Vaporwave: corrente musicale tra meme e psichedelia

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Identikit del misterioso genere che sta spopolando negli ultimi anni: da dove sbuca, come si è evoluto e soprattutto cosa si nasconde dietro il suo successo?

«Prendi uno sfondo dai colori pastello, preferibilmente rosa o blu, aggiungici un paio di statue greche a mezzo busto; vecchi videogiochi a scorrimento o visual novel; qualche riferimento alla cultura giapponese, come gli ideogrammi o i personaggi di qualche manga; vecchi PC, rigorosamente Macintosh plus; mescola il tutto con qualche elemento che ricordi il mare, come palme o delfini e magicamente otterrai il Vaporwave.»

Questo è quanto mi è stato detto la prima volta che mi hanno spiegato cosa fosse questo benedetto Vaporwave, un miscuglio di cose talmente distanti tra loro che mai avrei pensato potessero venire unite a formare un’unica corrente estetica. Eppure in qualche modo ci è riuscito: l’onda o meglio l’alone Vaporwave ha annebbiato anche me, stuzzicando la mia curiosità e portandomi, alla fine delle mie ricerche, ad apprezzarlo.

                                                                                What the hell is Vaporwave?

Partendo da questa domanda, ispirata all’omonimo documentario di Wolfenstein OS X, iniziamo a spiegare cos’è: il Vaporwave è un genere musicale, nonché corrente estetica, nata intorno al 2010, proveniente da alcuni sottogeneri della musica dance indipendente, come chillwave, bounce house e seapunk. I primi luoghi dove è iniziata a comparire sono stati siti come Tumblr, SoundCloud e 4Chan.  È nata sull’Internet, per l’Internet, diventando la colonna sono ufficiale della cybercultura. Avete presente la classica musica da ascensore o da sala d’attesa? Ecco, questa è la musica Vaporwave.  C’è da dire inoltre che si tratta di canzoni unicamente strumentali, parecchio ripetitive, che a lungo andare possono diventare anche disturbanti. Eppure piacciono. I richiami al sound  degli anni ’80 e ’90 sono parecchi e i nostalgici di queste decadi li potranno subito riconoscere ed apprezzare. Certi pezzi Vaporwave ci portano indietro nel tempo e ci presentano le hit del passato in chiave totalmente rivisitata. Ecco che possiamo riascoltare i vecchi suoni dei primi computer e dei primi videogiochi, i vecchi spot televisivi e tante altre cose che hanno fatto parte di quegli anni. La grande nostalgia che caratterizza questo bizzarro genere musicale ha comportato persino il rilascio, da parte di alcuni artisti, dei propri album anche in formato musicassetta. Il Vaporwave è stato quindi in grado di unire passato e futuro, vecchie sculture e nuovi meme, vecchi spot e nuovi generi musicali creando così una dimensione spazio-temporale totalmente nuova e personalizzata.

Il padre di questa – relativamente nuova – ondata di musica è Daniel Lopatin, che nel 2010 ha pubblicato Chuck Person’s Eccojams Vol. I.  A seguire è arrivato l’album Utopian Virtual, che, abbinando a sonorità più distinte e pulite l’utilizzo di start-theme iconici (come quello di Windows XP), ha reso più evidente l’appartenenza del Vaporwave al mondo cyber. Infine, il vero boom di diffusione di questa corrente musicale è avvenuta con l’album Floral Shoppe e in particolare con la traccia: リサフランク420 / 現代のコンピュ. Questo pezzo può vantare 40 milioni di riproduzioni su YouTube, il che lo rende uno dei pezzi Vaporwave più ascoltati in assoluto.

Ciò che rende il Vaporwave un movimento unico nel suo genere è quello di essere riuscito ad andare oltre alla musica, abbracciando anche il mondo delle arti figurative, con riferimento ai bizzarri ed enigmatici ‘miscugli’ cui si faceva riferimento prima, e soprattutto il mondo dei meme.  È forse questo che gli ha spalancato le porte per inserirsi così bene all’interno dell’odierna cultura di massa, ed il segreto della sua popolarità. La Vaporwave presenta tantissimi sottogeneri, che si sono articolati nel corso del tempo. Alcuni di questi sono particolarmente bizzarri e strani, per fare qualche esempio: la sailorwave, una combo tra canzoni disco giapponesi e le musichette di sottofondo delle trasformazioni di Sailor Moon; la mallsoft, che riprende nello specifico la musica da centro commericale; l’ocean Grunge, tra delfini punk e uno stile musicale vicino al grunge ed infine la Simpsonwave, i cui protagonisti sono proprio i famosi Simpson, avvolti sempre dalla caratteristica atmosfera nostalgica.

Un mondo all’apparenza no-sense, ma che forse un senso lo ha, più di tanti altri generi musicali ad oggi fini a se stessi. Il Vaporwave infatti si presenta come una critica distopica al capitalismo. Questo è evidente anche dall’ assoluta inesistenza di copyright. Essendo l’internet il suo mezzo di diffusione principale, la musica può essere prodotta da chiunque in anonimato, senza alcun guadagno o riconoscimento. Una musica per tutti e di tutti. Il giornalista Adam Harper di Dummy Magazine sostiene che proprio nel termine “vaporwave” si celi un passaggio del Manifesto del Partito Comunista di Karl Marx in cui si dice che “tutti i solidi si sciolgono nell’aria”. Altri, invece, lo vedono come la risposta dell’era digitale al buon vecchio punk. Gli artisti Vaporwave sarebbero i ‘ribelli digitali’, coloro che ‘rubano’ senza troppi problemi la musica altrui, solo per manipolarla un po’. Ecco che a vestire con giacche di pelle e borchie non saranno più le persone, ma i computer stessi, cui viene affidata la parte di protagonisti nel microverso della scena Vaporwave. La forte presenza delle pubblicità è una critica celata allo sfrenato consumismo degli anni ’80.

Vaporwave è sinonimo di trash? Molto spesso tutto ciò che viene associato alla cultura meme automaticamente viene etichettato come trash – sinonimo di spazzatura, in inglese – poiché senza uno scopo ben preciso se non quello di intrattenere chi lo guarda, senza contenuti particolarmente rilevanti. Eppure con questa visione leggera e auto-ironica delle cose la Vaporwave ci porta, al tempo stesso, ad operare uno sguardo relativamente critico sulla realtà che ci circonda.  Il sarcasmo verso il capitalismo, il cinismo verso gli obiettivi sempre prefissati e mai raggiunti dalle utopie delle decadi passate, il consumismo, il desiderio di evadere, il ruolo ormai fondamentale di Internet nelle nostre vite, la globalizzazione. Sono tutti temi che si celano dietro l’universo pastello delle immagini e della musica Vaporwave. Universo di cui potremo ancora sentir parlare in futuro perché in continua evoluzione ed espansione. Stay tuned. Stay Vaporwave.

 

Elisabetta Ciavarella

Elisabetta, per gli amici assolutamente non Betta. Divoro libri a colazione, manuali di Anatomia a pranzo, a cena invece preferisco il cibo vero. Quando non scrivo, penso, quando non penso, scrivo. Credo fermamente nell'esistenza degli universi paralleli, nell'auto-ironia, nei numeri primi, nell'utilizzo corretto della punteggiatura, nel potere della Forza, nel numero 42, nell'equazione di Dirac, negli ossimori e nella serendipità. Mi piace definirmi senza troppe definizioni.