White Xmas

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Cosa evoca in voi l’espressione White Christmas? Probabilmente, voglio essere fiducioso, quella dolce sensazione che cattura un po’ tutti quando il Natale è alle porte, il candore tipico delle festività natalizie. Bene, dimenticate i piacevoli momenti passati in famiglia, il senso di casa, di affetto, l’albero e il presepe, ed avrete un altro tipo di White Christmas.

Così infatti è stata nominata l’iniziativa di un comune lombardo in provincia di Brescia, Coccaglio. Una iniziativa a scopo benefico? Una tombola per gli anziani del vicino ospizio? No. Semplicemente una caccia all’immigrato clandestino in un paesino di 7500 abitanti (1500 stranieri), da tenersi nei giorni dedicati alle festività natalizie. I vigili del paese rastrelleranno le case degli immigrati al fine di accertarsi che siano state avviate le pratiche di rinnovo del permesso di soggiorno. In caso contrario, ovvia rimozione d’ufficio della residenza con conseguente espulsione. L’assessore alla sicurezza spiega: “per me il Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità". Da parte sua il sindaco specifica che non si sono avuti episodi di criminalità in paese, così da far sorgere dubbi su quale sarebbe stata la reazione del comune ad una delinquenza diffusa e cronica. Il risultato comunque sarà quello di avere tra i piedi meno immigrati clandestini e, quindi, più sicurezza, meno stupri, meno droga.

Sul nome dell’iniziativa niente da aggiungere, si commenta da sola con la sua carica di xenofobia e palese razzismo. Il Natale del resto non è la festa dell’accoglienza. Lo sa bene l’arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi, apostrofato più volte come “imam” e “amico dei rom” per le sue idee sull’accoglienza degli stranieri. Tettamanzi ha più volte chiesto il sostegno alla creazione di nuove aree di culto a favore dei musulmani, come indice di civiltà e di piena fratellanza, convinto che il problema sicurezza possa essere risolto solo così, con l’incontro tra culture, senza scontri. Non è dello stesso parere la maggioranza dei votanti al recente referendum svizzero contro la costruzione di minareti, le tipiche torri annesse alla moschee da cui i muezzin chiamano i fedeli alla preghiera.

Premesso che chi ha avuto modo di ascoltare questa “lagna” (come la definisce qualcuno) conferma che si tratta di canti molto suggestivi (le campane ci danno fastidio?), non si capisce il motivo di vietare le espressioni religiose di chi, a tutti gli effetti, fa parte del nostro popolo. Riconoscere che i musulmani non sono più una sparuta minoranza, non equivale a negare le nostre radici, ma dovrebbe essere il primo passo per un dialogo proficuo. Invece no…le mura vengono tappezzate di vari manifesti in cui una donna col burqa dà le spalle ad un covo di minareti a forma di missile, a sottolineare il pericolo che deriverebbe da una simile concessione. C’è poi chi propone, in campagna elettorale costante, di mettere una croce sul tricolore. La Santa Sede, già inorridita dall’esito del referendum e dai continui attacchi a suoi esponenti di primo piano, non può far altro che ignorare simili proposte, avanzate da chi, peraltro, crede che il Natale non sia la festa dell’accoglienza.

Ancora una volta, per Giuseppe, Maria e Gesù, gli alberghi sono pieni. Buon Natale.

 

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.