Verità e democrazia: un’alleanza possibile

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Noi tutti, a un’ipotetica domanda su quale sia la forma di stato migliore possibile, risponderemmo la democrazia. Perché? E’ una conquista della nostra cultura, un valore per cui in tanti hanno lottato e in difesa del quale molti sono morti. Infatti essa ha segnato una pietra miliare della nostra civiltà occidentale, intesa come partecipazione di ogni cittadino alla cosa pubblica, direttamente o eleggendo i propri rappresentanti in Parlamento. In democrazia, infatti, il grande protagonista è il popolo, chiamato ad essere responsabile in prima persona del mondo in cui cammina, soffre e spera. Per questo suo carisma la democrazia ha da sempre scelto come suo caposaldo il principio di maggioranza, ovvero quello per cui ciò che la maggioranza decide diventa legge.

La Legge (diritto positivo), a sua volta, stabilisce cos’è il giusto e lo sbagliato, l’obbligo e il divieto, il legittimo e l’irregolare, fissa la gravità di un reato e i diritti dei lavoratori, i principi fondamentali e quelli accessori. E, in democrazia, questa Legge è emanazione (più o meno diretta) del popolo – sia esso l’antico concetto di agorà, come riunione di persone, o un parlamento. Allora sorge spontaneo un dubbio, una perplessità: e se il “popolo”, o la maggioranza di esso, non conoscesse il giusto e lo sbagliato, se scambiasse l’uno per l’altro?

Molti dei filosofi antichi si sono posti questa domanda, vedendone la soluzione talvolta come di ostacolo ad una vera democrazia, governo del popolo. Platone ad esempio, teorizzando la sua Repubblica credeva che il potere, e di conseguenza la responsabilità per la società tutta, dovesse essere nelle mani dei filosofi, che altro non erano che i sapienti, cioè coloro che conoscevano il Bene e potevano operare, agire e decidere secondo Giustizia. Nei secoli il dibattito si è sviluppato, ha assunto forme e argomenti sempre più complessi e articolati, ma la domanda-cardine rimane. Si può parlare di verità in democrazia? Può avere significato parlare di una verità, intesa come caposaldo su cui tutta la legislazione, tutto il modus vivendi, tutto lo Stato poggia, una verità non barattabile né negoziabile? E, soprattutto, è possibile oggi, in questo secolo dove nulla sembra essere decidibile una volta per tutte e dove lo slogan di “la verità è un punto di vista” è sempre più prepotente?

Effettivamente, in una democrazia nella sua forma pura, parrebbe non esistere un modo per conciliare Stato e Verità; se, infatti, il vero e il giusto si decidono nel dibattito di volta in volta, non è pensabile che contemporaneamente esista e sia ammessa una verità da cui nulla possa prescindere. E se, al contrario, qualcuno pensasse di disporre della verità senza incertezze, non avrebbe alcun senso sottoporre le questioni più problematiche a referendum. Tuttavia, nessuno Stato odierno ha una forma democratica in senso stretto; anche la nostra Costituzione non è, come spesso si dice, “democratica”, bensì “liberal-democratica”. Non si tratta solo di un cavillo o di una formalità: l’aggettivo “liberale” ci parla di uno Stato, di una Costituzione, in cui i cittadini conservano dei diritti, che possiedono loro stessi per natura, e che lo Stato non può far altro che riconoscere. Ci sono dei diritti cosiddetti “naturali” ed indisponibili che, come tali, sono sottratti alla dinamica della “maggioranza”. Mi riferisco ai diritti alla salute, all’uguaglianza davanti alla legge, alla libertà religiosa, all’integrità fisica, alla vita. Su tutti questi aspetti lo Stato non agisce per decisione o concessione ma ammette, riconoscendola, l’esistenza di questi diritti, insiti nell’individuo in quanto essere umano, e li tutela, garantendoli. L’articolo 2 della Carta Costituzionale recita infatti quanto segue: “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo […]”.

Il dibattito democratico, allora, prosegua, venga approfondito e migliorato in forme e contenuti, ma non perda il suo orizzonte, quello dei diritti umani, primi tra tutti quello alla vita e a un’esistenza libera e dignitosa. Ridotta infatti a mera procedura, modalità per giungere alle decisioni, senza riferimenti ben saldi, anche la democrazia rischia di degenerare e andare contro l’obiettivo che si era proposta inizialmente, ovvero il bene degli uomini e la ricerca della giustizia.

Una ricerca che la democrazia ci propone di intraprendere non isolati, ma con altri, altri volti, uomini e donne, con i quali poter crescere nel rispetto e nel confronto, consentendo alla verità di emergere nel dibattito e di farsi largo tra le menti e le coscienze di tutti, mai imponendosi con una prepotenza che ne annulli la libertà.

 

Mi piace scrivere e leggere tutto ciò che stuzzica la mia curiosità, motivo per cui ho deciso di studiare Fisica. Amo la musica, in particolare quella classica: suono il pianoforte e canto come soprano in un coro da camera.