Uno spirito forte

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Un novantatreenne in corsa per le Olimpiadi. Fulgido esempio di una anzianità che nasconde forza dietro l’apparente debolezza.

Mani rugose segnate dagli anni, chiuse in un “pugno che sembrava fatto di legno di  noce”, sulle quali il tempo ha depositato il peso dell’esperienza: l’aver vissuto così tanto da poter dare “del tu” alla vita. È comune a molti – soprattutto alla curiosità dei bambini – l’osservare le mani dei nonni tessute di vene, spesso contratte e unite in un tremito di dolce impotenza. Una debolezza fisica da cui spesso traspare un forte vigore morale.

Anche in questo caso, una mano rugosa è stretta a formare un pugno. Un ovattato rimbalzare  in sottofondo e una racchetta da pingpong saldamente tenuta tra le mani. A sferzarla avanti e indietro, un arzillo novantatreenne americano, Bill Guilfoil; dall’altra parte del tavolo, invece, ruspanti giovanotti pronti a contendere con lui un posto per le Olimpiadi di Rio 2016. È proprio così, alla sua veneranda età il “giovane” Bill ha deciso di gareggiare per le selezioni nazionali di tennis tavolo per le prossime competizioni olimpiche. Un sogno, il suo, che potrebbe essere così coronato. Certo, le perplessità e gli accenni di scherno non mancano, ma la sua risposta è realista e flemmatica: «Il tennis tavolo è uno sport che può essere praticato per tutta la vita e io mi sento bene. Non ho alcun problema a schiena o spalle, né ho reumatismi di alcun tipo. Non mi aspetto miracoli, ma ci provo comunque, l’Olimpiade è il mio sogno. Prenderò il tutto come fosse una vacanza». E da non tralasciare, inoltre, il piccolo dettaglio che qualora uscisse vittorioso nel suo intento, egli diventerebbe – coi suoi novantatre anni – l ‘atleta in assoluto più anziano a prendere parte ai Giochi dell’era moderna, battendo il precedente record dello svedese Oscar Swahn, già settantaduenne quando prese parte alle gare di tiro dell’Olimpiade di Anversa 1920.

Ma la sua è una vittoria già conseguita in partenza, anche solo per il fatto di averci provato. Fulgido esempio di una anzianità che nasconde forza dietro l’apparente debolezza, molte volte più dei giovani. Segno che la sua forza risiede dentro, nel fondo del fondo, protetto all’interno delle quattro mura dell’animo. Ed esso sì che può rimanere giovane, anche quando le membra si sfaldano in maniera irrimediabile cedendo al logorio degli anni perché, come affermava Tolkien, «lo spirito può essere forte, anche quando la carne è debole».

 

Studente del terzo anno di Lettere Classiche. Innamorato della natura, della letteratura e di tutto il bello che l’uomo ha creato, crea e – speriamo – creerà.