Vita di Pi (il film)

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Un film di Ang Lee. Con Suraj Sharma, Irrfan Khan, Tabu, Rafe Spall, Gérard Depardieu. Titolo originale: Life of Pi. Durata: 127 min. Paese: Cina, Usa 2012. Produzione: 20th Century Fox. Data di uscita: 20 dicembre 2012. Target: 11+.

Pi è un ragazzo indiano amante della natura e della matematica, intelligente e curioso. Ma quando la sua famiglia decide di trasferirsi in Canada, insieme agli animali dello zoo da loro gestito, la vita di Pi cambierà completamente: la nave su cui stavano viaggiando affonda e il ragazzo si ritrova su una scialuppa con l’animale più feroce dello zoo, la tigre Richard Parker …

Qual è il rapporto dell’uomo con la natura? Qual è il senso della vita e delle sue sofferenze? Cos’è il male? Esiste Dio?

Sono queste alcune delle domande a cui il regista Ang Lee tenta di dare una risposta attraverso la trasposizione cinematografica del romanzo visionario e complesso di Yann Martel.

Il risultato è a dir poco sorprendente: sfruttando una storia avventurosa in tipico stile Robinson Crusoe, Ang Lee ci prospetta una full immersion nella natura selvaggia, con scene ad ampio respiro e ai limiti del surreale, sfruttando i paesaggi taiwanesi, così cari al regista, e con un utilizzo sapiente della computer graphics.

Il film è un vero e proprio inno alla natura, che viene colta nella sua dimensione più essenziale, senza i filtri della modernità: l’Oceano Pacifico viene ritratto nella sua immensità maestosa e terribile, affascinante e inesplorata. Una natura madre e matrigna, che nutre e che distrugge, che dona la vita o la morte. E non c’è nessuno migliore di un personaggio come Pi per impersonare l’amore e il rispetto proprio per questa particolare visione della natura. Pi viene rappresentato come un eroe a tutto tondo, senza macchie o oscurità. Non a caso, è un eroe nato e cresciuto in India, “in uno dei luoghi più belli del mondo”, dove tra mille templi, mille colori e luci, l’uomo riesce a trovare una sua dimensione, umana e spirituale, lontano dai condizionamenti e dai conformismi della società occidentale.

Pi, infatti, è un ragazzino straordinariamente intelligente e acuto, amante degli animali e, proprio per questo, devoto al raffinato culto del vegetarianismo. E sarà proprio questo estremo rispetto degli animali, rispetto che lo spinge a non cibarsi nemmeno della loro carne, che porterà Pi a sopravvivere non solo alle insidie del naufragio e del mare aperto, ma anche a stabilire un legame con la feroce tigre Richard Parker, imparando a capirne desideri e timori, stabilendo un’empatia tale da sembrare quasi umana.

Pi, durante i suoi mesi di naufragio, riesce ad instaurare un imponente e quasi prepotente dialogo con la natura che lo circonda, imparando convivere con l’eleganza e l’irruenza del grande felino e spingendosi sino ai confini delle possibilità umane.

Come Robinson Crusoe, trova nella scrittura l’unico mezzo per non impazzire, un modo sicuro e immediato per scandire il passare dei giorni, per non immalinconirsi nella solitudine, per tenere la mente vigile e fresca.

Ed esattamente come il personaggio partorito dalla fantasia di Daniel Defoe, anche Pi dà una ferma e risoluta risposta alle sofferenze che gli hanno rivoluzionato la vita. Tutto acquista improvvisamente un senso, secondo Pi, solo se si ammette, senza alcuna riserva, l’esistenza di Dio. Il Dio di Pi è un Dio universale, l’unico in grado di dare un senso alla sofferenza e alla vita che sembra, in apparenza, destinata a concludersi in un abisso oscuro e terrificante come gli abissi su cui naufraga Pi.

Il finale dubbio dona alla storia quell’aura di mistero e di sospensione che costituisce la giusta conclusione di un’avventura ai limiti della fantasia.

 

Amo studiare le lingue straniere, ascoltare musica, viaggiare e, naturalmente, leggere. Amo in particolare i classici del passato, poiché sono convinta che solamente conoscendo il pensiero di chi ha vissuto prima di noi, possiamo capire e interpretare nel modo migliore il mondo in cui viviamo.