Winx

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Alzi la mano chi di voi non conosce Winx. Bene, detto questo spenderò solo un paio di parole per parlarne. Winx è stato definito la risposta italiana ai molti cartoni animati giapponesi che hanno affollato i pomeriggi degli ultimi anni, ed è frutto della fantasia di Iginio Straffi, che ha ideato la serie nel 2001 e l’ha trasformato in un cartone nel 2004 grazie alla Rainbow. La trama è semplice, quasi banale: cinque fate, ragazze di vent’anni, che combattono il male grazie ai loro poteri magici. La grafica accattivante e la personalità delle protagoniste hanno decretato il suo successo, tanto che quest’autunno sta vedendo la seconda parte della quarta serie, in attesa del secondo film (che uscirà nel 2010). Tutta l’Italia è fiera di questo successo mondiale e ne loda le qualità e la vasta diffusione. Ma siamo proprio sicuri di non essere accecati, dal nostro stesso orgoglio o dall’idea che un faccino dagli occhioni grandi sia innocuo? Ci furono polemiche all’uscita della prima serie, circa l’aspetto delle fatine: super magre, vita sottile, arti lunghi e affusolati, vestite con minigonne, stivali e magliettine corte che lasciano scoperta la pancia. Vorrei suggerire, a questo proposito, il bellissimo libro di Loredana Lipperini, “Ancora dalla parte delle bambine”, una lettura illuminante sull’influenza della società sulla mentalità delle bambine di oggi. Le polemiche non hanno fermato né le fatine, che ad oggi sono sette, né il merchandising ad esse legato. Basta entrare in un centro commerciale e guardarsi un po’ intorno: non solo giocattoli, ma anche libri, cartoleria, vestiti, articoli per la casa, biancheria da letto, videogiochi, CD, DVD e perfino cellulari, tutti destinati ad un pubblico sotto i 14 anni. Si trova perfino uno champagne alla frutta per bambini, pieno tra l’altro di edulcoranti e coloranti pericolosi per la salute (e non si tratta di retorica, ma di dati: esiste una lista di sostanze cancerogene, e comprende anche svariati ingredienti di questa bevanda). Tutto questo merchandising non ci è nuovo (la maggior parte dei cartoni portati in Italia negli ultimi anni è stata scelta proprio in base alla quantità di merchandising e non al contenuto, tant’è che sono tutti uguali…), e sulla sua moralità e utilità si potrebbe parlare per ore, ma ciò che più fa riflettere è come una serie inizialmente coerente e portatrice di valori (“L’aspetto fashion – spiega il suo autore- serve per catturare l’attenzione delle spettatrici. Ma non c’è nulla di eccessivo. E comunque ciò che conta è il messaggio che portano: amicizia, solidarietà, onestà; il non prendere scorciatoie, il credere che se ci si impegna si riesce”) abbia finito per svilirsi in nome del guadagno e del gadget. Come giustificare, altrimenti, la comparsa di elementi semi inutili, ingiustificati e in evidente contrasto con quanto detto nelle serie precedenti? E che dire di quest’ultima serie, nella quale vanno sempre più perdendosi le personalità delle protagoniste in funzione della leader e nella quale i vestiti e la moda hanno sempre più importanza a discapito di ciò che era il carattere dei personaggi? Ciò che sconvolge di più è che questo “degrado”, questo inganno, è perpetrato ai danni di chi difficilmente se ne renderà conto, di chi ama i propri beniamini e desidera circondarsene (senza considerare poi l’effetto di questo desiderio sui portafogli dei genitori…). Una bambina è in grado di capire che il fisico delle Winx è uno stile di disegno e non un modello da seguire? E’ in grado di prendere con le pinze il concetto che la bellezza di cui le Winx si vantano non è necessariamente legata a questi fisici impossibili? Perché, diciamocelo, sono impossibili. Ragazze con ginocchia spesse quanto i polsi, dalla vita poco più larga del collo, con braccia e gambe lunghe e sottili, e impossibilmente identiche tra di loro. Sono molto belle da vedere, e su questo non ci piove, ma l’impatto su una mente adulta, o comunque matura, è diverso da quello su una mente ancora in fase di formazione. La mente di un bambino è come una spugna, e assorbe ogni cosa. Chi produce un fumetto, un libro, un cartone animato, specialmente se rivolto ai bambini, dovrebbe rendersi conto della propria responsabilità nella creazione di una cultura vera e costruttiva. E dei danni che può produrre l’anticultura.  

Cogitoetvolo