Vivere e non vivacchiare

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Spesso, commentando il comportamento di molti giovani, le persone, forse in modo anche un po’ troppo semplicistico, affermano che “i ragazzi di oggi” non hanno più valori, non hanno nulla in cui credere, non hanno nessun interesse vero all’infuori del divertimento. Ma è davvero così? La letteratura e la filosofia per anni hanno cercato di darci, o in alcuni casi almeno di suggerirci, un indirizzo etico, perché fin dall’antichità gli uomini hanno riconosciuto quanto sia importante vivere seguendo una condotta. Sin da quando esiste la civiltà ci si è resi conto che la nostra vita non può essere considerata un mero insieme di bisogni biologici: il nostro scopo non è semplicemente quello di mangiare per preservare la nostra sopravvivenza e per mettere la continuazione della specie umana. Ogni uomo ha innanzitutto la capacità di ragionare, di decidere cosa fare per vivere in modo felice e completo la propria esistenza e per riuscire a vivere e a stare bene insieme agli altri. È così che inevitabilmente si sviluppa in ognuno di noi il senso di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, l’idea del bene e del male. Nel percorso della vita non siamo soli e sono proprio le persone che ci circondano ad influenzare il nostro cammino, ad indicarci le vie che potremmo seguire e che, poi inevitabilmente influenzano la scelta di quelli che saranno i nostri valori. È dalla nostra famiglia che ci vengono le informazioni più importanti, è dalla scuola che possiamo imparare a scindere ciò che è buono da ciò che è cattivo, è dalla società che veniamo contaminati da idee, ideologie e modelli di vita. E’ dunque importante che i giovani abbiano una morale e forse è vero che a volte essi sottovalutano il loro ruolo e collegano la morale ad un insieme di proibizioni, ma è nella loro buona condotta che si cela la speranza del mondo. Jonas parla di un’etica della responsabilità e forse è proprio questo quello di cui dobbiamo parlare. Il comportamento di oggi, le azioni di oggi, infatti, segneranno profondamente il domani e solo i ragazzi possono cambiare questo mondo e questo meccanismo sociale. I giovani vogliono essere responsabilizzati, vogliono contare, essere protagonisti. La mentalità del nostro tempo ci dice che non esiste nulla di definitivo: tutto muta, e anche molto velocemente. “Cambiare” è diventata, in molti casi, la parola d’ordine, l’esercizio più esaltante della libertà, e in questo modo anche voi giovani siete portati spesso a pensare che sia impossibile compiere scelte definitive, che impegnino per tutta la vita. Ma è questo il modo giusto di usare la libertà? E’ proprio vero che per essere felici dobbiamo accontentarci di piccole e fugaci gioie momentanee, le quali, una volta terminate, lasciano l’amarezza nel cuore? Oggi viviamo in un contesto culturale che non favorisce rapporti umani profondi e disinteressati, ma, al contrario, induce spesso a chiudersi in se stessi, all’individualismo, a lasciar prevalere l’egoismo che c’è nell’uomo. Ma il cuore di un giovane è per natura sensibile all’amore vero (Benedetto XVI). Spesso si fanno paragoni, critiche, generalizzazioni, che sempre più spesso vengono rivolti all’adolescenza che sembra una categoria a parte della società di oggi, considerata “particolare” alla stessa stregua di un qualunque strano fenomeno, invece di essere ritenuta la normale faccia di uno stadio della vita. Si parla di giovani senza ideali, senza valori, addirittura senza sogni, e non si può non rimanere delusi se penso che ormai questo è diventato il nostro ritratto, il segno che ci contraddistingue dai “giovani di un tempo”, capaci evidentemente di riuscire a urlare i propri sogni così ad alta voce da non esserne considerati privi. Non ci accontentiamo di cose fugaci! È questo “l’errore” che oggi spesso noi giovani facciamo: forse molti di noi preferiscono vivere in silenzio; forse preferiamo sognare nel buio della nostra stanza, tenendoci tutto per noi, magari per la paura di essere giudicati. Forse si sbaglia a giudicare guardando solo un aspetto della realtà, e a farlo con gli occhi di chi l’ha già vissuta in condizioni storiche ed esistenziali diverse. Bisogna smettere di ricordare da nostalgici quello che è stato il passato, considerando che sono cambiate non solo le persone, ma anche l’intero meccanismo che lo reggeva. Insomma, oggi è tutto diverso, si deve guardare la realtà per quella che è. Vero è che questa è il frutto del passato. Noi siamo in grado di cambiare le sorti del mondo, e questo ci deve portare a sognare e ad avere forti ideali. Io sogno, credo fermamente nei miei ideali, ho in molti adulti, come i miei genitori, punti di riferimento, e non mi sento affatto un’eccezione.  

Laureato in scienze della comunicazione e si occupa di comunicazione e relazione con i media in vari campi: scrive su Chiesa, giovani, cultura e società. E' formatore al centro Elis, di ragazzi delle scuole superiori. Ama molto stare con i giovani ed è molto appassionato del mondo degli adolescenti.