Vatileaks: libertà di rubare?

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Vatileaks 2, il Ritorno dei Corvi: ruba, scrivi, vendi. E hanno pure il coraggio di chiamarla libertà di stampa…

In Italia non è semplice spiegare alla gente cosa sia la libertà di stampa e di informazione. Scusate, mi correggo: forse è più semplice spiegarlo alla gente comune che ai professionisti della notizia facile. Già, perché in Italia non sono solo gli autori di “acclamati” best-seller e gli “scrittori” improvvisati in cerca di quattrini a confondere l’articolo 21 con gli Articolo 31, ma anche stimati direttori e redattori di importantissime testate nazionali.

Un po’ di ornitologia: oggi, in Italia, i ladri li chiamiamo “corvi”. Ricordi di un passato triste, neanche troppo lontano. A me sembrano più avvoltoi o, quantomeno, pica pica. Attirati da impercettibili luccichii, ti si intrufolano in casa dalle finestre, ti osservano da minuscoli spioncini, ti ascoltano attraverso i muri, ti spiano come fossero agenti della Stasi. E poi scrivono, copiano, stampano. Vendono. Sì, vendono tanto, perché purtroppo esiste pur sempre un pubblico famelico a cui dare in pasto fiumi di parole (ricordate i Jalisse?) senza senso, senza logica e senza anima. Basta usare il sapiente lessico del sospetto antistorico e anticlericale (segreto, oscurantismo, Medioevo, Ior, Inquisizione) e la frittata è fatta. Prendete poi una casa editrice famosa, un titolo ad effetto, e alla frittata potete aggiungere anche due asparagi e un po’ di ricotta. Buon appetito!

In Italia, sono tanti a credere che sia questa la libertà di stampa. Che sia sacrosanto organizzarsi in segreto, piazzare cimici e videocamere, forzare serrature e sistemi informatici, violare ogni regola deontologica e morale che possa esistere, in nome del diritto di informare ed essere informati. In pratica, il diritto di rubare e rivendere: ricettazione di informazioni che, per chissà quale imperscrutabile ratio giuridica, dovrebbe essere non solo tollerata, ma anche promossa.

E così risulta quasi normale, in Italia, che l’ennesimo scandalo Vatileaks diventi lo scandalo di chi “mette sotto processo la libertà di informazione” e non lo scandalo di chi ha commesso reati al mero fine di servire Mammona, magari approfittando della fiducia che solitamente si ripone in chi si considera amico, fratello. Risulta quasi normale che ci si dimentichi di cosa si sia rubato in Vaticano: non informazioni gelosamente nascoste da avidi cardinali sotto mattonelle d’oro, ma dati raccolti da chi aveva il compito di scovare e reprimere eventuali fenomeni di corruzione per volontà di quella stessa Chiesa oscurantista e medievale che oggi si vuole, ancora una volta e a tutti i costi, criticare e destabilizzare.

Siamo sicuri che quegli stessi italiani che stavano per condannare Erri De Luca in un processo-farsa, che hanno condannato ed emarginato Giovannino Guareschi, che quasi sistematicamente hanno tentato di mettere a tacere le opinioni scomode, avranno ancora una volta una lezione di civiltà da chi ha sperimentato e sperimenta realmente, ogni giorno, la libertà di dire e pensare ciò che si vuole.

La libertà di chi non si limita mai a condannare, ma si sforza sempre di perdonare.

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.