Da Chico Buarque ad Amaro Freitas: in Brasile le rivoluzioni sono anche musicali
In Brasile alcuni musicisti hanno saputo, con la loro arte, essere paladini dei diritti dei più deboli, contro la dittatura e lo sfruttamento delle risorse naturali perpetrati da militari corrotti e criminali.
Una rosa di artisti che va dall’immortale Chico Buarque al jazzista contemporaneo Amaro Freitas, passando per Clara Nunes, Caetano Veloso e Gilberto Gil.
Il ventennio di dittatura militare che soffocò il Brasile
Il colpo di stato del 1964, guidato dalle forze armate brasiliane, riuscì nell’intento di destituire il presidente democraticamente eletto, Joao Goulart, e di instaurare una spietata dittatura militare, anche nota come Regime dei Gorillas, protrattasi per ben ventuno anni. Durante questo periodo il regime limitò le libertà personali, mise sotto silenzio le opposizioni e uccise i dissidenti politici. Iniziò inoltre una politica di aggressiva deforestazione della Foresta Amazzonica e di trasferimento forzato delle popolazioni indigene che da sempre la abitavano. Con l’Atto Istituzionale numero cinque, firmato nel 1968, i militari al potere si presero la libertà di arrestare, torturare e uccidere chiunque fosse inviso al regime.
Il Tropicalismo: forza innovativa e antidoto ad ogni regime
È proprio in questo contesto ostile che alcuni artisti come Caetano Veloso, Gilberto Gil, Clara Nunes e Gal Costa, appena ventenni all’epoca, riuscirono ad imprimere una coscienza sociale alle loro canzoni e a fondare un movimento che avrebbe cambiato la storia della musica brasiliana e mondiale. Sull’onda della voglia di libertà ed innovazione nacque il tropicalismo, movimento culturale in parte ispirato al manifesto antropofago del poeta brasiliano Oswald de Andrade. L’album manifesto di questo movimento rivoluzionario fu Tropicàlia:ou Panis et Circensis, pubblicato nel 1968, al quale parteciparono, oltre a Veloso e Gil, anche Tom Zé e gli Os Mutantes, gruppo rock psichedelico e di ispirazione dadaista. Il disco è intriso di libertà, di rottura con i costumi tradizionali e di sonorità psichedeliche ispirate alla British invasion, movimento capeggiato dai Beatles, che sconvolse e lasciò una traccia indelebile nella musica degli anni ’60. Per le loro idee Veloso e Gil furono arrestati e costretti all’esilio in terra britannica.
Il contributo di Clara Nunes nella riscoperta dell’anima multiculturale del Brasile
La riscoperta delle radici africane del suo paese fu una missione di vita per Clara Nunes, una delle più iconiche interpreti di samba della storia. Il suo capolavoro, Brasil Mestiço, è un melting pot di influenze angolane e brasiliane. La perla del disco è la meravigliosa Morena de Angola, composta da Chico Buarque in suo onore, ricca di riferimenti politici, uno dei quali al MPLA, il movimento popolare di liberazione dell’Angola, che combattè contro il Portogallo nella guerra d’indipendenza.
Chico Buarque: il cantautore del popolo
Ispirato dai lavori del leggendario Joao Gilberto e dal tropicalismo, Chico Buarque de Hollanda iniziò la sua carriera da cantautore nel 1964, proprio nell’anno in cui i militari si presero il Brasile con la forza. Dopo un anno di esilio autoimposto in Italia, nel 1970 tornò nella sua terra natia, dove ormai quasi tutte le canzoni dissidenti erano soffocate dalla censura. Proprio in quell’anno scrisse e pubblicò Apesar de Voce, una sferzante critica ai militari e agli oppressori, che divenne ben presto l’inno delle persone che avversavano il regime. Il pezzo fu naturalmente sottoposto a censura e il suo autore considerato un nemico pubblico da contrastare. In Calice, il brano più esemplificativo della battaglia di Buarque, scritto insieme a Milton Nascimento, il riferimento è all’ultima notte di Gesù da uomo libero, metafora di quello che i cittadini brasiliani pativano dopo l’avvento del regime.
Com’è difficile svegliarsi e dover tacere. Se soffro nel silenzio profondo della notte, voglio lanciare un urlo disumano, che è un modo per essere ascoltato
È un verso che esprime perfettamente il senso di impotenza provato da chi perde la propria libertà.
Il Brasile odierno nei lavori di Amaro Freitas
Il filo conduttore tra i grandi del passato e Amaro Freitas, pianista jazz pernambucano di infinito talento, è l’attenzione ai temi sociali e alla difesa della natura, unite ad una ricerca delle radici dell’autentico sound afrobrasiliano. In Sangue Negro, il suo primo disco, le atmosfere squisitamente bebop e afrojazz accompagnano l’ascoltatore alla scoperta delle influenze africane dell’artista. In Rasif tutte le sfaccettature del pianista esplodono, creando un caleidoscopio di suoni e immagini che fanno vibrare l’anima. Il disco è intriso di ritmi maracatu, un genere afrobrasiliano originario dello stato del Pernambuco, e riferimenti ai grandi jazzisti che lo hanno ispirato, come Thelonious Monk e Chick Corea. Il titolo del terzo lavoro in studio, Sankofa, fa riferimento ad un uccello che si muove in avanti ma ha la testa rivolta indietro. Esemplifica il guardare con consapevolezza al passato, per costruire un futuro che non ricalchi gli errori già commessi. Ritmicamente è la perfetta fotografia dell’evoluzione e della ricerca continua dell’artista. Le variazioni ritmiche sono impressionanti e toccano il massimo della sperimentazione in Cazumbà e Batucada, le due vere perle del terzo lavoro di Freitas.
La meraviglia della Foresta Amazzonica in “Y’Y
Nell’ultimo lavoro del pianista pernambucano, Y’Y(“acqua” nella lingua indigena satere-mawe) l’ascoltatore è travolto da suoni, ritmi e pennellate armoniche che lo trasportano all’interno dell’Amazzonia. La ricerca dell’autentico Brasile pre-colonizzazione si fa sempre più protagonista. Il disco è un grido d’allarme che mette in risalto le continue minacce che l’uomo arreca alla Foresta Amazzonica, tra le quali la massiccia deforestazione e l‘inquinamento dei corsi d’acqua. A partecipare a questo capolavoro della cultura indigena ci sono musicisti straordinari come Shabaka Hutchings, Hamid Deake e Jeff Parker. Quello di Amaro Freitas è un invito a rispettare e prendersi cura della Natura, riconoscendola come nostra antenata e forza superiore ed è in questo messaggio di profondo rispetto che sta la rivoluzione del musicista di Recife.
Il ruolo della musica contro le repressioni
In definitiva, sicuramente la musica non è sufficiente per rovesciare un governo criminale o per far rispettare i diritti di chi si vede privare la libertà. Per dirla con Guccini “Non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni”, ma sicuramente gli artisti possono avere un ruolo rilevante nell’evidenziare le angherie a carico dei più deboli e nell’accompagnare e incoraggiare una rivoluzione.
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