Aliena ovunque: la vita di Birthh sospesa tra due continenti in “Senza fiato”
Scappo via da tutto ma non è cambiato niente, sono sempre un alieno in un altro continente
dal testo di Little Rat di Birthh
In questo senso di estraneità vive il senso di Senza Fiato, il nuovo disco di Birthh (pseudonimo di Alice Bisi), disponibile dal 24 aprile per Carosello Records. Per la prima volta completamente in italiano, questo album segna un punto di svolta: dopo anni di carriera internazionale, Alice sceglie di scrivere nella propria lingua madre per dare voce a una domanda che attraversa tutto il disco: come si trova un luogo in cui sentirsi davvero a casa?
Il percorso della cantautrice e producer toscana è quello di un’artista in continua evoluzione: dalla prima chitarra a sei anni ai palchi del SXSW in Texas, Alice costruisce a poco a poco la sua identità di producer allontanandosi da un Paese in cui non si sentiva libera per ricostruirsi altrove. Ma la libertà trovata a Brooklyn porta con sé una frattura: quella di chi vive divisa tra due mondi, due identità e due lingue che non sempre riescono a coesistere.
Dopo WHOA (2019) e MOONLANDED (2023) – lavori che si aprono a un linguaggio alt-pop ibrido con influenze folk, soul, jazz e hip-hop – Senza fiato segna una svolta più personale.

La scelta di scrivere in italiano è un rischio necessario: accorcia le distanze emotive e le permette di esprimere in modo più diretto le sue paure. L’album racconta proprio di questo: è un diario emotivo di tracce brevi, istantanee che catturano il momento e lo cristallizzano, dando al disco un ritmo serrato, come chi è in costante movimento.
Il malessere emerge chiaramente fin dalle prime tracce: in Little Rat raccontala sensazione di sentirsi stranieri nella propria città mentre in Terminal si fa strada la malinconia amara di chi lascia casa per costruire la propria vita altrove. Questo sentimento si traduce anche in suono, la produzione in Terminal si fa più stratificata, quasi a restituire emotivamente la confusione degli aeroporti e delle grandi città come New York. È una frattura non solo geografica, ma identitaria. È il tentativo di tenere insieme due versioni di sé ugualmente importanti ma che non possono coesistere: da un lato la New York di Jumanji, una metropoli capitalista che sfida ogni giorno a un gioco corrotto, dall’altro l’Italia dove ha le sue radici e i suoi affetti.
Musicalmente, il disco unisce influenze urban, folk, elettronica e questo gli dà un’identità riconoscibile ma che non tradisce le sue origini più acustiche. Nonostante gli arrangiamenti siano spesso complessi, si percepiscono chiaramente le sue radici musicali, segno che la chitarra e il piano sono ancora fondamentali nel suo processo creativo. In alcuni brani però la stratificazione sonora è così densa da avvolgere quasi la voce: questo rende il testo meno immediato a un primo ascolto.
Questo lavoro non si limita a raccontare il vissuto di Birthh, ma è anche specchio più ampio del disagio di una generazione a cui mancano delle certezze su cui appoggiarsi. Il racconto si muove in blocchi narrativi speculari, come in Total Black e Sogno. Se la prima ci porta in una dimensione da club, raccontando l’euforia e la sorpresa di sentirsi finalmente parte di qualcosa e non più un’estranea, la seconda trasforma quel momento in una riflessione profonda, accompagnata dal solo pianoforte, per chiedersi con stupore: “sei vera o sei un alieno?”
Il percorso di ricostruzione di sé passa anche attraverso la fine di legami tossici: in brani come Truman e, ancora di più, Bene (da sola), rivendica l’indipendenza come unica chiave per sopravvivere: solo imparando a stare bene da sola il sogno di un legame autentico può smettere di essere una dipendenza e diventare una scelta consapevole. In Canyon, Alice si mostra fragile, temendo che le sue zone d’ombra possano spaventare chi ha accanto, ma trasforma la sua vulnerabilità in un atto di coraggio: giuro che così non morirò.
Il disco si conclude con l’omonima Senza fiato. Qui l’amore puro riprende spazio come l’unico vero protagonista, l’unica forza per cui valga la pena resistere e lottare. L’immagine che chiude idealmente il percorso è quella di due persone che si baciano davanti a dei palazzi in fiamme: è la scelta di credere nella bellezza nonostante l’incertezza. Trovare la propria orbita accanto a qualcuno è, per Birthh, il vero modo di smettere di vivere per finta e sentirsi, finalmente, a casa.
Un articolo di Alessia Ritt





