Ivanhoe

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Un romanzo su cui grava il peso di una grande responsabilità, derivante dall’ essere capostipite di un genere letterario destinato a riscuotere un vasto successo nei secoli a venire: quel “Romanzo Storico” di cui Walter Scott può vantare la paternità senza rischio di rivendicazioni, in cui storia e invenzione letteraria hanno la possibilità di fondersi mirabilmente.

Dato alle stampe nel lontano 1819, considerato il suo immeditato e sconfinato successo, divenne il primo vero best seller della letteratura moderna, catalizzando su di sé l’attenzione di un intero movimento letterario, quello romantico, che proprio in quegli anni raggiungeva il culmine della sua esperienza (il libro fu fonte d’ispirazione per I promessi sposi di Manzoni). Ed è proprio attraverso il filtro della visione romantica del mondo che va inquadrato questo capolavoro. Il passato, in opposizione all’ illuministica idea di progresso, appare più romantico del presente, dal quale anzi si tenta di fuggire, così intaccato – soprattutto nella contemporanea Inghilterra – dalla scomoda e nuova presenza di grigie fabbriche che deturpano città invase da masse anonime di lavoratori.

E’ in un passato storico-mitico che va ricercata l’essenza profonda dell’umano. Scott decide così di presentare al lettore un’Inghilterra verde, gloriosa, soffusa si potrebbe dire, su cui aleggia un’aurea misticheggiante, degna di essere cantata da giullari e menestrelli. Un’Inghilterra ancora in fase di gestazione, al cui interno cozzano, come un miscuglio eterogeneo, le due popolazioni dalla cui unione sarebbe poi nata la sua odierna identità culturale: quei Normanni (invasori) e Sassoni (invasi) indisposti – nel periodo di narrazione della storia – a fondersi tra loro; anzi, ostinati a covare l’un l’altro un astio inveterato.

L’azione si incastona in un periodo già ben noto al grande pubblico, alle cui orecchie erano giunte, dai racconti o dalle canzoni popolari, le gesta del fiero Riccardo Cuor di Leone e del suo meschino fratello Giovanni, o ancora di Robin Hood, fra’ Tuck e della sua compagnia di briganti;  ben era a conoscenza inoltre delle Crociate che si svolgevano sullo sfondo, in terre lontane e sconosciute,  e del misterioso ordine dei Templari. Tutti elementi che si fondono armoniosamente in questo romanzo, dando vita ad una vicenda che concilia il rigore della ricerca storica con le aspettative dell’avido lettore, bramoso di inaspettati colpi di scena, affascinanti cospirazioni, ma anche di personaggi che si impongano per la loro magnanimità; e nemmeno di questi sente la mancanza.Indelebili le figure delle due fiere donne, Rebecca e Rowena, dei valorosi cavalieri, Riccardo, o lo stesso Ivanhoe (un protagonista insolito, tra l’altro, poiché poco presente; per non dire quasi del tutto assente). Ma non mancano neanche personaggi umili che, per la loro fedeltà al padrone, per la loro integrità morale, ottengono onori al pari dei loro grandi signori. Scott non si limita a presentare quei personaggi che incarnano alla perfezione i dettami della cavalleria (tali esempi non mancano), indugia similmente su figure di secondo piano, che sfuggono ai capoversi dei libri di storia. Il porcaro Gurth e l’esilarante giullare Wamba non possono non conquistare la simpatia del lettore, insieme, ovviamente, alla già ben nota figura di fra’ Tuck, religioso sui generis che con la sua insolita, e poco raccolta, vita eremitica non può far altro che suscitare accondiscendenti risate.

L’opera potrebbe essere paragonata ad un grande affresco. L’autore, come un pittore, dispiega un’affascinante vicenda, soffermandosi sugli elementi che più gli interessano, soprattutto sull’umanità dei personaggi, fermamente convinto della continuità interiore che ci lega ai nostri antenati. “Le passioni, le fonti da cui scaturiscono in tutte le loro espressioni, sono generalmente le stesse in tutte le classi e in tutte le condizioni, in tutti i Paesi e in tutti i tempi; ne consegue direttamente che le opinioni, i modi di pensare, gli atti, per quanto influenzati da particolari condizioni della società, devono tuttavia avere nel complesso forti somiglianze fra loro. Il complesso dei loro sentimenti e dei loro affetti doveva dunque svolgersi nelle stesse generali proporzioni di quanto avviene oggi”.  Una rievocazione del passato quindi lungi dall’essere  lasciata là, inerte, lontana; ma, al contrario, usata come pietra di paragone per analizzare il presente.

Un libro imperdibile, dunque,  soprattutto accessibile a chiunque; anzi, proprio i ragazzi più giovani potrebbero meglio goderne. La narrazione è leggera, intrigante, la dovizia narrativa non spazientisce e consente al lettore di compiere un affascinante viaggio tra verdi vallate, arcigni manieri traboccanti di dame, cavalieri, monaci, templari e giullari.

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Ivanhoe
Autore: Walter Scott
Genere: Classici
Editore: Garzanti
Età minima consigliata: 13 anni
Pagine: 500

Studente del terzo anno di Lettere Classiche. Innamorato della natura, della letteratura e di tutto il bello che l’uomo ha creato, crea e – speriamo – creerà.

  • Federicaa

    Un romanzo assolutamente fantastico, in tutti i sensi! Cinquecento pagine che volano via con assoluta leggerezza e rievocano un passato leggendario che fa letteralmente sognare.
    Bellissima recensione, sei davvero bravo!