Antartica, chi?
Bastano un paio di cuffiette per venire trasportati in migliaia di universi musicali paralleli, ognuno costruito su misura per noi. Uno di questi è il mondo degli Antartica, band indie pop di recente formazione, che ha in attivo quattro singoli e di cui molto ci sarà ancora da scoprire.
In questo periodo molto particolare dove le interazioni sociali sono ridotte ai minimi storici e dove è molto più facile sentirsi soli non dobbiamo dimenticare che c’è una cosa bellissima chiamata musica, che può riempire le nostre giornate e tenerci compagnia nei momenti più bui. Bastano un paio di cuffiette per venire trasportati in migliaia di universi musicali paralleli, ognuno costruito su misura per noi. Uno di questi è il mondo degli Antartica, band indie pop di recente formazione, che ha in attivo quattro singoli e di cui molto ci sarà ancora da scoprire. Prima che le nostre vite e le nostre abitudini venissero radicalmente sconvolte li abbiamo incontrati a Vicenza, città nella quale si sono formati e in cui vivono, luogo di nascita di tutta la loro produzione musicale. Ecco cosa ci hanno raccontato.

Come vi siete conosciuti e quando è nato questo progetto?
Io (Marco) e Simone ci siamo conosciuti alle superiori e in precedenza avevamo un altro gruppo pop-punk che si chiamava Orangewig. Dopodiché abbiamo sentito la necessita di dare una svolta al gruppo e all’idea di noi come musicisti iniziando a cantare in italiano. Così abbiamo iniziato a cercare una voce che potesse dar forma al nostro progetto e, grazie ad un amico in comune, abbiamo trovato Francesco che si è unito a noi circa due anni fa, a giugno 2018. Infine, più o meno nello stesso periodo, è arrivato Samuel che ci ha permesso di completare la formazione ed iniziare tutti assieme questa nuova avventura.
Nella risposta precedente avete detto che, ad un certo punto, avete sentito la necessità di iniziare a cantare in italiano. Perché questa scelta?
Provenivamo tutti da progetti musicali in cui i testi venivano scritti solo in inglese. Ci siamo resi conto che in questo modo non riuscivamo ad esprimere al 100% ciò che provavamo, proprio perché eravamo frenati dalla barriera linguistica. Cantare, ma soprattutto scrivere, in italiano è stata la svolta che ci ha permesso di arrivare al nostro pubblico in maniera molto più immediata e consapevole, sia per noi che sapevamo esattamente i sentimenti che volevamo trasmettere, sia per loro che erano in grado di comprenderli nel momento stesso in cui venivano cantati. Inoltre questa nuova scena indie che ha iniziato ad emergere in questi ultimi anni ci ha molto ispirato e ci sembrava il momento giusto per contribuire anche con qualcosa di nostro.

Il nome del gruppo ci ha incuriosito molto: antartica. Da dove ha origine e come mai lo avete scelto?
Sebbene molti la scambino con la parola Antartide, Antartica è una parola vera e propria ed è un aggettivo che significa “opposto all’Artico”, solitamente si trova preceduto dalla parola penisola (Penisola Antartica) che è una parte dell’Antartide. Abbiamo scelto questo nome per le atmosfere che richiama e per il mood che trasmette. Sono davvero poche le parole che hanno una potenza visiva immediata e Antartica ci è sembrata la parola perfetta per rimanere nella testa di chi ci avrebbe conosciuto. Speriamo che il nostro intento riesca.
Parliamo ora del vostro processo creativo: come nascono le vostre canzoni? Chi scrive i testi e chi le musiche? Come vi gestite da questo punto di vista?
Tutte le canzoni che sono uscite fino ad ora (Tornerà, Ikigai, Murakami e Trenitalia) sono state elaborate da tutti i componenti del gruppo. Diciamo che è stato un bel lavoro di squadra: uno portava la sua idea in sala prove e assieme provavamo a darle una forma, sia musicalmente che testualmente. Inoltre, per quanto riguarda la produzione musicale, dobbiamo molto ad Enzo Cappucci (cantante dei Why Everyone Left) che ci ha seguiti e ha creduto in noi fin dall’inizio. Abbiamo scelto di appoggiarci a lui perché eravamo in primis fan del suo gruppo e ci è sempre piaciuto il loro sound, ispirato alle band pop-punk americane dei primi anni 2000. Inoltre, proprio in questo periodo, stiamo lavorando con un altro produttore di Milano, per questo stiamo visitando spesso la metropoli italiana.
Quali sono le vostre principali ispirazioni?
Ci ispiriamo principalmente a sound americani, a band come i The 1975, blink-182, Neck Deep, The Story So Far e Green Day. In realtà, come idea di band, facciamo molto riferimento a gruppi italiani come i Canova, gli Eugenio in Via di Gioia e i Pinguini Tattici Nucleari. Puntiamo a quell’ unicità ed originalità che sono riusciti a crearsi e grazie alla quale sono riusciti ad attrarre una buona fetta di pubblico partendo quasi da zero, proprio come noi. In questo momento il nostro obiettivo è proprio quello di riuscire a raggiungere più pubblico possibile sempre mantenendo le cifre stilistiche che da sempre ci caratterizzano, quali chitarra e batteria molto pronunciate, senza nulla togliere agli altri strumenti. Per noi la musica è molto importante e vogliamo che ci ascolta sia in grado di portarla con sé fino in fondo.
Ad ora avete pubblicato quattro singoli: per primo Tornerà, seguito da Ikigai e Murakami, dulcis in fundo Trenitalia. C’è una sorta di filo rosso che collega le vostre canzoni? Se sì, cos’è?
Ciò che forse accomuna tutte la nostra produzione musicale e quindi anche le quattro canzoni già pubblicate è l’intento trasmettere un’aura malinconica, pur sempre mantenendo una sorta di leggerezza. Vogliamo far riflettere, ma allo stesso tempo non far pesare all’ascoltatore quello per cui sta riflettendo grazie a noi. Giochiamo molto sull’ambivalenza di tristezza e felicità, per noi sono due facce della stessa medaglia che dobbiamo indossare tutti i giorni. Riuscire a trasmettere entrambe le emozioni con un mezzo solo, la nostra musica, è quello che ci poniamo come obiettivo ultimo ogni volta che decidiamo di fare un brainstorming per una nuova canzone.

Dai vostri social si vede molto che curate anche l’aspetto grafico e di video-making del gruppo. È importante per voi questo aspetto?
Partendo dal presupposto che nel panorama indie non va molto di moda curare l’aspetto grafico dei propri social network, si veda il profilo di Calcutta – ad esempio – bensì è molto gettonato il DIY (do it yourself) con il proprio cellulare, noi da questo punto di vista andiamo un po’ controcorrente perché invece ci teniamo molto all’ aspetto estetico del gruppo. Curiamo nei minimi dettagli l’aesthetic del gruppo a partire dalle foto che postiamo su Instagram, ai video che postiamo, alle copertine dei nostri album. Inoltre a cadenza regolare ci piace pubblicare dei simpatici vlog in cui figuriamo noi nella vita quotidiana, troviamo che sia un modo carino per farci conoscere meglio da chi ci ascolta, anche come persone. E quindi andare a creare un legame particolare con i nostri seguaci e condividere momenti assieme a loro.
Infine, che rapporto avete con i talent-show? Credete siano fondamentali per dare una svolta alla carriera di un artista?
Questa domanda cade a pennello perché proprio pochi giorni fa siamo stati contattati da un noto talent show italiano per parteciparvi, però abbiamo declinato l’offerta perché non crediamo che per noi e per il percorso che abbiamo in mente di fare non riteniamo che questo sia un stop necessario. È vero che i talent show ti danno un carico immediato di visibilità che difficilmente è raggiungibile in qualsiasi altro modo, però è anche vero che questa visibilità, a parte rare eccezioni, così come ti viene velocemente regalata, ti verrà anche velocemente tolta una volta che è finito il tutto. Noi non sentiamo la necessità di avere tutto subito, preferiamo procedere a piccoli passi, un gradino dopo l’altro, alla vecchia maniera.
Potete trovare gli Antartica su Instagram: @antartica_chi
Immagini fornite da Antartica





