Festival di Sanremo 2025: Il Pagellone Finale
Voto Carlo Conti: vigile urbano
L’hanno chiamato il festival della restaurazione, ma per noi il Festival di Sanremo 2025 è stato più il festival del gran mischione. Attento a preservare l’eredità (di share) lasciatagli da Amadeus, un Carlo Conti che sul palco dell’Ariston sembra più vigile urbano che conduttore, ha selezionato un cast molto numeroso per non scontentare nessuno. Dunque di tutto un po’: la quota Amici, le donne del pop, le vecchie glorie, hip hop, trap e indie sanremizzato. Il cantautorato – leggasi, chi ha meno di 4 autori – vince, mentre il pubblico si indigna per il posizionamento basso dei divi più pop (Lauro, Giorgia et al.).
A parte qualche punta di diamante, tra i 29 brani in gara l’omogeneità ha dilagato: tanti, troppi, pezzi copia e incolla, sia tra di loro che tra i precedenti brani dello stesso interprete. Queste di seguito le nostre pagelle ai brani partecipanti al Festival di Sanremo 2025.
FRANCESCA MICHIELIN – Fango In Paradiso (5.5)
L’infortunata Francesca torna sul palco dell’Ariston con un brano carico di dramma, ben espresso dalle interpretazioni dell’artista durante le varie serate. Il problema di fondo è proprio questo: nulla di nuovo sul fronte occidentale e canzone come tante altre presenti nel suo repertorio.
WILLIE PEYOTE – Grazie Ma No Grazie (7.5)
Con questa sua seconda partecipazione Willie conferma la sua penna tagliente nel criticare usi e costumi della nostra società e migliora la qualità della composizione. Il brano, in cui si fondono hip hop e soul/funk con echi di Pino D’Angiò, funziona e coinvolge, ma il sedicesimo posto della classifica finale non gli rende affatto giustizia.
MARCELLA BELLA – Pelle Diamante (4)
Chiaramente tentare di portare una nuova Montagne Verdi sarebbe stato a dir poco controproducente, ma questa Marcella in versione girl power non è stata una mossa vincente. C’è il tentativo di fare il verso alla Bertè, ma davvero il ritornello “Forte, tosta, indipendente (…) stronza, forse” era qualcosa che non ci meritavamo affatto.
BRESH – La Tana Del Granchio (6.5)
Il percorso del cantante genovese è stato dignitoso e caratterizzato da continui richiami alla sua terra, come dimostra già il titolo della canzone in gara. Il brano convince, più nelle strofe che nel ritornello, e il leggero autotune messo sulla sua voce non ne rovina l’interpretazione. Azzeccata e coerente è stata la scelta di una cover di De Andrè.
MODÀ – Non Ti Dimentico (5)
I Modà continuano imperterriti a fare i Modà, nonostante Viva I Romantici sia uscito ormai 14 anni fa. Il brano non ha troppe pretese, ma una menzione speciale va fatta per Kekko, in grado di risollevarsi dopo i problemi con la depressione degli anni recenti. Anche lui vittima delle scale killer, ha comunque performato bene senza dare nulla a vedere.
ROSE VILLAIN – Fuorilegge (4.5)
Rose Villain si dimentica dell’attitude di CLICK BOOM! e ci lascia a bocca asciutta con una canzone che non ha nulla di fuorilegge. Occasione persa. Nel frattempo, spopola il meme Si na pret, frase sfoggiata con orgoglio sulla sua t-shirt, auto-dichiarandosi la brat girl italiana. Con un pezzo così senza carattere, poteva affidarsi solo al potere dei meme.
TONY EFFE – Damme ‘Na Mano (3)
Facile sentirsi il king del quartiere quando il quartiere è quello che hai sempre frequentato. Prova a portare la tua musica e la tua visione in un palinsesto un pelino più grande come Sanremo e tutto crollerà. Nessuno si aspettava molto di meglio, ma avevamo lasciato il beneficio del dubbio. E’ lì tutto da vedere: la totale mancanza di espressività canora e non, la patetica scena della collana e il fallimento nell’esecuzione della cover. E non se la cava indossando la maglietta di Lucio Corsi in conferenza stampa, per quanto calzante possa essere il paradosso. Poteva essere una rivelazione come Rosa Chemical o Achille Lauro ai tempi, invece si è dimostrato solo un cantante un po’ troppo arrogante da delegare ai pre-adolescenti. Meglio di no, neanche a quelli.
CLARA – Febbre (6)
Siamo sicuri che la bellezza statuaria di Clara possa compensare quello che manca vocalmente? Le lacune vocali emergono nella serata delle cover, anche se è piuttosto difficile confrontarsi con tre cantanti lirici. Non sfigura, ma sicuramente non è stata un’esibizione impeccabile, mancava di interpretazione e dinamica nella voce. Febbre risulta una canzone orecchiabile, non peggio di tante altre, sempre scritta da Federica Abbate. Il ritornello resta facilmente in mente, ma manca quel qualcosa che è risultato in un triste 27esimo posto.
SERENA BRANCALE – Anema E Core (4.5)
Ci aspettavamo molto di più da una jazzista che ha solcato palchi come quello del Blue Note. Poteva donarci una perla di musica sofisticata, invece ci ha delusi con un pezzo che manca proprio di anima e cuore. Sound carino e ballabile, voce impeccabile (messa in risalto soprattutto nella serata delle cover). Brancale, tu che ne hai la possibilità, potevi puntare molto più in alto.
BRUNORI SAS – L’ Albero Delle Noci (7.5)
Il ritorno del buono e caro cantautorato al Festival. Con un brano intenso e delicato dedicato alla figlia Brunori riesce a mettere tutti d’accordo e il suo terzo posto sa di premio ad un’onorata carriera, che prosegue da 15 anni a questa parte e trova ora un degno coronamento. La cover di Dalla è stata solo la ciliegina su una torta già perfetta.

FRANCESCO GABBANI – Viva La Vita (5.5)
Questo inno a vivere la vita così com’è manifesta poca originalità sin dal titolo, ma se non altro fornisce un’interpretazione canora forte e precisa sempre. Per il resto Gabbani tende sempre a fare il piacione con quelle sue pose un po’ alla Modugno e gli sguardi ammiccanti. Non sfigura, invece, nella serata cover e riporta in auge un dimenticato Tricarico.
NOEMI – Se T’Innamori Muori (6)
Ancora una volta la cantante romana risponde presente: il brano e sopratutto l’interpretazione, sempre graffiante e potente, ci sono. L’errore, semmai, è stato la partnership con Tony Effe durante la serata cover, dalla quale è stata comunque in grado di uscirne indenne fornendo una buona interpretazione di Tutto Il Resto È Noia.
ROCCO HUNT – Mille Vote Ancora (4.5)
Il titolo è la risposta alla domanda: “Quante volte ancora vuoi provare a riabilitare la tua figura come rapper credibile dopo miriadi di hit estive con un altro brano mediocre?” Rocco non molla e ritenta con un brano che tenta di avvicinarsi alle tematiche (e al livello) di Nu Juorno Buono ma ne rimane distante anni luce.
THE KOLORS – Tu Con Chi Fai L’ Amore (5)
I The Colors tornano per tentare l’ennesima hit della prossima estate, ma questa volta, almeno sulla carta, falliscono. Gli elementi non mancano (le spiagge di Mykonos, gli amori estivi), ma il brano questa volta non convince e noi abbiamo ancora in mente il balletto di Un Ragazzo Una Ragazza. Fa strano leggere il nome di Calcutta fra gli autori.
OLLY – Balorda Nostalgia (6+)
Con mullet e baffo alla Benson Boone il giovane genovese si è aggiudicato il podio in questa edizione del festival di Sanremo. Per noi non è stato il miglior brano in gara, ma è stato comunque in grado di imporsi con il suo tono struggente ed un’interpretazione sofferta. La fanbase solida dell’artista ha fatto di certo la differenza nella serata finale.

ACHILLE LAURO – Incoscienti Giovani (7)
L’ Achille di Rolls Royce è un lontano ricordo ormai, perché quello che si presenta quest’anno è un uomo sempre vestito di tutto punto e con grande charm. Con un brano malinconico, romantico e nostalgico raccoglie dolci memorie giovanili giocandosi una carta vincente. Il suo settimo posto, tuttavia, non gli rende giustizia e grida vendetta.
COMA_COSE – Cuoricini (5)
Anche in questo caso Fiamme Negli Occhi appartiene al passato remoto e i due sposini sono cambiati tanto. Si apprezzano il messaggio e il tentativo di introdurre una punta di hyper pop nella scena italiana, ma il ritornello finisce per diventare davvero stucchevole. Nonostante ciò, ci aspettiamo di continuare a sentire questa canzone per molto tempo.
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GIORGIA – La Cura Per Me (6.5)
L’indignazione e il coro da stadio la ripagano del sesto posto, anche se un’artista del suo calibro non ha sicuramente bisogno di conferme per declamare il suo valore. Le sue lacrime mostrano come un’artista ormai navigata possa ancora emozionarsi del plauso del pubblico. E’ questo che ha sempre reso Giorgia inimitabile, la sua purezza e autenticità, che vanno a braccetto con la spontaneità con cui plasma e modella la sua voce straordinaria. Se l’aspettavano tutti sul podio, ma la canzone risulta non così speciale e strizza l’occhio al ritornello di “La sera dei miracoli” di Dalla. Consigliamo comunque una bella lezione di canto con Giorgia alla maggior parte del panorama musicale italiano…Annalisa esclusa.
SIMONE CRISTICCHI – Quando Sarai Piccola (7)
Un brano intenso e delicatissimo, in cui l’autore dialoga con la madre affrontando la sua malattia che le affligge la memoria. Nonostante il tema fosse già di per sé vincente, la canzone, arricchita da un’interpretazione sempre sofferta e con voce spezzata, è stata in grado di commuovere l’intera platea dell’Ariston. Difficile da digerire sì, ma efficace.
ELODIE – Dimenticarsi Alle 7 (5)
Elodie ne ha sfornate di hit durante la sua carriera. Tra queste anche Due
direttamente da Sanremo 2023, dove si aggiudicò il nono posto e un affitto gratuito
nella nostra testa. Di quel Sanremo rimangono gli outfit eleganti e sexy, la sua voce
così riconoscibile e l’attitudine da diva che ormai la contraddistingue. Il pezzo di
quest’anno però manca di carattere e di potenza. Nonostante ciò si aggiudica un
12esimo posto che non è comunque malaccio. Sopravvive forse solo grazie al
retaggio di altre canzoni e a una fanbase ormai consolidata
LUCIO CORSI – Volevo Essere Un Duro (8)
Il nostro vincitore morale del Festival. Arrivato come cantautore semi sconosciuto (notato forse da qualcuno nella terza stagione di Vita Da Carlo), è stato in grado di conquistare tutti con un brano dal grande gusto sul bello di essere normali e con una serata cover vissuta da protagonista assoluto con l’iconico e geniale duetto con Topo Gigio sulle note di Modugno.

IRAMA – Lentamente (6.5)
Sono finiti i tempi delle hit radiofoniche alla “Arrogante”. Questo nuovo Irama ha poco di arrogante e tanto di romantico, e forse ci piace più così. Lontano anni luce dal talent Amici, sceglie di portare al Festival un pezzo che è stato molto apprezzato dal pubblico, con tanti che lo volevano nella Top 5. Se la cava con un nono posto, ma la canzone è già una hit da 3 mln di ascolti e questo è ciò che importa di più a Irama.
FEDEZ – Battito (6.5)
Un festival per rinascere. Fedez arriva in gara dopo mesi di speculazioni di ogni tipo e problemi che continuano a tormentare la sua vita. Ne esce con un onorevole quarto posto, che sa di rivincita contro tutti quelli che lo davano per finito, e un brano in cui si mette a nudo. Attesissimo e d’effetto anche il suo contributo in Bella Stronza di Masini.
SHABLO feat. GUÈ, JOSHUA, TORMENTO – La Mia Parola (7+)
Culto puro. Shablo è stato in grado di mettere su una crew letale in cui star del momento (Guè), leggende del rap italiano (Tormento) e nuove promesse (Joshua) coesistono alla perfezione. Forse il primo vero brano hip hop (intendiamoci, quello old school) ad essere presentato in gara, che ha sancito un momento storico per questo genere in Italia.
JOAN THIELE – Eco (7.5)
“Chi è Joan Thiele???” Questa è la domanda che la maggior parte dei non addetti ai lavori si sarà posto. È la prova che abbiamo ancora giovani artisti promettenti, che tentano di fare musica a modo loro. Con questo brano in stile western, un po’ Tarantino un po’ Morricone, le sue pennellate di chitarra ed una voce fresca Joan si è presentata al grande pubblico.
MASSIMO RANIERI – Tra Le Mani Un Cuore (6)
Grande ed immenso Massimo, ma chi te lo fa fare? Uno come te non ha più bisogno di andare a Sanremo, se non con un brano che possa davvero sparigliare le carte in tavola. Eppure lui lo fa, seppur il brano non abbia chissà quali mire espansionistiche, e ancora una volta dimostra di essere un signore, un interprete di classe e una leggenda vivente.
GAIA – Chiamo Io Chiami Tu (6)
E’ chiaro che questo pezzo finirà facilmente in rotazione radiofonica e pure in qualche trend di Tik Tok, accompagnato da qualche balletto ritmato…e su questo Gaia ci sa fare. La cantautrice italo-brasiliana, reduce dal gradissimo successo di Sesso e Samba, sceglie di portare in gara un pezzo che tenta di emulare quella ripetizione rindondante, ma il risultato non soddisfa perchè la linea tra hit e banalità è veramente molto sottile. La salvano la sua capacità di stare sul palco, una voce comunque interessante e la magica cover che finalmente ricorda le sue origini. Ne sei in grado Gaia, più saudade e meno canzoni telefonate.
RKOMI – Il Ritmo Delle Cose (4)
È un violaento decrescaendo. Rkomi non rinuncia alla sua pronuncia sgangherata, nemmeno nella serata delle cover accanto alla sua amichetta Michielin. Nonostante la canzone di Cremonini solitamente porta a un successo matematico, non è riuscito ad uscire dalla mediocrità neanche nella serata dei duetti. La sua presenza al Festival risulta sottotono e senza una direzione precisa. Ci ha provato con il sentimentalismo e i due anziani ballerini, ma neanche questo ha funzionato. Riprova, sarai più fortunato.
SARAH TOSCANO – Amarcord (5)
Classe 2006, arriva direttamente da Amici 23 con tanta voglia di dare il massimo e farsi conoscere al grande pubblico. La canzone scorre bene, sempre della penna di Abbate che con le hit ci sa fare, accompagnata da una buona presenza sul palco, con passi di ballo appena accennati e outfit anni 50. Si sforza un po’ troppo di essere la nuova Elodie. Elodie che a sua volta cerca di essere la Dua Lipa italiana. Il segreto sta proprio in Amarcord, celebre film di Fellini del 1973: non sarebbe arrivato il momento di concentrarsi sull’identità italiana ricca di immaginari e visioni, invece che emulare sempre lo stampo americano? Sarà stata forse un po’ prematura per questo Festival, ma noi la aspettiamo al varco, sperando metta a fuoco la sua identità.
Le nostre pagelle finali sul Festival di Sanremo 2025 sono a cura di:





