I Koomari: funk animistico e psichedelico
“Il fascino dei fiumi è forse in quel continuo passare rimanendo immutati, in quell’andarsene restando, in quel loro essere una sorta di rappresentazione fisica della storia, che è, in quanto passa. I fiumi sono la Storia” (T.Terzani)
Nativi di Casalmaggiore, piccola cittadina nel cremonese, ubicata proprio accanto al fiume Po, i Koomari sono un gruppo di sei giovani ragazzi con la voglia di intraprendere un viaggio musicale attraverso uno stile funky innovativo, intriso di temi mistici e ricco di pennellate psichedeliche. A costruire queste interessanti e originali armonie ci sono Michele Veneziano alla voce e alla chitarra, nonchè autore di tutti i testi, Marco Goi al basso, Giuseppe Anversa alla chitarra, Luca Bernardi alle tastiere, Tommaso Frassanito alla batteria e Leonardo Visioli alla voce.

Le origini del nome e del progetto dei Koomari
Il nome Koomari ha un riferimento duplice, come i ragazzi hanno raccontato nell’intervista a Indie Roccia. In primis c’è il richiamo alla Kumari, la Dea vivente degli Hindu, il cui culto affonda le radici nelle meravigliose terre nepalesi. La Dea vivente si incarna ciclicamente in delle bambine, venerate dal popolo. Kumari significa vergine, ad indicare la purezza della Dea. Koomari richiama anche alle Comari, termine gergalmente usato per riferirsi a delle signore anziane. L’ispirazione dei Koomari affonda le radici nella loro terra natia, quella pianura padana vicina al fiume Po, terra ricca di leggende, di creature fantastiche che si dice abitino le recondite profondità del corso d’acqua.
Movimento: il fiume come fonte di ispirazione
Il loro primo EP, uscito per Risorgiva dischi a fine febbraio, si intitola Movimento, ed è il manifesto della loro idea di musica. Un concept in cui ogni traccia sembra solo una tappa di un percorso che conduce l’ascoltatore attraverso una visione onirica, un sogno in movimento. Quattro tracce che denotano una grande maturità artistica, registrate lasciando spazio all’improvvisazione durante delle jam sessions.
In Magico, la traccia d’apertura, il funky va a braccetto con le sonorità psichedeliche, in un intreccio che funziona sin dal primo ascolto. Il tema dello specchio torna più volte ad esprimere una difficoltà a distinguere le cose reali dalle apparenze. La riflessione è sempre arricchita da una variopinta versatilità musicale.
Pietà è una preghiera liturgica ispirata alle Rusalki, spiriti femminili associati a fiumi e laghi nella tradizione mitologica slava. Si tratta di creature misteriose e piene di fascino, con lunga capigliatura e occhi verdi di un’intensità magnetica. La spiritualità drammatica del testo fa da contraltare alla spensierata e a tratti ironica leggerezza della musica e dei cori.
In Cerimonie la riflessione diviene ancora più introspettiva. L’autenticità è cosa rara nel mondo fatto di apparenze in cui viviamo, e ci rimane dentro una forte energia vitale che richiede solamente di essere esplorata e liberata dalle catene che il mondo ci impone. “Siamo elettricità, onde in cattività, nuotiamo nudi nel vuoto, disinibiscimi con riti magici” esprime alla perfezione questo tumulto interiore. La natura è l’unica forza autentica alla quale dobbiamo fare riferimento e ispirarci.
Koomari è un sogno ad occhi aperti, la psichedelia raggiunge in questo brano un livello di rarefazione totale. Ci sono atmosfere che ricordano i Cocteau Twins, gruppo britannico degli anni ottanta, maestri delle sonorità ethereal wave e dream pop.
Una ventata rivoluzionaria per la discografia italiana
L’innovazione del lavoro dei Koomari sta proprio nell’aver portato testi ricchi di intensa e mitica spiritualità, in un’epoca in cui il materialismo fine a se stesso domina il mondo. Un funky coraggioso che può portare una ventata di novità nella scena discografica italiana. Per restare aggiornati sui futuri concerti e lavori discografici dei Koomari, potete seguirli su Instagram.
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