Uno psicologo nei lager

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Nelle tenebre, quando il buio sembra premere da ogni parte e ci si sente soffocare si brancola, senza sapere dove andare o si sta immobili in attesa che succeda qualcosa. Allora anche una piccola spia luminosa, un led, sembra un faro.

Questa immagine mi viene in mente alla conclusione della lettura di un libro interessante come Uno psicologo nei Lager, l’opera più nota di Viktor Frankl. Non il solito resoconto delle violenze subite dagli internati nei campi di concentramento, non un lamento sulle sofferenze vissute nei lavori forzati. Con fine sensibilità lo psichiatra viennese, collega di Freud e fondatore della logoterapia, scava nell’animo dell’internato partendo dalla sua esperienza personale e trova in fondo all’animo la forza per sopravvivere nelle condizioni più estreme che si possano immaginare (affamato, annichilito, torturato, ridotto allo stato di ?cosa’). Questa forza è la libertà interiore, quel nucleo intimo, di ogni persona che nessuno, nessuno mai, può strappare via o calpestare: «La libertà spirituale dell’uomo, quel bene che nessuno può sottrargli finché non esala l’ultimo respiro, fa sì che egli trovi, fino al suo ultimo respiro, il modo di plasmare coerentemente la propria vita».

Per Frankl non ha senso solo la vita attiva (nella quale si possono realizzare dei valori in modo creativo) o la vita ricettiva (nella quale ci si può realizzare attraverso la fruizione dell’arte e della natura): «la vita ha un senso anche quando si svolge in un campo di concentramento, quando non offre quasi più nessuna prospettiva di realizzare dei valori, creandoli o godendoli, ma lascia solamente l’ultima possibilità di comportamento moralmente valido, proprio nel modo in cui l’uomo si atteggia di fronte alla limitazione del suo essere, imposta con violenza dall’esterno». Come dire: il dolore, la sofferenza, naturale o imposta, sono una chiamata a vivere come uomini, fino all’ultimo.

Questa luce interiore che nessuno può spegnere è anche il luogo dove risiede l’amore. Lo scopre lo psicologo quando durante una marcia forzata all’alba, al freddo e senza l’attrezzatura adeguata si ritrova a pensare a sua moglie (che aveva sposato pochi mesi prima dell’arresto). «Parlo con mia moglie. La sento rispondere, la vedo sorridere dolcemente, vedo il suo sguardo, e ?corporeo o meno- il suo sguardo brilla più del sole che si leva in questo momento. (?) Capisco che l’uomo, anche quando non gli resta niente in questo mondo, può sperimentare la beatitudine suprema ?sia pure per qualche attimo- nella contemplazione interiore dell’essere amato».

Un libro che parlando di schiavitù in realtà parla di libertà, in un mondo di odio parla di amore. Da leggere, soprattutto dopo aver sofferto sulle pagine di Se questo è un uomo, dove a contrastare le tenebre della violenza e della sofferenza non sembra esserci neanche il più piccolo barlume di speranza.

 

 

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Uno psicologo nei lager
Autore: Viktor Frankl
Genere: Testimonianza
Editore: Ares
Età minima consigliata: 16 anni
Pagine: 176
Guido Vassallo

Insegno in una scuola media, ma la cosa che mi piace di più è imparare. Per questo leggo, per questo parlo con la gente e mi stupisco ogni volta dell'infinità dello spirito umano.