Zimbabwe: l’AIDS retrocede di fronte alla fedeltà

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Nel 1997 in Zimbabwe il 29% degli adulti era affetto da HIV: nel 2007 la percentuale è scesa al 16%. Questa riduzione di quasi metà nel giro di dieci anni è abbastanza eccezionale per i paesi dell’Africa del sud, dove la diffusione dell’AIDS è elevatissima. Secondo uno studio pubblicato di recente la causa principale di tale riduzione è l’aumento della fedeltà matrimoniale e la riduzione della promiscuità sessuale, un cambio di abitudini dettato dalla paura della morte causata dall’AIDS.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista PLOS Medicine da un gruppo diretto dallo studioso Daniel T. Halperin della Scuola di Salute Pubblica dell’Università di Harvard, e altri esperti dell’Imperial College di Londra, della Population Fund dell’ONU e da organismi sanitari dello Zimbabwe.

I successi nella lotta per la prevenzione dell’AIDS nei paesi con lato tasso di infezione non sono stati molti fino ad ora. I casi della Tailandia e dell’Uganda sono i più noti, ma non tutti li considerano esemplari. In Tailandia la trasmissione dell’HIV era legata soprattutto alla diffusione del commercio del sesso, e pertanto è stata combattuta con la distribuzione massiccia di preservativi nei bordelli. In Uganda, con una campagna diretta dal governo e centrata soprattutto sulla riduzione della promiscuità sessuale, il tasso di infezione da HIV è sceso da un massimo del 15 % all’inizio degli anni 90, a un 4% nel 2003. Poi però è tornato a salire fino al 7% quando una maggiore disponibilità di antiretrovirali ha portato gli ugandesi a trascurare la prevenzione. Il successo dell’Uganda è sempre stato riconosciuto dalle organizzazioni impegnate nella prevenzione dell’AIDS, forse perché, secondo la strategia dell’ABC (Abstinence, Be Faithful, Condom, ndt), parlava di astinenza e fedeltà, e non solo di preservativi.

Ora il caso dello Zimbabwe, segnalato dagli studiosi come un «sorprendente successo di prevenzione», torna a sottolineare l’importanza dei cambiamenti di condotta sessuale nella lotta contro l’epidemia.

I dati indicano che dopo una rapida crescita del contagio da HIV all’inizio degli anni 90 si toccò la punta del 29% nel 1997, e poi iniziò a scendere fino al 16% nel 2007. Partendo da questi dati e dopo incontri in sessioni di gruppo, i ricercatori hanno messo insieme le organizzazioni che lavorano in questo campo in Zimbabwe per studiare le cause di questa diminuzione. La conclusione unanime è stata che «la riduzione della promiscuità sessuale è la probabile causa principale della recente riduzione del rischio di contagio da HIV».

Anche se l’età di inizio del’attività sessuale non sembra diminuita, diverse ricerche mostrano una riduzione di circa il 30% di uomini con relazioni extraconiugali. Inoltre c’è stata una notevole diminuzione di uomini che frequentano prostitute.

Invece l’uso dei preservativi, che è cresciuto in modo regolare durante gli anni 90, è rimasto stabile tra il 1999 e il 2006, ed è molto basso nelle relazioni stabili.

A giudicare dalle dichiarazioni degli intervistati nelle sessioni di gruppo, il principale motivo del cambiamento della condotta sessuale è stata l’esperienza della mortalità per AIDS sperimentata nel proprio ambiente. Gli studiosi ritengono che paradossalmente anche la crisi economica abbia influito. Con la disastrosa gestione economica del governo di Robert Mugabe, il PIL è sceso di circa il 40% tra il 1999 e il 2005, e questo ha ridotto di molto gli stipendi e la disponibilità di denaro per la prostituzione o per mantenere più relazioni.

Inoltre molti partecipanti alle discussioni di gruppo hanno affermato che l’invito alla fedeltà coniugale diffuso dai programmi di prevenzione promossi dalle chiese –la B (Be faithful) dell’ABC- «è stato ascoltato da molti membri della comunità».

I ricercatori si domandano anche perché la diminuzione osservata in Zimbabwe sia superiore a quella di altri otto paesi dell’Africa del sud, dove la percentuale di adulti affetti da HIV oscilla tra il 12% e il 26%. La loro conclusione è che lo Zimbabwe si distingue per l’alta percentuale di persone con studi secondari e di persone sposate. Questa situazione favorisce una maggiore comprensione del collegamento tra condotta sessuale incontrollata e AIDS, e una ricettività maggiore dei messaggi che invitano alla fedeltà.

La conclusione dello studio è che l’esperienza dello Zimbabwe ha implicazioni importanti nella lotta contro l’AIDS in Africa. La riflessione che emerge è che «in Zimbabwe, come da altre parti, la riduzione della promiscuità sessuale pare aver giocato un ruolo cruciale nella diminuzione dell’epidemia di HIV. I programmi del settore pubblico e privato in Zimbabwe si appoggiano ora su questa lezione per diffondere annunci più decisi contro le relazioni sessuali multiple e per promuovere la fedeltà, oltre ad un uso regolare dei preservativi e altri interventi concreti come la circoncisione maschile. Interventi simili sono in programma in altri paesi della regione, come un’energica campagna nel Regno dello Swaziland che segnala i pericoli che comporta avere relazioni segrete».

Articolo tratto da www.aceprensa.com.
 

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