Come funzionano le pubblicazioni scientifiche?

Le pubblicazioni scientifiche costituiscono la base del progresso e della ricerca. Ma come si determina la validità di uno studio?

C’è un’espressione di cui si abusa troppo, specialmente in questi ultimi mesi: “secondo uno studio scientifico”. Di per sé è un’espressione sacrosanta, che sottolinea l’esigenza di citare fonti ufficiali prima di poter riportare qualunque notizia scientifica. L’inghippo arriva quando non si è grado di discernere la validità di uno studio, perché purtroppo le pubblicazioni scientifiche non sono tutte uguali e la semplice esistenza di uno studio non è spesso sufficiente a dimostrare la veridicità di una tesi. Capire come funzionano le pubblicazioni scientifiche è quindi fondamentale per cominciare ad addentrarsi in questa spinosa questione.

Riviste e impact factor: come si passa dal bancone di laboratorio alle pubblicazioni scientifiche

Le pubblicazioni scientifiche sono lo strumento che gli scienziati hanno per rendere la loro ricerca disponibile all’intera comunità scientifica. Vengono perciò scritti in inglese e presentano una struttura standard, in cui si parte dalla descrizione dello stato dell’arte rispetto al tema trattato, per poi proseguire con la presentazione della tesi sostenuta dai dati ottenuti in laboratorio. Infine si discutono le implicazioni della scoperta presentata, insieme alle limitazioni dello studio e alle nuove domande che esso pone. A seconda della novelty contenuta nell’articolo e dell’importanza e robustezza dei dati presentati, la pubblicazione può ambire a giornali più o meno prestigiosi.

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Ogni disciplina scientifica ha i suoi top journals: per la biologia sono senz’altro Nature, Cell e Science, nomi che vi sarà sicuramente capitato di sentire. La qualità di una rivista scientifica si misura sulla base di un indice, chiamato impact factor. Questo misura l’impatto degli articoli pubblicati sulla comunità scientifica: più gli scienziati citano le pubblicazioni di una certa rivista, più il suo impact factor sale. L’assunto fondamentale è che non esiste nessuno in grado di giudicare il contenuto di una ricerca meglio di chi fa ricerca. Se questa cosa vi sembra strana, sappiate che gli scienziati sono molto difficili da convincere e scelgono con cura chi citare nelle bibliografie dei propri articoli.

Revisioni e peer-reviewing: il controllo qualità

Per poter avere la possibilità di pubblicare su un determinato giornale, l’articolo presentato deve aderire a standard ben precisi. Quando gli autori dello studio reputano pronto il loro articolo, lo sottomettono alla casa editrice di interesse. Se la pubblicazione viene accettata, inizia un processo noto come peer reviewing, che comporta per gli autori l’attuazione di una serie di revisioni che possono durare anche mesi. Il peer reviewing è organizzato dalla casa editrice, che contatta professori e ricercatori esperti del tema trattato nell’articolo chiedendo loro la disponibilità per leggerlo e valutarlo.

Queste persone vengono chiamate referee e il loro feedback costituisce un vero e proprio controllo qualità. Senza il via della maggioranza dei referee – il cui numero può variare a seconda della rivista – non si procede alla pubblicazione e l’articolo si considera in revisione. Gli autori dello studio hanno quindi una scadenza entro cui devono integrare i nuovi risultati all’interno della pubblicazione, per poter avere infine un parere positivo. Per gli studi clinici, in cui vengono testate nuove terapie, il panel di esperti che viene consultato è solitamente più ampio.


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L’accessibilità delle fonti ai tempi del Covid-19

Non tutte le pubblicazioni scientifiche sono accessibili al grande pubblico. Le più grandi riviste sono a pagamento e sono le stesse Università ed Istituti di Ricerca a fornire ai loro dipendenti l’accesso alla letteratura scientifica. Questo ha aperto un dibattito che dura da anni e che ha portato all’apertura di numerosi portali gratuiti di dubbia legalità. Il più famoso è Sci-hub, un grande archivio online che mette milioni di articoli scientifici a disposizione degli utenti, gratuitamente. Nonostante il portale venga continuamente oscurato, altrettanto continuamente ricompare sotto un nuovo dominio, come succede per i siti di streaming. Di fronte alla pandemia di Covid-19 tuttavia molte case editrici hanno garantito che gli articoli relativi alla ricerca sul Coronavirus fossero liberamente consultabili, a supporto della necessità di far fronte comune di fronte ad un patogeno sconosciuto e letale.

Il giusto compromesso: come informarsi attraverso gli studi scientifici

Arrivati a questo punto vi sarà chiaro che il “secondo uno studio scientifico” va approcciato in un solo modo, ovvero cercando l’articolo in questione e verificando su quale rivista è stato pubblicato. Questo è il minimo che si possa fare per capire se la notizia che state leggendo ha un minimo di credibilità. Il testo di un articolo presenta però un linguaggio molto tecnico e può risultare ampiamente confusionario per chi non ha una conoscenza dell’argomento trattato. Per questo motivo, case editrici Nature e Science pubblicano anche articoli per il grande pubblico e sono molto attive sui social e tramite i servizi di newsletter.

Immagine di copertina da Nature Medicine, Aprile 2020, Vol. 26 no.4