Voci di questa estate

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L’estate sta finendo ed è dunque tempo di bilanci, di verifiche, di vedere se le aspettative hanno avuto risposta e si può riprendere l’anno con serenità e senza rimpianti inutili. Sembra che non si sia abituati a fare un po’ di revisione e che i giorni passino indifferenti e così pure le stagioni; poi arriva un altro anno e di nuovo l’estate, e così tutto ricomincia con il rischio di aver fatto pochi progressi, che tutto sia rimasto com’era non perché è davvero così, ma perché non ci si è fatto caso.

Molti vivono in pieno l’estate, si buttano in tutte le “avventure”, cambiano il giorno con la notte, creano decine e decine di quelle che chiamano “situazioni”, si “ubriacano” di sole (e non solo purtroppo), fanno un gran numero di nuove conoscenze, si fidanzano e “sfidanzano” a tempo di record. Sarà stata un’estate felice? Se sì, quale felicità?

Altri, senza essere extraterrestri, passano l’estate non in pieno ma “in pienezza”, mantenendo ritmi più umani, viaggiando anche per cultura, rilassandosi con un buon libro, godendosi mare e sole, non perdendo di vista la famiglia e i vecchi amici, creando nuove relazioni significative, dedicandosi agli altri con attività di volontariato, pensando a se stessi con tempi di ritiro e campi di formazione. Si tratta non solo, dunque, di aver vissuto un’estate bella ed intensa, ma di aver scelto il cambiamento, di aver tenuto d’occhio un progetto o almeno un’idea guida, di essere stati se stessi con tutti i pregi e i difetti, le gioie e i dolori, le paure e le attese.

Mara scrive: «Questa estate è stata esattamente come non la volevo! Ma perché sempre a me, mi chiedo spesso? Tutti i miei amici sono svaniti nel nulla e non gliene importa un fico secco della mia esistenza. Tutti voi vi chiederete perché non vai in vacanza con i genitori? Ma chi ne ha voglia? Voglio i miei amici, ma lo so che non verranno; sono occupati con la loro vita personale, ma allora che amici sono?». Già, chissà cosa desiderava Mara all’inizio dell’estate, ma i desideri rischiano di restare tali se non ci si mette all’opera, se non ci si scommette nelle cose, specialmente nelle amicizie vecchie e nuove. C’è chi – come Carlo – scrive: «Questa estate è stata uno spettacolo, mi sono lasciato con la mia ragazza verso l’inizio di agosto, giusto in tempo per organizzarmi la vacanza insieme ad un amico. Non posso lamentarmi!». Sì, un vero spettacolo, quasi da giornale scandalistico da spiaggia. C’è Paolo che dà un voto alla sua estate: «Devo dire che questo è il primo anno che davvero ho passato un’estate pessima. Non sono riuscito ad andare al mare, non mi sono abbronzato, non ho fatto niente! Insomma la mia estate è da voto 4». Tra i pensieri più gettonati ci sono quelli simili al seguente anonimo: «È volata anche questa! Dura troppo poco! Al mare non c’è più nessuno e le giornate si stanno accorciando! Giovedì inizio anche a lavorare, che tristezza!».

L’estate dovrebbe essere il tempo del ricrearsi, del riposo dopo le fatiche di un anno, del prendersi cura di sé e degli altri, un periodo che porti grinta e fortezza per iniziare un nuovo anno sociale, scolastico, lavorativo. Fortunatamente c’è ancora qualcuno che lo pensa e che dà un po’ di speranza come Alessandra: «Non voglio lamentarmi. C’è chi non sa neanche cosa siano le vacanze e io non sono nessuno per disprezzare o fare lagne. Chi fa grandi cose non riesce ad apprezzare i piccoli gioiosi momenti. Io il ferragosto l’ho passato con mio fratello, in terrazza a parlare e con il mio cane, e non credo possa esistere miglior ferragosto di questo». Così una “storia” si incontrerà con mille altre, note e sconosciute, ma tutte straordinariamente e unicamente significative come la riflessione di Giorgia: «Grazie a chi ha voluto condividere con me una parte importante della sua vita, grazie a chi mi ha ascoltato, grazie a chi ha visto le mie lacrime e a chi ha visto in me “germi di qualcosa di più”, grazie a chi ci ha ascoltate per strada, grazie a chi mi prendeva un po’ in giro e a chi ho preso in giro, grazie a chi mi ha regalato un sorriso o una risata, grazie a chi ha cantato e suonato con me».

Ufficialmente Prof. di Lettere in un liceo di Catania, quando mi tolgo gli occhiali, entro in una cabina telefonica e indosso una tuta col mantello sono anche giornalista, scrittore e educatore...o forse è il contrario?! Sicuramente mi piace vivere con i piedi per terra, lo sguardo in cielo e le maniche rimboccate per agire.