Tempo
Da quanto tempo l’uomo si interroga sul senso della vita e sulla limitatezza del tempo a sua disposizione?
Probabilmente sin dagli albori dell’umanità e ancor di più fin da quando l’uomo ha cominciato a riunirsi in gruppi sociali e a condividere opinioni in merito a concetti come il tempo, la vita e la morte.
Ebbene, dopo migliaia di anni ancora non siamo riusciti a trovare una risposta esaustiva a una delle domande più frequenti e impenetrabili della nostra vita. In molti hanno provato a rispondere: filosofi, poeti, religiosi, ultimamente persino i fisici. Ma l’aumentare delle risposte non ha reso meno incessante ed enigmatica la domanda. Forse al contrario l’insoddisfazione per la mancanza di una risposta ha acuito nell’uomo moderno il bisogno di interrogarsi in merito.
L’uomo moderno ha inoltre il problema di vivere in una società in cui è abituato ad avere tutto e subito: l’attesa non è contemplata, o quando c’è viene considerata come un ostacolo, un disagio. Non abbiamo più il tempo per permetterci di oziare, intendendo in questo caso l’otium latino e non un’insulsa e inoperosa accidia.

Come se non bastasse, a molti può persino capitare di vivere con angoscia il trascorrere del tempo, nell’ansia di non riuscire a finire in tempo un progetto, o di non avere abbastanza tempo per studiare, per finire un lavoro, oppure semplicemente anche per dedicarsi a sé stessi e agli altri.
Nonostante la nostra speranza di vita si sia allungata, ci sembra di avere sempre meno tempo a disposizione, siamo assorbiti da mille impegni e scadenze e non riusciamo mai veramente a fermarci e a rilassarci, a volte nemmeno per concederci una breve sosta per prendere fiato e riflettere se quello che stiamo facendo nella nostra vita sia veramente ciò che è giusto per noi e per il mondo.
Per questo ritengo suggestiva l’immagine del tempo come sabbia che scivola tra le dita, inizio di questo breve componimento, in quanto da un lato rimanda all’idea della clessidra, dall’altro suggerisce come il tempo scorra senza che noi riusciamo a trattenerlo e sfugga inesorabilmente tra un impegno e quello successivo, in un susseguirsi infinito di appuntamenti e scadenze. Ma ancor più deleterio è il rassegnato ed inerme seguitare della nostra grigia routine, poiché non riusciamo a capire che spesso stiamo sprecando il nostro tempo in qualcosa che non fa per noi… ma a volte è troppo tardi per rimediare e può capitare che non ci resti neppure la consapevolezza di ciò che sarebbe meglio per noi e per la nostra vita.
Sabbia che scivola tra le dita
sogno di un’infanzia ormai finita
il ritorno come segno di consapevolezza
di un’età che più non ci appartiene
e ora del mondo avvolge la certezza
e ora tutto appare da niente
quando capirai cos’era più importante
sarà perduto il sentiero nella neve
ogni cosa nascosta e imbiancata
non sono più consapevole di cosa mi circonda.

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A cura di: Michele Gini.
Copertina di Aron Visuals da Unsplash.






Stupenda poesia che rivela la grande sensibilità d’animo.