Yes, we did… un sogno americano

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In fondo, Barack, sei stato grande senza fare grandi cose. Potevi farle? Forse no, perché l’America è un nuovo mondo che a tratti puzza di vecchio.

Dear Barack,

il momento sta per arrivare. Chissà come ti senti a dover diventare il primo ex presidente nero degli Stati Uniti d’America. Due mandati all’inizio sembravano tanti, otto anni da vivere in cima al mondo…ma poi ti volti a guardarli e non li trovi più, come canta qualcuno. Chi se lo aspettava? Chi era pronto a scommettere su di te? Gli americani ti hanno scelto, o forse sei tu che, tra la vita e la morte, hai scelto l’America. Eh già, l’America, un nuovo mondo che a tratti puzza di vecchio.

Yes, we can. Non dicevi così? Il nuovo sogno americano, mezzo secolo dopo Martin Luther King. Addio alle armi, addio alla guerra, addio ai pregiudizi e alle diseguaglianze. E vai con i premi Nobel “preventivi”, le t-shirt stile pop art, David Letterman e le partite dei Bulls. La musica ai tuoi piedi, la storia ai tuoi piedi, persino Hillary Clinton ai tuoi piedi.

Yes, we can. Cosa resta, otto anni dopo, di quel motto? Otto anni sono tanti, Mr. Obama. Ok, hai ragione, i mandati di F.D. Roosvelt furono addirittura quattro, ma non c’era ancora il XXII Emendamento. Il tuo New Deal, in ogni caso, non ha avuto lo stesso successo, e l’America è ancora quella di prima. Nessuno ha sentito dire in giro Yes, we did. Le armi sono sempre lì, con buona pace di Hemingway, e i poliziotti hanno il grilletto facile, specie se hai la pelle un po’ più scura della loro. Ad abolire la pena di morte non c’hai neanche pensato, Guantanamo sta sempre lì, il sistema sanitario è quello di sempre, e i ragazzi sono stanchi di giocare a Call of Duty senza poter imbracciare dei veri fucili. Hai combattuto le tue battaglie, ma troppo spesso non le hai vinte. Figurarsi vincere la guerra! Per noi della war generation va bene così, è già tanto non aver bombardato nessuno e aver fatto pace con l’Iran.

Adesso, però, noi europei abbiamo paura. La paura che ci prende ogni quattro/otto anni quando aspettiamo di conoscere il nuovo Presidente. Non sappiamo mai se sarà in stile eroe senza macchia e senza paura come Harrison Ford nel film Air Force One o, semplicemente, in stile George W. Bush e ascendenti vari (senza modelli cinematografici che reggano il confronto). È stato bello sentirti parlare, Barack. Bucavi lo schermo, usavi le parole giuste, ci siamo sentiti al sicuro anche in mezzo alla tempesta. Certo, c’è chi non era d’accordo su certe tue scelte, specie in tema di bioetica e relazioni affettive, ma tu hai anche saputo tendere l’orecchio a chi -da sempre- predica pace e carità.

In fondo, sei stato grande senza fare grandi cose. Potevi farle? Forse no: troppa politica, troppi interessi. Perché l’America è un nuovo mondo che a tratti puzza di vecchio. E allora, pay attention. Quando c’è da ripartire, con più entusiasmo e più coraggio, forse c’è bisogno di una donna. Magari una donna che abbia il carattere della tua Michelle. Qualcuno che rinnovi questo bel proposito. Yes, we can. Noi possiamo. Noi ci crediamo. Sempre.

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.