Un’IG-NOBILe sviluppo scientifico

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Nuova agghiacciante scoperta a cura dei ricercatori dell’Ohio Aerospace Institute: non esistono prove a favore dello sbadiglio contagioso tra le tartarughe dai piedi rossi.

E’ così che si è aperta la ventunesima edizione della cerimonia sulle più strambe ricerche accademiche, l’ ”Ig Nobel”.  A premiare un’incredibile rassegna di folli e discutibili sperperi di denaro in nome della ricerca scientifica, la prestigiosissima università di Harvard, che dal 1991 ospita, all’interno della sua sede, quello che alcuni hanno definito “il manifesto scientifico del trash”.

D’altronde, se in un primo momento risulta difficoltoso trattenere le risa davanti ad un tale comico inventario, in un secondo momento non si può non rabbrividire di fronte ad un’amara consapevolezza: la ricerca scientifica è mutata, e con essa un intero sistema di meccanismi basilari, che per la sua precarietà rischia di far crollare un metodo vecchio di secoli.
Non che il conservatorismo sia la chiave con la quale aprire le porte del progresso scientifico, ci s’intenda; ma come si riesce, posti dinanzi ad uno scempio del genere, a non domandarsi se forse gli incredibili passi da gigante compiuti in ambito tecnologico non abbiano, almeno un minimo, fatto precipitare la situazione?

Certo è che Internet, con i suoi meandri e le sue interminabili potenzialità, ha facilitato di molto la vita ai giovani ricercatori impegnati sul fronte medico e tecnologico, consentendo loro di approdare a meraviglie dell’era moderna come il “cloud computing”, un insieme di tecnologie informatiche che permettono, via web, di utilizzare risorse hardware e software remote non presenti sul proprio computer. Se impiegata bene, dunque, la ricerca consente a mercati in crescita di espandersi a dismisura; è il caso dello storage, che ha toccato le sue vette più alte con il “big data”, una raccolta di dataset -cioè una collezione di dati – enorme.

Si può bene comprendere come tutto questo abbia rappresentato un accesso facile per il vento del cambiamento anche nell’ambito del metodo di indagine; basti considerare che una ricerca medica il cui iter un tempo avrebbe richiesto, a causa degli obsoleti criteri di analisi, sei anni, oggi necessita solamente di otto mesi.

Dunque, Internet può rappresentare davvero un punto di svolta per chi ha voglia di impiegare le sue forze in qualcosa di socialmente utile.

Allo stesso modo, però, esso ha facilitato la vita anche a chi, pur utilizzando gli stessi mezzi, è approdato a mete ben diverse.

È, in fin dei conti, esattamente allo stesso modo che prendono vita fenomeni come quelli citati in apertura di pagina, e l’Università di Harvard dovrebbe incoraggiare i giovani perché scelgano di canalizzare le proprie energie in maniera positiva e, soprattutto, produttiva.
Cosa mai penserebbe Galileo Galilei, fautore del metodo scientifico per eccellenza, di un’università che premia le ricerche scientifiche più inutili e bizzarre, che a livello economico hanno, però, un peso tutt’altro che bizzarro?

Ma, forse, Galileo, davanti ad un “Ig nobel” per la chimica assegnato a due ragazzi che hanno dimostrato la tendenza di alcuni coleotteri australiani ad accoppiarsi con le bottiglie di birra – anche questo merito è stato riconosciuto durante la 21esima edizione del premio – , ben poco saprebbe dire.
Magari, si limiterebbe a scuotere la testa e ad affermare che, con tutti i suoi svantaggi, il progresso “eppur si muove”.

Articolo scritto da Eliana Arpaia

Cogitoetvolo