Youth – La Giovinezza

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Un film di Paolo Sorrentino. Con Jane Fonda, Michael Caine, Paul Dano, Harvey Keitel, Rachel Weisz. Sceneggiatura: Durata:118’. Paesi: Italia, Francia, Svizzera, Gran Bretagna. Musiche: David Lang. Produzione: Medusa Film. Target: 18+. Uscita: 21/05/2014.

Fred e Mick sono in vacanza in compagnia di Leda, figlia di Fred. Mick, un regista, sta ancora lavorando. Fred, un compositore e direttore d’orchestra, è ora in pensione. Mentre Mick s’impegna per finire la sceneggiatura di quello che immagina sarà il suo ultimo film importante, Fred non ha alcuna intenzione di riprendere la sua carriera musicale. Ma qualcuno vuole a tutti i costi convincerlo a dirigere un concerto a Buckingham Palace, in occasione del compleanno del principe Filippo.

Paolo Sorrentino è uno di quei registi i cui film si amano o si odiano.

Sarà per questo motivo che il suo nuovo film La Giovinezza, in questi giorni a Cannes, è stato fischiato durante la proiezione per la stampa e applaudito invece all’anteprima per il pubblico. O forse si tratta soltanto di una empatia che il regista napoletano non riesce proprio ad istaurare con questo Festival. Due anni fa La Grande Bellezza era uscito senza alcun riconoscimento per poi accaparrarsi l’Oscar come miglior film straniero.

Adesso Sorrentino (ultimo dei tre italiani in corsa per la Palma d’oro dopo Matteo Garrone con Il racconto dei racconti e Nanni Moretti con Mia Madre) ci riprova con questo nuova opera cinematografica che secondo le intenzioni del regista: “si intitola giovinezza perché è il futuro che mi interessa, il futuro come uno spazio di libertà. Una condizione dell’esistenza che non ha che fare con l’età anagrafica”.

Altri temi declinati sono lo scorrere del tempo, l’amicizia, il rapporto genitori-figli e più in generale l’universo degli affetti, delle emozioni. Come nel film precedente ritroviamo il difetto da parte del regista napoletano di caricare troppo le sue opere di spunti, elementi lirici e rimandi che disorientano lo spettatore. Difetti da attribuire ad una povertà di scrittura e nuovamente (come ha scritto l’Osservatorio Romano tempo fa) incline a un poetismo che a volte strizza l’occhio all’estetica degli spot pubblicitari.

Se all’estero tutti lo definiscono un maestro, l’Italia come sempre si divide tra chi vorrebbe osannare il suo genio creativo e chi vorrebbe buttarlo volentieri giù dal piedistallo. In mezzo a questa querelle ci limitiamo a dire che Sorrentino rimane un grande regista con il limite di essere un po’ troppo ambizioso e un po’ troppo sbilanciato nel tratteggiare i suoi personaggi. Non possiamo poi non notare la straordinaria somiglianza tra i personaggi di Jep Gambardella e Fred di cui Caine sembra la versione senile.

Questa la trama: nelle Alpi svizzere Fred e Mick, amici da una vita, stanno trascorrendo un periodo di vacanza in un lussuoso albergo della salute. Fred è stato un famoso compositore e direttore d’orchestra e non ha alcuna intenzione di tornare a dirigere nemmeno se a chiederglielo fosse la regina Elisabetta d’Inghilterra in persona. Mick, regista altrettanto famoso e pieno di entusiasmo, sta invece lavorando a quello che definisce il suo testamento artistico per il quale non si decide a trovare un finale degno. Non ha invece alcun dubbio nello scegliere come protagonista la vecchia amica e star internazionale Brenda Morel (impersonata da Jane Fonda). I due amici hanno sempre vissuto ponendo al primo posto il lavoro e sacrificando il matrimonio e i figli, ormai adulti, che hanno molto da rinfacciare ai genitori assenti.

Intorno alla nostalgia del tempo perduto e a delle giornate scandite sempre allo stesso modo, si muovono i tanti ospiti dell’hotel. Personaggi strani a tratti inverosimili con delle storie personali molto dolorose, come quella della figlia di Fred che si trova costretta ad affrontare un probabile divorzio dal marito e a confrontarsi con un padre che è sempre stato assente nonostante l’amore indiscusso nei confronti della moglie e della figlia. Momenti belli, intensamente lirici a cui però si susseguono altri volutamente grotteschi, slegati, incomprensibili e volutamente volgari.

Insomma un film, subito primo al box office, che divide con alti e bassi di emozioni (la parola chiave del film), estetismi inutili che ci lasciano perplessi nel dare un giudizio che – a causa di alcune scene – lasciamo alla sensibilità e al buon gusto di ognuno.

Tra le cose da salvare: le interpretazioni di un grande cast internazionale (oltre all’aplomb tutto british di Michael Caine non possiamo dimenticare Paul Dano, Harvey Keitel e Rachel Weisz), le musiche di David Lang e alcune scene molto divertenti.

 

Giornalista. Membro della Direzione e Responsabile della sezione Cinema e TV.Scrive anche per Cronachedigusto.it, FoodieDrivers.it, Geapress - Agenzia di Stampa. Vincitrice della Borsa di Studio Norman Zarcone, assegnata dall'Ordine Giornalisti Sicilia