Viaggio verso il Nord

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“Cara madre,
quando leggerai questa lettera, probabilmente sarò al finestrino di un aereo ad ammirare, tra una nuvola e l’altra, la bellezza della nostra penisola; valicherò le Alpi, volerò sulle verdeggianti pianure tedesche, e poi giù, dritto su di un’isola, ben diversa dalla nostra e tutto un mistero da scoprire: la maggiore delle isole danesi, culla di Copenhagen e cuore della regione scandinava.

Mi rattrista averti tenuto all’oscuro dei miei progetti e comunicarteli così, ma sono sicuro che tu, madre mia, che sin da quando ero un piccolo diavolo alla ricerca di infiniti perché, o quando ero un adolescente alle prese con le turbe proprie dell’età, e poi durante il mio aspro percorso di studi universitari, hai sempre avuto la parola giusta, ben pesata, e mi hai sempre conosciuto meglio di chiunque altro, saprai comprendermi.

Ho deciso di scappare per un po’ dalla monotonia opprimente che ha assunto la mia vita, senza far sapere nulla a nessuno, volendo evitare qualsiasi tipo di condizionamento esterno alla mia decisione. Ho deciso di dileguarmi, appunto. Nel più silenzioso segreto, senza recar disturbo alcuno, per ritrovare me stesso. Per tornare a meravigliarmi della semplicità, per ritrovare la bellezza e la grazia in questa quotidianità.

Sai, madre mia, in questi anni ho imparato che ogni tanto dobbiamo cambiare prospettiva, provare a guardare le cose da angolazioni diverse; e io oggi voglio provare a guardare da lassù, da quelle fredde regioni, il mio mondo, per riscoprire la bellezza che nasconde.

Quasi pretendevo di avere piena conoscenza di questo mondo e delle persone che lo popolano, mi arrogavo il diritto di giudicarle… Ed è stato quando ho preso coscienza di ciò che ho realizzato che mi avrebbe fatto bene cambiare inquadratura per un po’. Thoreau dice che molti uomini hanno vita di quieta disperazione. Mi stavo rassegnando a questo; mi stavo rassegnando a tanta bassezza. Ma adesso non ci sto. Mi ribello. Voglio osare. Voglio cercare nuove strade.

Con affetto,

tuo Marco ”

Poggiai lentamente la lettera sul tavolo. Sembrava pesare quanto un macigno.

Era ormai tardi. Dopo due ore l’aereo sarebbe decollato. Raggiunsi la macchina e cominciai a far strada verso l’aeroporto. “È follia?”, chiedeva il mio cuore. “Sì” rispondeva; e tra sé sogghignava.

Uno sconosciuto brivido di felicità mi attraversò la schiena.

Un universitario alla scoperta di sè e del mondo. Ama stare in mezzo alla gente. Il suo sogno? Diventare uno scrittore.