Università, un’avventura in cui mettere il cuore

2

È tempo di test per l’ammissione all’università e, a poco più di un mese dalla maturità, una nuova prova attende molti giovani italiani. Diversi studenti lasciano le proprie città per trovare di meglio, per puntare all’eccellenza e anche per sfuggire al clima che respirano da sempre.

Una piccola parte dei ragazzi è convinta della strada da percorrere senza aver dubbio alcuno sulla scelta fatta. Altri desiderano frequentare certe facoltà per una questione di status e di prestigio, tanto che c’è chi considera già l’iscrizione come un grandissimo successo. Poi ci sono coloro che ritengono la facoltà scelta come la sola strada per ottenere un buon lavoro, chi spera che almeno l’ambiente universitario sia un luogo di divertimento e chi parte già con l’idea che perderà tempo.

Una volta che si decide per l’università bisogna poi capire quale sia il percorso di studi più adatto e qui comincia il giro delle consultazioni, spesso con risposte l’una diversa dall’altra, tutte ben motivate e che in media finiscono tutte con la frase “comunque io non ti voglio influenzare, tu sei grande, tocca a te scegliere!”.
Chi entra dunque in gioco? Pesano i consigli degli amici e le aspettative e i suggerimenti di mamma e papà. Al terzo posto si piazza un calcolo ragionato sulla situazione del mercato del lavoro, poi l’elemento dell’interesse verso una particolare facoltà e le proprie propensioni. Con i numeri, le tabelle, i calcoli potremmo continuare, ma sappiamo bene che ciò che conta è altro, e spesso i ragazzi al momento di una scelta tale si trovano a naufragare in mezzo a tutti questi discorsi.

Cosa manca allora? È evidente che in tutto questo non c’è il cuore! Non si parla della passione per la vita e per lo studio; non ci sono i sogni e i desideri; dov’è la voglia di essere da grande questo o quello? Non solo! Ci vuole pure un richiamo reale alla vita dell’universitario, magari dicendo con coraggio e chiarezza che saranno anni belli ed impegnativi, con relazioni intense con i colleghi studenti e con gli insegnanti, con scoperte arricchenti nello studio attento e critico delle materie.

Tutto questo è vero anche per i tanti che oggi tendono a vedere soprattutto quello che non va. Ci si lasci dunque provocare dalla curiosità di conoscere nuove cose, persone, luoghi, culture, idee, scoperte scientifiche, relazioni speciali, contenuti inaspettati; ci si lasci ancora condurre dalla sana paura di iniziare qualcosa di nuovo che è proprio il cuore a cercare; ci si lasci aiutare nella scelta da chi ci vuole bene, ma soprattutto cerca il nostro bene e ci sta accanto costantemente rispettando la nostra libertà. Infine c’è ancora un gradino, qualcosa che slancia verso l’alto e fa prendere il largo, qualcosa da un milione di euro e molto più: mettere il cuore nella scelta della vita universitaria significa confrontarsi anche con i desideri più grandi e profondi della persona. Si può così trovare una direzione nuova lungo la quale cercare il senso della vita e quindi dei percorsi di vita autentici o meglio dei passaggi essenziali verso la ricerca onesta del senso della vita e della felicità.

Se la chiave sta qui, si tratta di cercare in questa direzione; e allora, coraggio e buona ricerca!

Ufficialmente Prof. di Lettere in un liceo di Catania, quando mi tolgo gli occhiali, entro in una cabina telefonica e indosso una tuta col mantello sono anche giornalista, scrittore e educatore...o forse è il contrario?! Sicuramente mi piace vivere con i piedi per terra, lo sguardo in cielo e le maniche rimboccate per agire.

  • Il problema è che col passare del tempo ti fanno passare la voglia, e se non hai veramente passione diventa tutto grigio…

  • Ilaria T.

    COndivido in tutto e per tutto quello che hai scritto in questo articolo…l’università è davvero una scelta di cuore…come tutte le scelte della vita. 🙂 E proprio per questo non è facile, ma non bisogna scoraggiarsi… 😉