Avanti un Altro!

Un flusso di coscienza dal ritmo incalzante, il dialogo tra un Io e gli Altri, per comprendere che le nostre diversità sono solo negli occhi di chi guarda.

Nel mese di luglio Cogito et Volo pubblicherà i migliori contributi raccolti attraverso l’ultima Call for papers primaverile. Tra gli autori di questi ultimi verranno selezionati i futuri collaboratori del sito. I contributi già pubblicati sono reperibili qui. Per chi non avesse partecipato e volesse condividere le proprie idee e inviare un contributo singolo – articolo, racconto o poesia – è sempre possibile farlo: non smettiamo mai di metterci in gioco!

Io son Laltro, cambiato nel tempo che corse veloce e che adesso rammarica che io sia brutto.
Il tempo, suo malgrado, doveva fare il suo corso e giungere a verità che non si è sempre pronti a conoscere.
Io son nato bello!
E quando si è piccoli piacciamo di più perché siam graziosi e leggiadri.
Nel frangente non m’avvidi affatto di star cambiando eppure le mie forme si fecero notare indiscrete mentre crescevo a vista d’occhio.
L’occhio, quello dell’amico, quello del non amico, quello miope, quello ipermetrope, quello guercio, quello che di più assurdo c’è della gente che non si accorge di aver l’occhio critico.
Lo seppi da loro com’ero fatto, ch’ero ancora un infante e non lo sapevo ancora cosa fosse brutto e cosa bello, né come effettivamente fossi.
L’ingenuità mi fece illudere d’essere come quelli che non avevano imprecisioni evidenti, e perciò più comunemente definiti dall’aspetto “normale”.
Nonostante fossi stato colto alla sprovvista dal tempo e dal suo inganno, fui un vero insolente: sfoggiai le mie forme longilinee dai fianchi larghi e con una curvatura al capo decisamente a testa alta.
Accoglievo apertamente i giudizi che ricevevo e facevo il compiaciuto.
Spavaldo, iniziavo a collezionare questi elogi per poi reclamarli dinanzi a compagnie malefiche dall’audacia forte e poi ridere, ridere, ridere, facendo leva sul mio spirito da menefreghista.
La gente si smentisce continuamente facendo pensare a noi Altri d’essere imperfetti, ma quando son loro a vedersi, il loro sistema nervoso freme dando una scossa alla loro stessa autostima che cede e cerca di darsi forza.
E poi sempre così, a ciclo discontinuo.
Ne adocchiarono Unaltro col problema dell’aspetto…

Io son Unaltro, mi si accusa d’essere fisiologicamente asimmetrico da una parte rispetto all’altra.
Mi dissero che non ero bello. E che cos’è bello?
Per questa gente è avere lineamenti armonici come quelli scultorei greci!
Ma io non ero di quelle parti.
Quelli là son coloro che non si ravvedono, che non si sentono in colpa e se provi a smascherarli, parlano a loro discolpa.
Io sono un ottimo uditore, ma non me ne faccio niente di ciò che sento dalla gente e m’atteggio con mera indifferenza.
Poso leggero e plano sulle cose senza alcuna preoccupazione.
La cosa migliore di me stesso è di aver due timpani assai desti e di questo solo m’importa… che poi col decorso degli anni ci ammaliamo e ci dequalifichiamo!
Giacché mi piaccia udire, ho sentito non lontano qualcuno aver detto:

Ma tu guarda Quellaltro che non riesce neanche a saltar ottanta centimetri di corda!

Ebbene avanti un Altro, signori! Senza raziocinio né cuore!
Un altro difetto, s’intende, da scorgere e beffeggiare perché l’Altro è sempre un Altro, e poi un Altro ancora.
Perciò siam Laltro, Unaltro, Quellaltro: quei difetti somatici di un qualsiasi essere umano e attributi rispettivamente di un naso lungo, largo e aquilino, di una coppia di orecchie una più grande rispetto all’altra e di qualche chilo di troppo.

Se non fosse per la gente, non avremmo nessun difetto.
Fortuna che, mentre la vita passa, ogni difetto perde importanza.
Io son Quellaltro che mamma ha fatto, son nato con un dismorfismo agli arti inferiori.
Avevo le gambe storte e ce n’è voluto di tempo prima che diventassero dritte!
Ho ricorso a terapie e atteso che la scienza riformulasse, finché il medico mi disse di operarmi.
Quelli che mi han visto rifiutar a saltar la corda non sapevano di me e ridevano perché son grasso. Talvolta, oltre la beffa c’è il danno di non sapere.
Finalmente i chirurgi mi hanno congedato.
Settimana prossima termino la riabilitazione.
Adesso son in grado di far qualche passo, ma soprattutto di stare a passo coi miei coetanei e con ogni altra cosa della vita che ti coglie distratto e non sempre provvede.

Racconto a cura di Lucrezia Forzese. Immagine di copertina di eak_kkk.

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