I 9 MIGLIORI ALBUM ITALIANI DEL 2025 SECONDO LA REDAZIONE
Ed ecco come da consuetudine che chiudiamo il 2025 con i migliori Album Italiani usciti durante l’anno, nella nostra non classifica, creata dall’intera redazione.
Abbiamo individuato 9 Album che sono state le punte di diamante del 2025, il numero 10 diccelo tu!
JOANITA – JOAN THIELE
E’ la rivelazione femminile sofisticata di questo 2025, che con questo album, uscito alla vigilia della dirompente partecipazione a Sanremo ha addirittura rischiato una nomination ai Grammys come Best Pop Vocal Album. Con il suo rock sperimentale e cinematografico, devoto al western e alle grandi colonne sonore che lo hanno accompagnato, Joan libera storie ed emozioni intimissime, ma mai che più universali, lasciando che l’intensità dei suoi sentimenti rimbombi addosso a chi la ascolta sotto forma di potenti esplosioni rock.
Moderna divinità di una religione e di un tempo non ben definito, come si mostra in copertina, Joanita è pronta a rivendicare il continuo dualismo tra “puta e santa” dedicato al suo genere (Bacio sulla fronte), a fare scelta da secchiona campionando Pietro Umiliani in Tramonto, ad abbandonarsi a un amore tanto bello quanto onirico in Occhi Da Gangster ft. Frah Quintale e persino a “ballare con la sua libertà” nel rock eclettico e gioioso di Allucinazione. Joanita rappresenta senza dubbio una nuova pietra angolare per la carriera da cantautrice di Joan Thiele, che si era fatta notare in passato, ma che quest’anno ha iniziato a fare sul serio.
Scelto da Giada Giamborino
FUTURI POSSIBILI – FRANCO 126
Quando Franchino ha intrapreso le registrazioni per questo disco evidentemente aveva un unico obiettivo in testa: far piangere a dirotto tutti i suoi fan. Sì, perché il terzo album in studio dell’artista romano è un’autentica monografia sulla fine di una relazione e sui cuori infranti. Proprio in quel frangente in cui, per parafrasare una delle tracce del disco, Scacciapensieri, “marzo fa spazio ad aprile”, quando l’inverno finisce e la bella stagione si appresta ad arrivare, lui decide di uscirsene con questo disco, che ti cade addosso come il più pesante dei macigni e ti costringe ad ascoltarlo e a rivederti nelle sue varie canzoni.
La penna come sempre è ispiratissima (anzi, forse pure di più rispetto a Multisala), carica di emozioni e di immagini vivide e tremendamente reali, che si riflettono in brani come Ancora No, Quattro Fermate, Prima Dell’Alba e la struggente title-track Futuri Possibili. Gli ospiti nel disco sono pesati al milligrammo e arricchiscono i brani in maniera unica: Nottetempo con Giorgio Poi diventa un inno da cantare a squarciagola; Due Estranei grazie alla presenza di Fulminacci diventa quella hit di qualità che la prossima estate (purtroppo) migliaia di fan ascolteranno a ripetizione; e anche Bella Mossa senza l’inconfondibile timbro di Coez non sarebbe la stessa. Quando si tratta di creare immaginari visivi e sonori per i suoi album Franco126 si dimostra un campione assoluto e questo disco ne è l’ennesima riconferma. Le canzoni scorrono via una dietro l’altra con una fluidità notevole, per cui occhio a non abusarne o potrebbe farvi molto male.
Scelto da Luca Di Criscio
UNA LUNGHISSIMA OMBRA – ANDREA LAZLO DE SIMONE
Un album etereo che ci giunge da un’altra dimensione, in cui la psichedelia e l’elettronica si uniscono ad una penna mai banale e a tematiche in grado di suscitare riflessioni profonde. Questo e molto altro rappresenta l’ultima fatica discografica del cantautore torinese Andrea Lazlo De Simone, giunto al suo terzo album in studio e capace di realizzare un vero e proprio progetto audiovisivo, coniugando la musica con la grande passione per l’arte cinematografica. Un lavoro che fa ritornare in vita il maestro Franco Battiato, richiamandone le atmosfere squisitamente mistiche e oniriche, oltre al sapiente utilizzo dei sintetizzatori, qui rappresentanti un vero e proprio prolungamento inanimato, grazie al quale l’artista esprime sentimenti ed emozioni.
Il concept inizia con un prologo strumentale(Il buio), necessario per farci entrare nell’universo del musicista. Ricordo tattile è una poesia di struggente malinconia, mentre Colpevole è una potentissima invettiva contro la pavidità umana, contro chi fa finta di non vedere. Neon, Diffrazione, Spiragli e Rifrazione sono chicche strumentali nate con l’obiettivo di fare da intermezzo tra le varie tematiche trattate dal cantautore. Quando e Per te sono manifesti di un amore nostalgico, di sentimenti puri e vividi, di una nobiltà d’animo ormai diventata un lontano ricordo. In definitiva, una riuscitissima opera da ammirare e contemplare, in cui immergersi e riconoscersi, perché le paure, quando condivise, assumono un significato totalmente diverso. Un lavoro in cui tematiche del tempo, dei pensieri intrusivi, della nostalgia, dell’amore e del dolore sono amplificate da una capacità compositiva strabiliante.
Scelto da Davide Rossit
MA IO SONO FUOCO – ANNALISA
Maschio, Piazza San Marco, Esibizionista. Se vivete su questo pianeta è impossibile che le vostre orecchie ne siano rimaste immuni. Queste tracce non si limitano a suonare in radio; vi perseguitano, vi rimbombano dentro, ripetendosi come un mantra ossessivo che ci ha trascinato dal sudore estivo di Maschio fino all’invasione capillare di tormentoni come Piazza San Marco ed Esibizionista.
Con l’album Ma io sono fuoco, Annalisa blinda la sua posizione di vertice nel panorama pop italiano del 2025. Dimenticate le canzonette usa e getta: qui ci troviamo davanti a un disco mai banale, che disseziona gli amori tossici, le relazioni complicate e i disastri emotivi servendoli in una piccante salsa moderna. Il veicolo per questo viaggio? Un’architettura sonora fatta di elettro-pop scintillante e richiami anni ’80 così potenti da farvi venire nostalgia di un decennio che forse non avete nemmeno vissuto. Un disco chirurgico, perfetto per chi vuole sentir parlare di amore (e delle sue conseguenze nefaste) con quel linguaggio diretto, veloce e un po’ folle come solo i giovani sanno fare. Se cercate la colonna sonora per rendere epico il vostro caos sentimentale, l’avete trovata.
Scelto da Livio Attanasio
ORBIT ORBIT – CAPAREZZA
C’era chi lo dava per finito, chi pensava che Exuvia sarebbe stato il suo ultimo disco e chi credeva che ormai i problemi all’udito l’avessero sopraffatto. E invece Caparezza non ha mai mollato e torna con quello che forse è il suo album più particolare e ambizioso. Il nono disco dell’artista di Molfetta, infatti, è un intreccio con la nona arte: il fumetto. Anzi, è nata prima quest’ultima componente rispetto all’album in senso stretto, che narra il viaggio di Caparezza tra galassie lontane, pianeti delle idee, esseri fatti di pece ed eserciti che impugnano matite. Il disco si riconferma ancora una volta un progetto di altissimo livello, caratterizzato da un importante cambio di sonorità e diretto più verso l’elettronica degli anni 70/80, che tanto deve a personaggi come i Kraftwerk e Gary Numan.
È un disco di prime volte, tante a livello musicale: c’è un brano dominato dalla chitarra acustica come Pathosfera, un altro interamente guidato da un arrangiamento orchestrale il cui organico supera i 70 elementi come Perlificat, un campione di Delirio di Gianni Morandi in Gli occhi della mente e persino una cover come Il Banditore di Enzo Del Re, un’autentica guerra di onomatopee fumettistiche. Non mancano, poi, brani che cercano di strizzare l’occhio al pop (Io sono il viaggio) così come quelli più introspettivi. In particolare, A comic book saved my life risulta molto toccante nella descrizione del periodo buio vissuto dall’artista negli ultimi anni, tra paura di perdere totalmente l’udito, tentazione di farla finita e rinascita, proprio grazie alla valvola di sfogo offerta dal fumetto. Capa, dunque, non è finito ed è più vivo che mai, ascoltate questo disco e ne comprenderete la ragione.
Scelta da Luca Di Criscio
FUORI MENU’ – GOLDEN YEARS e ARTISTI VARI
Più volte negli scorsi anni le miscellanee si sono rivelate formule vincenti, passando dall’essere appannaggio esclusivo della scena rap, che ne ha sdogato la popolarità grazie alle iconiche compilation del collettivo Machete Crew, fino a pervadere anche gli angoli più insospettabili del pop. Quest’anno chi ci sorprende con il migliore assortimento, secondo noi, è il producer Golden Years, che a fine maggio ha pubblicato il suo FUORI MENU’: 12 tracce, 15 artisti, 27 minuti.
Un contenuto rapido, ricco e istantaneo che spazia tra la scena urban e il nuovo cantautorato fotografando molto bene voci, tematiche e dinamiche in atto nella musica italiana. Il disco mantiene gli stessi pregi che avevano reso creature vincenti gli altri “piatti ricchi” che lo hanno preceduto: un ottimo terreno sia per gli esordienti promettenti della stagione (Lorenzza, Dov’è Liana, prima stanza a destra) sia per rilanci interessanti (vedesi l’intervento caustico di TUTTI FENOMENI nella pseudo hit estiva Morena, già attesissimo con il suo nuovo album LUNEDI’, in uscita a gennaio). E poi ancora, locura senza sensi di colpa (Tighidà) e sobrietà inaspettatamente azzeccate (L’appartamento), in un contesto dove alla fine l’importante è essersi ascoltati tutti insieme.
Scelto da Giada Giamborino
ORRIDO – COLGATE
Il 2025 era l’anno della provincia veneta ancora prima dell’exploit cinematografico de Le Città di Pianura di Francesco Sossai, Orrido, il disco di esordio dei còlgate uscito lo scorso marzo ne è la prova. Si tratta di un disco nato da uno strano processo di sedimentazione: per circa 6 anni la band di San Donà di Piave ha suonato in lungo e in largo per la pianura i brani del disco prima di arrivare a inciderli. Come ci hanno raccontato ORRIDO è un disco shoegaze, alt-rock, (ri)scritto dall’inglese all’italiano in una sola notte, dai suoni nitidi e pieno di rabbia giovanile, che parla di adolescenza, della provincia e dei suoi sguardi, di riti sociali, di amore e anche di femminicidio.
Un album necessario e forse anche avanguardista per i nostri tempi, dove la prospettiva di ritorno a una dimensione di vita più ristretta ed umana sembra diventare sempre più appetibile: le parole e i suoni Marta, Andrea, Giulio e Matteo stupiscono per la capacità di smembrare le dinamiche di interazione umana in questi piccoli contesti confrontandole con quelle delle grandi città. Un album mentale, pieno di contrasti, non solo da ascoltare ma soprattutto da capire. Ne vale la pena.
Scelto da Giada Giamborino
DE RELITTI – BLUFF
Con questo secondo album l’artista toscano è riuscito in ciò che tanti altri prima di lui hanno tentato di fare con alterna fortuna: realizzare un disco dalle sonorità fortemente brit, cantando in italiano e cercando di far coesistere queste due dimensioni in maniera organica e armoniosa. Già dall’incipit di Quasi venerdì il disco trasuda tutta la sua atmosfera da dancefloor notturno, ballabile ma malinconica, che trova in AM degli Arctic Monkeys il suo antesignano più nobile.
Anche le successive Animali Notturni e Date un premio a quest’uomo si muovono tra sonorità che ammiccano ai ragazzi di Sheffield, ma dalla successiva Una più del diavolo le influenze si ampliano in modo esponenziale. Se quest’ultima vanta un tocco più elettronico grazie al riff affidato ai sintetizzatori, la vera sorpresa arriva con Au Revoir, che con i suoi tocchi di piano tendenti quasi al jazz trasporta direttamente nella notte di una grande capitale europea. Più avanti arriveranno anche trombe, assoli di chitarra e molto altro: insomma, tanta musica e tutta suonata. Un disco che scorre via con grande piacevolezza, proprio come quando si sorseggia un buon drink immersi in una delle atmosfere serali di cui tutte le tracce sono pregne e De Relitti si presenta come un autentico regista musicale, le cui canzoni evocano immagini precise e nitide.
Scelto da Luca Di Criscio
IL DOLCE RICORDO DELLA NOSTRA DISPERATA GIOVENTU’ – FACCIANUVOLA
Con un richiamo bucolico alla spensierata innocenza di una giovinezza forse mai realmente vissuta e un’autorialità un po’ meno concentrata sul clubbing e un po più sull’It-pop, torna già nel 2025 con un secondo LP, un piccolo producer che sta facendo grandi cose: faccianuvola. Dopo averci saputo incuriosire con il suo album di esordio intitolato le stelle* il sole; l’arcobaleno)), che vi segnalavamo tra i migliori album del 2024. Il giovanissimo producer Valtellinese avanza nella sua esplorazione dimensionale di musica e sentimenti e rinnovando il legame stretto con la musica elettronica – a sua detto lo strumento più interessante in circolazione per sperimentare con i suoni – mette in prima linea le proprie doti di autore.
Fresco e giocoso Il dolce ricordo della nostra disperata gioventù ci trasporta tra il paesaggio incontaminato delle Prealpi lombarde, da cui faccianuvola proviene e che omaggia nella copertina, quanto in una dimensione sintetica immateriale, dove il frastuono della vita metropolitana si ferma c’è spazio per le consuete incessabili danze (fulmine a ciel sereno, portami a ballare in primavera, disperata gioventù), per assillanti reminescenze (un’ora come prima, verticale) e per il riposo (gli intermezzi narrati da un baby voice (corsa) (dolce ricordo) e (riposo)).
Scelto da Giada Giamborino





