Un’estate da riempire

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La vacanza è un tempo per sé, per fermarsi dalla consuetudine, per cambiare un po’ da ciò che si fa sempre, che può essere vuoto, svuotato o riempito.

La fatica di un anno di lavoro in estate si sente e così quella di un anno di studio. Le vacanze fanno rientrare ai box della vita familiare e relazionale, danno respiro e linfa, offrono vecchie e nuove opportunità di svago e di relax? Le cose da fare ci sono ugualmente, ma è possibile affrontarle per lo più “alla moviola”, riuscendo magari a godersi momenti e attimi che ordinariamente sfuggono per la velocità con cui si vive ogni giro del circuito della vita.

La corsa, dopo il pit stop, riprende ma in modo diverso e collaudato, così almeno dovrebbe essere, diversamente si rischia di ripartire con meno carburante di prima. Come un’auto da Formula 1 non può vincere solamente con il pilota, ma ha bisogno di un team all’altezza della sfida, allo stesso modo non basta la bravura dei singoli per rendere questo tempo significativo. La vacanza è un tempo per sé, per fermarsi dalla consuetudine, per cambiare un po’ da ciò che si fa sempre, che può essere vuoto, svuotato o riempito.

Vuoto perché si continua a rincorrere qualcosa senza un progetto e un minimo di condivisione con qualcuno o perché ci si perde nel buco nero del “non so cosa fare”, “non so con chi andare”, “il tempo passa e io ancora non mi sono riposata un giorno”, come spesso si legge sui social network, oppure tra dissensi, fazioni e gelosie. Svuotato poiché si sceglie di riempirlo di tutto ciò che non può essere trattenuto davvero, che è effimero, che evapora al risveglio, che lascia un mal di testa da dopo sbornia. Riempito, invece, è il tempo dell’edificazione della fraternità nei contesti in cui ci si trova, rafforzando i legami familiari e amicali, costruendone di nuovi nei luoghi di vacanza e in tutte le occasioni offerte; riempito è anche il tempo che si dedica all’ascolto dell’altro, alla condivisione delle esperienze (pensieri, sogni, dolori, gioie, ecc.), al vivere insieme per un fine più grande; riempito non dall’annientare o annichilire se stessi pur di cercare l’ebbrezza ad ogni costo, bensì dal curare la propria personalità, dall’addolcire il carattere, dal perfezionare lo stile, dalla ricerca della gioia vissuta in modo consapevole e comunitario; riempito dall’assecondare le energie positive e farle fruttare per gli altri, come tanti giovani e adulti testimoniano per mesi negli oratori, nelle parrocchie, nelle associazioni di volontariato, dedicandosi in un periodo di crisi a creare unità, serenità, allegria per piccoli e grandi.

Sulla spiaggia è bello osservare chi costruisce i castelli di sabbia: non mancano mai le torri, poiché sono quelle che sostengono e difendono, da cui a distanza si può comunicare per proteggersi a vicenda, dalle quali ci si affaccia per guardare la bellezza dell’alba e del tramonto; così è auspicabile che ciascuno si faccia “torre” per l’altro, testimone di speranza, valutando il tempo della crisi – non solo economica ma soprattutto di sapienza – per scrutare all’orizzonte una “sapienza della crisi”, fondata sul buon senso e radicata su un bene maggiore.

Ufficialmente Prof. di Lettere in un liceo di Catania, quando mi tolgo gli occhiali, entro in una cabina telefonica e indosso una tuta col mantello sono anche giornalista, scrittore e educatore...o forse è il contrario?! Sicuramente mi piace vivere con i piedi per terra, lo sguardo in cielo e le maniche rimboccate per agire.