10 Dischi da ascoltare di Notte
Quante volte di notte vi è capitato di rimanere paralizzati a guardare la luna e le stelle a lungo senza un apparente motivo?
È tutto normale e parte della sensibilità umana, che da secoli rende questo gesto una grande fonte di ispirazione per artisti e intellettuali di ogni tipo: basti pensare che nell’Orlando Furioso di Ariosto questa era il luogo in cui era custodito il suo senno, poiché smarrito sulla terra in seguito alla scoperta del matrimonio tra la sua amata Angelica e Medoro, che ne ha scatenato la follia.
L’importanza della notte e dei suoi elementi è innegabile e merita un’adeguata colonna sonora per essere vissuta pienamente in tutte le emozioni che ha da offrire. Per questo mi sono permesso di stilare una classifica di alcuni album perfettamente calzanti per questo tipo di situazioni. Alcuni imbracciano questo sentimento solo con alcune canzoni, altri vi si calano completamente dentro, ma entrambe con un’unica costante: evocare uno specifico scenario notturno, immediatamente riconoscibile ed esperibile.
Fine dei paroloni e delle filosofeggiate, siete liberi di godervi questi dischi ora.
1. ARCTIC MONKEYS – AM (2013)
Ho sempre pensato che fosse proibito ascoltare questo disco prima del tramonto, ma non sono io a pensarlo: è il suo mix di ritmi da dancefloor, riff glam rock oscuri e suadenti e ballate emotivamente intense a decretarlo. AM è un viaggio all’interno di una notte trascorsa alla ricerca di una donna e già il ritmo rigido e incessante di Do I Wanna Know? ci fa capire che sarà molto lunga e porterà Alex Turner (ci piace pensare che il protagonista sia lui) a tornare indietro da lei strisciando.
Le ore piccole scorrono via velocemente tra momenti tormentati e inquieti, e per questo più rock (R U Mine? e Arabella), prese di coscienza sul sentimento (No. 1 Party Anthem e Fireside) e risposte stizzite (Why’d You Only Call Me When You’re High?), fino a giungere al gran finale: I Wanna Be Yours, la resa incondizionata nei confronti di una donna capace di far uscire il protagonista fuori di sé. Un album devoto alla notte che ne esprime l’essenza: “The nights were mainly maid for sayin’ things that you can’t say tomorrow day”
2. TAME IMPALA – CURRENTS (2015)
Il disco dell’esplosione commerciale, quello che contiene due dei pezzi più famosi di Kevin Parker come The Less I Know The Better e Let It Happen. La mia attenzione, tuttavia, si rivolge altrove, perché i momenti più notturni si trovano in primis nei disorientanti e avvolgenti intermezzi (Nangs e Gossip) e in secondo luogo nei momenti cardine della narrazione. Currents esplora il percorso interiore che porta un uomo a superare una dolorosa separazione, accettare di star cambiando e aprirsi a una nuova fase della propria vita.
Brani come Yes I’m Changing o Eventually sembrano essere stati scritti appositamente per quando hai fatto tardi e stai camminando o guidando verso casa, riflettendo silenziosamente sulla tua vita. Tutto ciò porta l’artista a una consapevolezza finale: si può crescere e cambiare, ma spesso anche di fronte a persone nuove finiamo sempre per compiere gli stessi errori (New Person, Same Old Mistakes). Se questi si riveleranno un’altra volta letali è difficile dirlo, nel dubbio, quindi, meglio dormirci su.
3. THE 1975 – A BRIEF INQUIRY INTO ONLINE RELATIONSHIPS (2018)
Avrei potuto scegliere uno qualsiasi dei loro dischi per questo articolo, perché sono tutti pensati con un unico scenario in mente: le notti nelle grandi metropoli. L’intro, che in ogni disco prende sempre lo stesso nome di The 1975, con il suo incedere delicato evoca atmosfere sognanti e introduce alcuni dei temi musicali di un album che questo concetto notturno lo rappresenta meglio degli altri.
Love It If We Made It è perfetta per accompagnarti mentre torni a casa al termine di una serata, Be My Mistake la puoi immaginare cantata da Matty Healy ina una stanza d’albergo a una donna al termine di una notte insieme e It’s Not Living (If It’s Not With You) la puoi ballare e cantare nella tua camera a luci spente, illuminata solo da quelle artificiali che la città emana. Infine, il disco ti accompagna fino all’ultimo momento della giornata, quando una volta a casa ti metti a letto, solo e in silenzio: se questa scena fosse in un film, sono sicuro che in quel momento partirebbe I Always Wanna Die (Sometimes).
4. MURUBUTU – TENEBRA È LA NOTTE E ALTRI RACCONTI DI BUIO E CREPUSCOLI (2019)
Il tema dell’album è dichiarato fin dal titolo e in questo il rapper italiano è davvero imbattibile. Scrivere un intero disco su delle storie notturne rappresenta un unicum nella scena italiana che solo un professore come Murubutu poteva imbracciare, riempiendolo di colte e meravigliose citazioni letterarie.
Sentendo questo disco sembra di trovarsi all’interno di un bosco in una notte di mezza estate, dal momento che tutti i brani sono collegati dal suono del frinire dei grilli. Grazie a questo espediente ci si muove con leggerezza tra alcuni dei suoi brani più celebri come La Vita Dopo La Notte, Wordsworth con Caparezza, la toccante Le Notti Bianche con Claver Gold e Occhiali Da Luna, a cui Willie Peyote e Dutch Nazari con il suo iconico ritornello hanno dato un gran valore aggiunto: tutte queste barre sono sempre pieni di riferimenti al campo semantico della notte, dalla luna alle stelle, dalle tenebre al buio.
5. FRAH QUINTALE – BANZAI (LATO BLU) (2020)
Un elogio alla notte e una riflessione su una fase buia della propria vita, condotta per mezzo di sapienti metafore e una tavolozza di colori che si muove lungo una serie di sfumature che oscillano tra il blu e il nero. Si parte con Buio Di Giorno e Lambada, con cui Frah esprime una certa insoddisfazione personale attraverso immagini di frenesia notturna, mentre Chanel e Due Ali parlano d’amore nella sua forma più semplice e disarmante, in grado di ferire e lenire in egual misura.
A questo punto sembra tornare il sereno, ma una nuova ondata di tenebre è dietro l’angolo ed è fatta di gelosie e tradimenti, incarnati da Amarena, calzante colonna sonora per un giro in macchina in una notte d’estate in riviera. Seguono poi Le Cose Sbagliate, che descrive le cazzate che fai nei momenti di maggior cecità (guarda caso, tutti avvenuti al calar del sole) e il binomio Allucinazioni / Faccia Della Notte chiude il lato su note di vulnerabilità, fragilità e incertezza, che in tarda serata possono emergere con maggior forza.
6. KANYE WEST – DONDA (2021)
Quello che potremmo considerare l’ultimo album davvero di alto livello di Kanye. Anche in questo caso, tuttavia, bisogna andare ben oltre le hit (Off The Grid e Praise God) per trovare ciò che fa al caso nostro. La partenza è affidata a Jail, con la quale ci si può perdere a guardare il cielo stellato come farebbe un detenuto sognando di uscire un giorno, seguita a stretto giro da Hurricane con Lil Baby e soprattutto, The Weeknd, sempre un maestro nel conferire ai brani la giusta atmosfera notturna con il suo inconfondibile timbro.
I brani che evocano questo tipo di immagini, tuttavia, non si esauriscono qui, pur non potendo estendersi all’intero album composto da ben 27 canzoni. In Believe What I Say il cantato di Buju Banton e il sample di Doo Wop (That Thing) di Lauryn Hill fanno davvero la differenza e le rendono un perfetto brano da late night dancefloor, mentre Moon con Don Toliver e Kid Cudi parla da sé ed è un autentico inno alla luce che illumina tutte le notti e incanta chiunque la guardi.
7. THE WEEKND – DAWN FM (2022)
Vale lo stesso discorso fatto per i The 1975, ogni suo disco è perfetto per essere ascoltato di notte, ma qui è il concept a dargli quel qualcosa in più. Dawn FM è un album in cui l’ascoltatore si trova bloccato di notte in una galleria, al termine della quale riuscirà finalmente a ritrovare l’alba: ciò vuol dire che gran parte della vicenda è avvolta dal buio e accompagnata da questo fantomatico programma radio (condotto da Jim Carrey) e composto da una serie di slow tracks.
Fatta eccezione per le velocissime Take My Breath e Sacrifice, perfette per quando sfrecci in autostrada durante le ore piccole, il fulcro della mia argomentazione ruota attorno a un trittico ben preciso. Introdotta dalla commovente A Tale By Quincy, Out Of Time è l’emblema della perfetta canzone notturna per testo, musiche e arrangiamento, in cui il sample di un classico del city pop come Midnight Pretenders si rivela essere una carta vincente. Nemmeno il tempo di processare l’ascolto che iniziano a suonare le prime note di Here We Go… Again con Tyler, The Creator, toccante e delicata al livello di uno standard jazz. In questo territorio fatto di tante zone d’ombra Abel Tesfaye è sempre imbattibile, ma con questo disco un po’ di più a mio avviso.
8. ROGER WATERS – THE DARK SIDE OF THE MOON REDUX (2023)
La scelta più controversa, perché questa operazione di restyling intrapresa dall’ex bassista e mente creativa dei Pink Floyd non è piaciuta quasi a nessuno. Non al sottoscritto. Il segreto sta nel pensare a questo disco come un lavoro a sé stante e non come una rielaborazione del classico del 1973: fatelo e sono sicuro che ci troverete del buono.
L’album è stato completamente spogliato, abbassato di tonalità e rielaborato in funzione di una narrazione lugubre e notturna, con arrangiamenti stripped down e lo-fi sui quali la voce cavernosa di Waters si inserisce in punta di piedi con efficacia. Il tutto è stato fatto per mettere ancora più in risalto i testi, più attuali che mai, ma i momenti musicali di livello non mancano: Time è davvero una gemma e l’assenza di assoli è stata compensata con un tappeto sonoro molto emotivo e Us And Them rimane sempre un capolavoro in tutte le sue versioni.
Mettete questo disco prima di andare a letto e vedrete che vi saprà cullare nel migliore dei modi.
9. FRANCO126 – FUTURI POSSIBILI (2025)
Quando si tratta di evocare atmosfere malinconiche e nostalgiche nei confronti di un passato personale che non c’è più, Franchino rimane un maestro assoluto nella scena italiana. E in quale momento della giornata questo tipo di pensieri si intrufolano nella mente dell’uomo? Chiaramente di notte.
L’incipit con Nottetempo insieme a Giorgio Poi è già una dichiarazione di intenti, ma sarà poi Scacciapensieri a calarci all’interno della notte più profonda. I momenti più difficili arrivano con Due Estranei, che vede la partecipazione di Fulminacci, e con Futuri Possibili: in entrambe, ma specialmente nella title track, Franchino mette in mostra tutta la sua abilità nel creare immagini dal sapore fortemente cinematografico, così vivide e intense da far davvero immedesimare l’ascoltatore nella sua situazione di cuore profondamente infranto. Insomma, per questo disco il nostro affezionatissimo ce lo immaginiamo a letto a piangere nelle ore più piccole mentre ripensa a ciò che ha vissuto e non può più avere, ma questo gli ha permesso di tirare fuori dal cilindro un disco solido e dalle precise atmosfere.
10. MASSIVE ATTACK – MEZZANINE (1998)
Se fate caso questo è l’unico disco della lista pubblicato nel secolo scorso (e in realtà anche per poco), il che dimostra che forse negli ultimi decenni ci sia stato un riavvicinamento verso la dimensione notturna. Ben prima che arrivassero tutti i dischi visti in precedenza, a fine anni Novanta ci pensò la band di Bristol ad evocare questo tipo di atmosfere.
In questo caso tutti i brani ne risultano permeati, ma per la prima volta quelli più celebri ne rappresentano l’essenza: Angel con la voce di Horace Andy esprime perfettamente il contrasto che si crea tra dimensione carnale e spirituale nel rapporto con l’altro sesso, specialmente a seguito di una notte trascorsa insieme, mentre Teardrop ipnotizza grazie alla voce di Elizabeth Fraser e all’incessante loop di batteria del suo sample. Provate, tuttavia, ad ascoltare il disco intero e vi renderete presto conto che potrebbe rappresentare la perfetta colonna sonora per alcuni film che in quegli anni evocavano perfettamente quelle atmosfere, buie e fredde, tipiche delle metropoli, come Lost In Translation e Fallen Angels.





