Warrior

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Un film di Gavin O’Connor. Con Joel Edgerton, Tom Hardy, Jennifer Morrison, Frank Grillo, Nick Nolte. Titolo originale Warrior. Azione, durata 130 min. – USA 2011. – M2 Pictures

Tom e Brendan sono due fratelli le cui strade si sono separate da tanto a causa del padre ubriacone, quando uno ha deciso di scappare con la madre e l’altro di restare dov’era per poter formare una nuova, vera famiglia con la donna della sua vita. Viene indetto un torneo di Mixed Martial Arts (MMA) che prevede un premio di 5 milioni di dollari. Brendan ha perso il lavoro, rischia di perdere la casa e di finire in mezzo alla strada con la moglie e le adorate figlie. Tom ha promesso alla vedova di un suo compagno caduto in guerra che non l’avrebbe abbandonata. Combatteranno i sedici migliori al mondo, e lo scontro tra i due sarà immancabile.

Cosa succederebbe se due fratelli che non si vedono da anni si rincontrassero sul tappeto di un ring, dove la vittoria dell’uno comporterà necessariamente la sconfitta dell’altro? Ed io spettatore, per chi dei due farò il tifo?

Ecco le domande che suscita la visione del trailer di questa pellicola e che sono rese ancora più vive durante il film stesso, dal momento che abilmente lo sceneggiatore ci porta ad empatizzare con entrambi i protagonisti. Nella storia, difatti, attrae particolarmente l’approfondimento delle loro vite private che occupa tutta la prima metà del film: cattura immediatamente lo spettatore il mondo di affetti del tenero Brendan che per la sua famiglia darebbe tutto, come ha già fatto in passato, e per questa è disposto a tornare sul ring a farsi picchiare. E ci torna nonostante l’opposizione della moglie, che però non viene messa da parte: con lei Brendan si confronta attraverso un dialogo costruttivo, in una famiglia in cui marito e moglie ancora riescono a comunicare.

Tom è invece un personaggio dalle tinte cupe, incuriosisce per l’alone di mistero che si genera attorno a lui: la sua storia passata viene svelata a poco a poco e il motivo per cui combatte verrà chiarito solo dopo la metà del film.

Il rapporto tra i due fratelli viene approfondito molto bene: entrambi sono accecati da rancori passati che non riescono a perdonarsi, come non riescono a perdonare il padre, che dopo una lunga astinenza dall’alcool ed una sincera conversione religiosa, cerca di redimere le sue colpe passate e di riconquistare l’affetto dei suoi cari.

Nonostante tutti questi spunti interessanti, la trama principale appare piatta: dopo l’evento dinamico della vicenda che porterà i due a prendere la decisione di salire sul ring (per Brendan è il licenziamento; per Tom neanche questo è molto chiaro), non avviene nient’altro di significante e, senza veri momenti di crisi, necessari per fare andare avanti una storia, ci ritroviamo catapultati in un finale che delude perché non aggiunge nulla a quanto detto fino a quel punto e non ci regala quel colpo di scena che aspettavamo da quando abbiamo cominciato a sbadigliare dopo venti minuti ininterrotti di scene di lotta.

Gli amanti del genere potranno in ogni caso apprezzare la maestria di Gavin O’ Connor nel girare le scene di lotta con la telecamera a mano. Il regista riesce a imprimere movimento e dinamismo alla scena, già resa realistica grazie alla bravura degli attori. E l’unica risposta del film è forse data proprio dalla lotta, dal misto di violenza e tenerezza che permea il finale e sembra suggerirci: la vita è fatta di luci ed ombre, e anche il dolore, lo scontro, può portare all’inizio di un nuovo incontro.

Neanche questo, però, riesce a convincere fino in fondo lo spettatore.
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Un universitario alla scoperta di sè e del mondo. Ama stare in mezzo alla gente. Il suo sogno? Diventare uno scrittore.