Yoga della risata: ride bene chi ride primo

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Intervista a Lucia Mirabile, Laughter Yoga Leader, sui benefici (fisici e psicologici) del ridere

Nome?
Lucia Mirabile.

Professione?
Laughter Yoga Leader: insegnante di Yoga della risata

Che cos’è lo Yoga della risata e quali sono le sue origini?
Si tratta di un metodo rivoluzionario per far ridere chiunque senza barzellette, comicità o battute umoristiche, ideato nel 1995 dal medico indiano Madan Kataria a Mumbai, allo scopo di dimostrare i benefici salutari della risata sul nostro organismo.
Lo Yoga della Risata si basa sul principio scientifico secondo cui il nostro corpo non distingue la risata autentica da quella simulata purché quest’ultima sia aperta e diaframmatica, cioè parta dalla pancia.

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Come e quando hai conosciuto questa disciplina?
Nel maggio 2014 in occasione di un seminario sulla risata presentato al borghetto Europa di Catania da una psicoterapeuta specializzata in gestione dello stress, a conclusione del quale è stata condotta una sessione di yoga della risata. Sono tornata a casa portandomi dentro un profondo senso di leggerezza.

Come si compone una lezione di Yoga della risata?
Avvenuta la presentazione di tutti i partecipanti, inclusi gli animatori delle sessioni, cioè Leaders e Teachers, si procede alla presentazione dello Yoga della Risata durante la quale si spiega cos’è lo Hasya Yoga (questo è il suo nome in Sanscrito), le origini sue del suo nome, i principi scientifici su cui si basa.

Dopo l’attivazione eseguita battendo le mani, prima in modo caotico poi ritmicamente, il rompighiaccio che può essere una danza con sottofondo musicale o un gioco di simulazione del linguaggio infantile. Si procede  con esercizi di risate simulate volte a stimolare la risata spontanea ed a praticare la respirazione diaframmatica, che ci consente di eliminare l’anidride carbonica residua dai polmoni e ad ossigenare meglio le nostre cellule onde rafforzare il nostro sistema immunitario, scaricare lo stress accumulato, ritrovare il buonumore.

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Questi sono i principali benefici di una pratica costante, quindici minuti al giorno, dello Yoga della Risata. Il contatto oculare tra i partecipanti  è fondamentale per  il contagio della gioia che si sprigiona durante la sessione. Segue la Meditazione della Risata in cui  si  lascia fluire quella spontanea, svuotando la propria mente. La sessione si conclude col rilassamento eseguito ad occhi chiusi e concentrati sul proprio respiro. Infine il momento della condivisione in cui ciascuno esprime il proprio stato d’animo anche con una sola prima parola.

Dunque, quali sono i feedback di chi ne prende parte?
Gioia, serenità, rilassamento, amore, sono le parole che più spesso escono dalle labbra dei partecipanti. Bisogna anche considerare che il linguaggio universale della risata unisce le persone di tutto il mondo in un abbraccio fraterno perché ridendo si sfoghi l’eventuale aggressività sviluppata.

Cosa si capisce di nuovo su di sé e sulla vita?
Grazie all’aumento di produzione di endorfine, gli ormoni del buonumore, stimolato dal movimento del diaframma  (rispetto al cortisolo, l’ormone dello stress)  ritroviamo l’ottimismo e quindi la positività. Questo ci consente di sviluppare la resilienza, cioè la capacità di resistenza alle prove dure della vita, ed il problem solving,  di trovare soluzione a quelli che, nei momenti di fragilità, vediamo come problemi,  ma che a mente serena capiamo di aver sopravvalutato. In poche parole cambiamo il nostro modo di vedere e di affrontare gli avvenimenti della vita.

Perché quotidianamente la risata è un fatto strano, da giustificare? Per quale motivo ci viene chiesto ‘perché ridi?’, e non ‘perché non stai ridendo?’?
Alcuni trovano sciocco ridere. Invece di ricordare il saggio detto:” Il riso fa buon sangue”, tendono a ricordare l’altro detto: “Il riso abbonda sulla bocca degli stolti”.  C’è però una grande differenza tra la risata di scherno e la risata di gioia. Nello Yoga della Risata ridiamo di una gioia che amiamo condividere con gli altri.

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Si ride per arrendevolezza o per saggezza?
Consideriamo che si ride anche quando ci si sente imbarazzati, proprio per superare l’imbarazzo; si può ridere anche per nervosismo o, in alcuni casi, per paura. Ridere ironicamente per affrontare con leggerezza i momenti di panico è saggio.

Si può ancora ridere di cuore nel mondo incravattato del Pil e dello spread?
Ritengo di sì perché in società opprimente, basata sul materialismo e sull’individualismo, dare spazio alla risata prolungata (falsa o spontanea che sia non importa all’organismo che la produce) aiuta a stare bene con se stessi e gli altri, oltre che a sfogare la tensione. Questo consente di  migliorare le proprie performances lavorative, non a caso lo Yoga della risata viene proposto anche alle aziende ed agli operatori sanitari e scolastici.

Esiste una cultura del ridere? Nelle epoche precedenti si rideva di più?
Sinora la gelotologia, la scienza che studia gli effetti ” fisici”della risata, sorta  intorno alla fine degli anni ’60 ad opera dello psichiatra americano William Fry, si è basata su studi scientifici.
E’ difficile dire se oggi si ride di più. Le guerre ci sono sempre state, l’aggressività forse è diminuita o forse si manifesta sotto altre forme, quella psicologica ad esempio.
Ci muoviamo proprio per diffondere la cultura della risata e far sì che si rida di più, così che l’aggressività diminuisca ed aumenti la tolleranza, si sviluppi la compassione, l’accettazione dell’altro, ma anche l’accettazione di sé, di come sei, senza giudicare.

Ridendo si affronta davvero il dolore o lo si bypassa? Sbellicarsi nell’era del terrorismo è un’incoscienza?
Mi viene in mente un’intervista di Tiziano Terzani in cui ha raccontato di una sua esperienza con un terrorista; risponde alla tua domanda dicendo: “Se uno ti punta un fucile in faccia, sorridi”

Anche gli insegnanti di Yoga della risata piangono?
Prima di conoscere il lo Yoga della risata, alcuni di essi hanno pianto molto a causa delle loro vicissitudini personali. Da quando praticano ed insegnano la risata diaframmatica hanno ritrovato la gioia di vivere e la forza di affrontare la vita col sorriso sulle labbra anche nei momenti dolorosi. Anzi, è proprio nei momenti dolorosi che bisogna sforzarsi di ridere perché la risata è liberatoria.

Il più bel messaggio che questa esperienza ti ha trasmesso.
Il cambiamento interiore: al contrario della maggior parte dei bambini, io ero molto seria, addirittura musona, timida  ed introversa.
Ho ritrovato la fiducia nella vita ed ora mi aspetto solo il meglio da me stessa e dalla vita stessa.

Che c’è da ridere?
Ahahahah, che c’è da ridere? Niente! Non dev’esserci per forza un motivo per ridere. Non ridiamo perché siamo contenti ma siamo contenti perché ridiamo. Dalla gioia scaturisce il ben-essere psicofisico.

 

 

Sabrina Sapienza

Scrittrice nel tempo-libro, a tempo perso, nel tempo disperso, nottetempo, in tutti i tempi dell'indicativo, in tempi di gloria, ai tempi del colera e delle mele, ma senza disdegnare l'altra frutta che tinge d'incanto i mercatini del bello e del vero; scrittrice, ad ogni modo, a modo mio.