Viaggerò con te

0

Rachael Jacobs è comodamente seduta in treno quando le si affianca una donna. Rachael non conosce il suo nome, è una perfetta sconosciuta, non sa nulla di lei. O forse sì, dal velo che la donna indossa qualcosa può intuirlo: probabilmente è musulmana. Ed è proprio il velo, il suo hijab, che la donna inizia silenziosamente a togliersi. Perché lo fa? Per vergogna, per paura che gli altri passeggeri possano fare commenti sgradevoli? Rachael sul momento non dice nulla, ma quando il treno arriva in stazione e la donna scende, le corre dietro e la ferma, dicendole: “Mettilo di nuovo. Camminerò con te”. La donna scoppia in lacrime e abbraccia Rachael per alcuni minuti; poi, da sola, se ne va.

La storia di Rachael, raccontata brevemente da lei stessa in un post su Facebook, ha fatto presto il giro del web, ed è stata la scintilla che ha dato origine a un movimento di supporto che coinvolge migliaia di persone diverse. Infatti una ragazza australiana, Tessa Kum, ispirandosi alla vicenda di Rachael, ha deciso di mettersi all’opera per creare una campagna di solidarietà nei confronti di tutti i musulmani in Australia che temono un “rigurgito anti-Islam” da parte dei loro concittadini. Questa paura si è palesata in seguito al recente attacco terroristico, durante il quale un uomo armato ha fatto irruzione in una cioccolateria di Sydney a ha affisso a una finestra del locale una bandiera recante scritte in arabo, per poi prendere in ostaggio diciassette persone. Vicenda che si è drammaticamente conclusa con la morte di due innocenti e dello stesso sequestratore.

Cos’ha deciso di fare allora Tessa Kum per dimostrare il proprio sostegno? Ha dato forma alla sua idea nella maniera più efficacie e veloce possibile: attraverso il web, e in particolare Twitter, dove l’hashtag creato dalla ragazza, #illridewithyou (letteralmente, “viaggerò con te”) è presto diventato un simbolo di solidarietà nei confronti di tutti i musulmani australiani che non si sentono sicuri a viaggiare da soli. Migliaia di persone hanno subito aderito al neonato progetto, offrendo la propria disponibilità a incontrare persone musulmane nelle stazioni ferroviarie e ad accompagnarli durante il loro viaggio. La stessa ferrovia di Sydney, attraverso il proprio profilo Twitter, ha pregato coloro che utilizzano il tweet #illridewithyou di essere precisi negli orari e nei punti di ritrovo, per far sì che sia veramente utile a chi ne ha bisogno, e non diventi semplicemente qualcosa da scrivere sui social network per essere “popolare”. Perché, dopotutto, è così semplice aiutarsi l’un l’altro: bastano poche parole, come quelle scelte da Tessa; è sufficiente un gesto, come quello di Rachael in stazione. La vera sfida è combattere la paura, quella paura che ci fa perdere la ragione, perché quando si raccontano certe storie sembrano sempre realtà lontane anni luce dalla nostra, e non ci rendiamo conto che invece sono qui, ad un passo da noi. Ecco perché colpisce la spontaneità del gesto di queste persone, che insieme sono riuscite ad essere più forti della paura stessa. È fondamentale essere consapevoli di quanto possiamo fare, seppur nel nostro piccolo, per dimostrare agli altri la nostra solidarietà e far capire loro che non sono soli.

Articolo scritto da Francesca Sartori

Cogitoetvolo