War Horse

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Un film di Steven Spielberg. Con Jeremy Irvine, Emily Watson, Peter Mullan, David Thewlis, Benedict Cumberbatch. Sceneggiatura: Lee Hall, Richard Curtis. Fotografia: Janusz Kaminski. Montaggio: Michael Kahn. Musiche: John Williams. Produzione: Amblin Entertainment, The Kennedy/Marshall Company, DreamWorks. Distribuzione: Walt Disney Company Italia. Paese: USA: Anno: 2011. Durata 146’.  Uscita: 17/02/2012.

Durante la Prima Guerra Mondiale, un ragazzo inglese, parte per il fronte francese alla ricerca del suo amato cavallo Joey, venduto dal padre alla cavalleria britannica. Sarà l’inizio di una grande avventura …

Nella quiete provinciale del Devonshire c’è una casa, immersa nel verde, con il camino costantemente acceso e dove un’oca dispettosa allontana sempre – senza troppi complimenti – chi gli sta antipatico. In questa parte dell’Inghilterra sud-occidentale le nuvole, a volte cariche di un grigio piombo minaccioso altre volte di un bianco candido, cambiano continuamente forma sotto un cielo di un azzurro leggerissimo. Qui vive Albert con la sua famiglia, costantemente in lotta con i capricci di una natura spesso matrigna per conquistarsi il raccolto che possa dare loro la possibilità di pagare l’affitto. Albert – interpretato dall’esordiente Jeremy Irvine – è il figlio che tutti i genitori vorrebbero avere e che tutte le ragazze vorrebbero sposare. E’ bello, forte, leale, gentile – a tratti malinconico – ma con un gran cuore che sorride alla vita. “Ci sono grandi giorni e giorni insignificanti” : animato da questa certezza Ted, padre di Albert e interpretato da Peter Mullan, decide di spendere una fortuna (cinquanta ghinee) per comprare Joey, un purosangue bello e fiero, all’inizio non proprio adatto per dissodare i terreni per la semina. Ted, valoroso reduce di guerra e dalle gambe malferme, ama profondamente il proprio figlio, ma non riesce a diventare il padre ed il marito che avrebbe voluto essere a causa di un rimorso, che turba il suo cuore. Il tormento di chi, pur ripudiando la guerra, è stato costretto a combattere e a uccidere. Schiavo dell’alcol, nell’illusione di poter dimenticare questo dolore che non gli dà tregua, spera che questo cavallo possa dare una svolta positiva alla fragile condizione economica della sua famiglia. Il purosangue verrà domato da Albert e sarà questo l’inizio di una grande amicizia, di una profonda connessione tra un ragazzo e il suo cavallo – creatura semplice e istintiva – che non dimenticherà mai il suo valoroso padrone e il suo richiamo. L’arrivo della prima guerra mondiale, però, separerà i due per diversi anni: entrambi, ormai in guerra, ma divisi seguiranno strade parallele, per poi ritrovarsi inaspettatamente. Joey passerà da un fronte all’altro, trovandosi anche in mezzo ai due fuochi: rimasto intrappolato dal filo spinato nella terra di nessuno in mezzo alle trincee, riuscirà perfino a richiamare la solidarietà tra due soldati avversari, che non capiscono fino in fondo perché debbano considerarsi nemici. Finalmente incuranti delle divise che indossano, essi riusciranno a riassaporare la loro umanità collaborando insieme per liberare il povero e fiero cavallo indifeso, destinato a cambiare continuamente padrone: Joe passerà di mano da un coraggioso e valente ufficiale di cavalleria, a due sfortunati fratelli tedeschi per arrivare poi ad Emily dal destino già segnato fino al finale che tutti ci aspettavamo.

C’è però una costante in questo rapido alternarsi di persone, che si avvicinano anche solo per poco tempo a Joey: la loro bontà. Quasi a voler dire che soltanto un animo delicato può riconoscere la sensibilità di un animale così utile all’uomo. Durante la prima guerra mondiale i cavalli trainavano le ambulanze, i cannoni e le armi. Erano anche impegnati nelle cariche della cavalleria perché gli inglesi, ignari dei progressi della tecnologia tedesca, pensavano di vincere le battaglie con le cariche della cavalleria nella convinzione di poter spaventare il nemico e di farlo retrocedere, come ben racconta Spielberg nella scena dell’attacco all’accampamento tedesco. Durante la prima guerra mondiale oltre all’immenso e doloroso numero di vite umane perse, morirono nove milioni di cavalli. War Horse ci ricorda tutto ciò raccontando una intensa storia sulla famiglia, sulla amicizia, sulla generosità e sul senso della perdita.

Un film dal sapore antico (come quelli che si facevano una volta fra gli anni Quaranta e gli anni Sessanta) dove non troviamo trucchi digitali perché a Spielberg basta mettere in scena i sentimenti, quelli più autentici – ribellione, sdegno, passione, amicizia, amore, dolore e speranza – per dar vita ad un bel film (tratto dal romanzo di Michael Morpurgo da cui è stata tratto una interessante pièce teatrale di grande successo) che ricorda, sul davanzale di un tramonto incredibilmente rosa, come la determinazione che nasce dall’amore non conosce mai confini ed è sempre destinata a vincere.

 

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Giornalista. Membro della Direzione e Responsabile della sezione Cinema e TV.Scrive anche per Cronachedigusto.it, FoodieDrivers.it, Geapress - Agenzia di Stampa. Vincitrice della Borsa di Studio Norman Zarcone, assegnata dall'Ordine Giornalisti Sicilia