontari, centinaia e centinaia, operosi attraverso le loro associazioni nel portare assistenza. I vigili del fuoco, dediti alla loro vocazione di servizio a supporto alla popolazione. Le numerose aziende che, nell’emergenza del momento, hanno messo a disposizione i loro ambienti e macchinari a colleghi e concorrenti in difficoltà. I dirigenti scolastici che hanno reso disponibili le scuole, costruite in tempi record dopo il terremoto, per ospitare intere classi di paesi alluvionati.  E’ la gente di qui: dignitosa anche nelle situazioni più estreme; è la gente che non piange, che non chiede aiuto ma che piuttosto si rimbocca le maniche e si arrangia ed aiuta.

Ora la falla del Secchia è stata richiusa e resa impermeabile. Ma le uniche cose che agli abitanti di queste zone sembrano veramente impermeabili sono gli occhi e le attenzioni di un’Italia che si dimentica di essere fiera di se stesso.

Mi piace scrivere e leggere tutto ciò che stuzzica la mia curiosità, motivo per cui ho deciso di studiare Fisica. Amo la musica, in particolare quella classica: suono il pianoforte e canto come soprano in un coro da camera.