Watchmen

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Un film di Zack Snyder. Con Malin Akerman, Billy Crudup, Matthew Goode, Jackie Earle Haley, Jeffrey Dean Morgan.

Ottobre 1985. Un uomo precipita dall’alto di un palazzo di New York e una goccia di sangue macchia per sempre un sorriso. Edward Blake, il Comico, è morto, non è più tempo di scherzi.

Tratto dalla graphic novel di Alan Moore un colossale flop.
Zack Snyder, il controverso ma bravissimo regista di «300» porta sullo schermo una storia visionaria, ambigua, complicata, provocatoria e mal riuscita al tempo stesso. Nonostante ciò, bisogna riconoscere al regista del Wisconsin, il merito della raffigurazione del più cupo, introverso e cinico manipolo di supereroi mai apparso sullo schermo.

Rorschach, amico e collega dello scomparso Comico ora è inquieto; si è convinto che Blake fosse solo il primo della lista, qualcuno sta complottando contro gli avventurieri in costume e lui si deve affrettare ad avvertire gli ex compagni, ridotti all’inattività dal decreto Keene.

L’ambientazione riguarda infatti un 1985 immaginario in cui Nixon è al quinto mandato presidenziale, l’America ha stravinto in Vietnam e lo scontro nucleare con l’Unione Sovietica è solo questione di minuti. Insomma: un paese sull’orlo dell’esaurimento paranoico.

La vicenda di alcuni superuomini senza poteri (per cui umani) con un passato glorioso ma pieno di ombre che rende i protagonisti pieni di nevrosi fastidiose e deliri di onnipotenza.
Eccezione di questi strampalati supereroi, il Dottor Manhattan, ex scienziato ridotto a mostro sovrumano perché il nucleare è pericoloso, e anima in pena, spesso meditabondo su Marte in quanto abbandonato dall’amore. Il film, carico di troppe slow motion diventa ripetitivo, truculento, scioccante, osceno.

Anziché dare un messaggio positivo lo spettacolo termina lasciando nel povero fan fumettista, un terribile senso di angoscia e delusione.

 

Cogitoetvolo