Work smarter, not harder!

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Il futuro del lavoro: lo smart worker lavora per gli obiettivi da raggiungere, non per il tempo da riempire.

Vi capita mai di sentirvi assorbiti dalla vita frenetica che viviamo, fagocitati come siamo da call, meeting di lavoro, aperitivi e impegni della vita personale? Vi capita mai di sentirvi ingabbiati da orari non flessibili che vi obbligano a timbrare obsoleti cartellini e a incastrare forzatamente tutto all’interno di una giornata che – ahinoi! – non sfora le 24 ore?

Ebbene sì, vi sarà senza dubbio capitato di avere la sensazione di andare in apnea da stress. Così come vi sarà capitato di fare overbooking della vostra agenda quotidiana. Ma a soccorrere noi, la “generazione sandwich”, così chiamati da chi ci vede schiacciati da attività d’ogni sorta come prosciutto e formaggio dentro al toast, arrivano le imprese con le loro nuove forme di flessibilità al lavoro.

Stiamo parlando del cosiddetto lavoro agile, o per dirla al modo dei nostri cugini anglofoni, di smart working. Ma cosa vuol dire lavorare in maniera smart? Si tratta di un nuova tipologia di contratto o semplicemente di un modo nuovo di lavorare? Molteplici sono le domande e i dubbi che sorgono spontanei quando si parla di lavoro agile, così come tantissimi sono gli smart workers (più di 300.000 in Italia), e le aziende che nel corso degli ultimi anni sono state sedotte dalla flessibilità sul luogo e sul tempo di lavoro.

La School of Management del Politecnico di Milano afferma che il 30% delle grandi aziende ha implementato progetti strutturati di lavoro agile, mente solamente il 5% delle PMI ha adottato forme di smart working. Ma i numeri sono in netta crescita (si stima che quasi 1 azienda su 5 sia interessata a introdurlo in futuro) e non dimentichiamo, inoltre, che sono moltissime le aziende, piccole o grandi che siano, impegnate ad attuare già da molto tempo forme di lavoro flessibile in maniera destrutturata per venire incontro alle esigenze dei propri dipendenti.

Dare una definizione per descrivere lo smart working non è impresa semplice, ma per fortuna ci viene in aiuto il recente DDL del 10 Maggio 2017 che ha finalmente regolamentato il lavoro agile definendolo non più “una nuova tipologia contrattuale”, come era stato affermato in precedenza, bensì “una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato”. La recentissima normativa fa, inoltre, esplicito riferimento alla possibilità di “svolgimento della prestazione lavorativa basata sulla flessibilità di orari e di sede e caratterizzata, principalmente, da una maggiore utilizzazione degli strumenti informatici e telematici, nonché dall’assenza di una postazione fissa durante i periodi di lavoro svolti anche al di fuori dei locali aziendali”. Ma siamo davvero sicuri che lavorare in maniera smart sia solamente “una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato”, come definito dalle legge, e non sia invece molto più di questo?

Lo smart worker non lavora più secondo i vecchi schemi fissi in termini di orario e luogo di lavoro, perché smart working vuol dire approcciarsi diversamente al modo in cui si lavora e si collabora all’interno di un’organizzazione. Perché ciò accada bisogna ripensare completamente al vecchio modo di lavorare e tenere presenti alcuni must have imprescindibili e fondamentali: la fiducia dei capi nei confronti dei propri collaboratori e la responsabilità del singolo lavoratore che incarna il perfetto faber fortunae suae poiché consapevole dei risultati da raggiungere, coscienzioso, collaborativo (ancor più di prima) e autonomo nel definire il modo e il tempo di svolgimento delle proprie attività. Lo smart worker lavora per gli obiettivi da raggiungere, non per il tempo da riempire.

Ma perché adottare questa nuovo approccio al lavoro? Perché in questo modo si valorizzano sempre più i lavoratori che, responsabilizzati e autonomi, sono più soddisfatti del proprio lavoro e maggiormente motivati a raggiungere i propri obiettivi e quelli aziendali.

E’ facile adesso capire perché lo smart working non può essere definito solamente come una modalità di lavoro subordinato. E’ molto altro. E’ molto di più. E’ responsabilità. E’ fiducia. E’ riorganizzare il proprio spazio di lavoro che va oltre le mura di un ufficio. E’ tecnologia. E’ imparare a collaborare a distanza destreggiandosi tra pc, tablet, call e video call. E’ lavorare trovando finalmente il giusto equilibrio tra vita personale e vita professionale, tra la bellezza di essere mamma e la realizzazione di essere manager. E’ lavorare in maniera smart per obiettivi smart (specific, measurable, achievable, realistic, timely). E’ il futuro del mondo del lavoro che sarà sempre meno fatto di spazi fissi e di tempi scanditi da un orologio, e sempre più fatto di flessibilità e autonomia. E’ la nostra capacità di adattarci alle sfide del mondo del lavoro in maniera resiliente e resistente. In maniera smart, per intenderci.

Amo leggere, affidare i miei pensieri alla scrittura e viaggiare per scoprire la bellezza di tutto ciò che mi circonda. I classici latini e greci sono la mia più grande passione - e di questi ho fatto la mia ragione di vita -, insieme all'arte e alla pittura.