Vacanze anticipate

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"A vent’anni si è stupidi davvero, quante balle s’inventan a quell’età…" cantava Francesco Guccini nella sua "Eskimo". Spesso anche dopo e prima dei vent’anni, aggiungerebbe qualche malizioso, e in questo caso anche io, in quanto ventunenne, rientrerei nella definizione.

Tranquilli, il quoziente intellettivo non c’entra nulla, perchè si tratta semplicemente di personalità. Una personalità che, parlando sinceramente, spesso manca agli adolescenti e persino a molti adulti. Dove voglio arrivare? Le vacanze di Natale incombono, si comincia a sentire aria di festa, di giocate a carte, di "calia" (ovviamente escludo a priori l’aria di profondo cambiamento interiore, perchè rischierei di offendere la laicità di questo sito).

Nel mio antico dialetto dell’entroterra siculo "caliarsela" è il termine che meglio di tutti esprime il concetto di "marinare la scuola". Non c’è neanche bisogno di aggiungere cosa si "calìa", perchè è ovvio che si tratta delle lezioni scolastiche: è qualcosa di innato, ancestrale, profondamente insito nella natura di un adolescente modello. Coincide con le prime trasgressioni, i primi brividi, quelli che si provano cercando di sfuggire agli sguardi attenti dei genitori o dei loro amici che, chissà come, incontri sempre durante l’attività clandestina e sono pronti a confessare da felloni. Puoi essere davvero nel posto più sconosciuto del tuo paese, ma prima o poi vieni "sgamato", beccato, preso e punito (i vecchi metodi sono quelli che funzionano meglio).

Esiste quindi una calia antica, tipica, storica e, lo ammetto, fa sorridere. Si sa, però, il mondo cambia. Cambiano le abitudini, i mezzi di comunicazione, il linguaggio (secondo alcuni, cambia pure la morale…). E così i ragazzi sono più furbi ed escogitano nuovi modi, sempre più originali, per non andare a scuola.

Una di queste tipologie è senza ombra di dubbio la MANIFESTAZIONE. Si protesta e manifesta per tutto: diritto allo studio (concetto etereo, mai ben definito), taglio dei fondi destinati alla scuola pubblica, taglio dei fondi dell’università, eccessivi benefici a scuole private, taglio dei fondi alla ricerca, edifici pericolanti, solidarietà agli operai in cassa integrazione (operai che ovviamente hanno il grande interesse di sapere, mentre rimboccano i letti di casa loro per 800 euro al mese e le donne sono fuori a lavorare, che migliaia di studenti stanno rinunciando ai loro diritti per solidarietà…), chiunque sia ministro, di destra o sinistra, da Berlinguer (Luigi ovviamente) alla Moratti, passando per Maria Stella Gelmini.

E’ sul diritto allo studio che vorrei soffermarmi.

Rinunciare al diritto allo studio al fine di protestare per il diritto allo studio, è una contraddizione difficilmente sanabile. Non sarebbe più opportuno riscaldare le sedie a scuola (o perché no, anche stare attenti…non si vuole chiedere troppo)? Chi parla è uno che ha fatto per due anni il rappresentante di classe, sgolandosi come un sindacalista nella sua “lotta di classe” (perdonate il riferimento), ha dato il suo appoggio per le cause giuste, mentre tutti rimanevano a casa durante le assemblee di istituto che tanto bramavano. Avrei voluto avere il piacere di poter vedere qualche mio compagno alle assemblee, neanche questo. Il colmo. Volevano le manifestazioni, improvvisandosi politicanti rapaci, per poi non alzarsi la mattina NEANCHE PER MANIFESTARE (i più volenterosi, per carità, si alzavano di buon mattino per recuperare ore di studio proficue).

Devo dire che le nuove generazioni sono sicuramente più volenterose, quantomeno vanno alle manifestazioni. Ma per cosa manifestano? Per il diritto alla calia ovviamente, diritto inviolabile degli studenti. Non sarebbe meglio, forse, fare finta di avere la febbre? In ogni caso, bandendo qualsiasi polemica, forse sarebbe meglio che gli studenti davvero interessati, davvero consapevoli della violazione dei loro diritti e del loro futuro (se violazione vi è stata), protestino presentandosi a scuola e lavorando proficuamente, più del solito, magari anche discutendo pacificamente i problemi con gli insegnanti e gli altri compagni negli spazi adatti.

Sarebbe una manifestazione molto più credibile e originale, lontana da un conformismo che richiama alla mente le greggi al pascolo.

 

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.