L’intellettualismo di Battiato, tra suggestioni e mondi

Qual è il vero senso dell’opera di Franco Battiato? Cerchiamo di capirlo partendo dalla discutibile opinione della scrittrice Michela Murgia.

Ha fatto un certo scalpore, un po’ di tempo fa, la posizione di Michela Murgia nei confronti di Franco Battiato. Ai fan del Maestro siciliano si è letteralmente accapponata la pelle nel sentire le dichiarazioni della scrittrice sarda durante la trasmissione Buon Vicinato. In un confronto/scontro con la scrittrice Chiara Valerio, in cui si parla del valore dei testi e della musica in alcune opere, la Murgia cita Battiato come esempio di un “finto intellettualismo”.

A volte una voce autorevole dal punto di vista musicale fa apparire di spessore anche testi che sono fragili. Battiato, per esempio, è considerato un autore intellettuale. E invece tu ti vai a fare l’analisi dei suoi testi e sono minchiate assolute. Citazioni su citazioni e nessun significato reale.

Michela Murgia, Buon Vicinato, 01-04-2020

Apriti cielo! Questa è la dichiarazione incriminata che ancora oggi fa parlare. Onestamente, anch’io mi sono chiesta cosa saltasse in mente alla tanto stimata Michela Murgia nel prendere una posizione così discutibile. E ci ho voluto capire di più.

immagine di anteprima del video di Youtube

Che cos’è l’intellettualismo?

Secondo la Treccani, con il termine intellettualismo si intende “ogni concezione che dia particolare valore all’attività conoscitiva dell’intelletto, subordinando ad essa le altre funzioni mentali […].” Nella sua disquisizione, Michela Murgia sembra particolarmente critica riguardo al fatto che i testi di Battiato non comunichino nessun messaggio concreto, né sociale, né politico. E, per certi versi, ha ragione! Molti dei suoi brani più famosi, da Cuccurucucù a Voglio vederti danzare, da Centro di gravità permanente a Shock in my town, sembrano davvero un’accozzaglia di citazioni senza né capo né coda.

Ma dove è scritto che essere intellettuali significhi per forza mandare dei messaggi? È innegabile che l’opera di Battiato sia enigmatica, mistica, caotica, criptica. La sua grandezza sta proprio in questo, e nell’instillare nell’ascoltatore quel germe di stupore e curiosità che lo porta a scoprire altri mondi.

Michela Murgia ha ragione ad affermare che Battiato non manda messaggi chiari e univoci, ma è certamente da stroncare la sua accusa di finto intellettualismo. Forse si è confuso l’intellettualismo con l’impegno sociale/politico, ma qui si aprirebbe tutta un’altra storia.

frammento del video di Voglio vederti danzare

L’importanza della suggestione

Nell’episodio in questione, l’interlocutrice della Murgia difende il cantautore scagliando in campo l’asso della suggestione e dell’evocazione di mondi. E qui arriviamo al punto centrale dell’argomentazione: Battiato è l’intellettuale delle suggestioni, che fa delle sue canzoni dei piccoli scrigni dove sono racchiuse storie, luoghi e persone. Mondi e stati d’animo che si disvelano all’ascoltatore per mezzo delle suggestioni date dalla musica e dai testi dei suoi brani.

Qualche esempio tra i tanti? Il viaggio esotico e folkloristico di Voglio vederti danzare; le diverse forme dell’amore raccontate in Sentimiento Nuevo, La Cura, Mesopotamia, E ti vengo a cercare; il trasporto della malinconia in Summer on a solitary beach.

Certo è che la suggestione non è di facile accesso, i significati che derivano da essa sono quasi sempre soggettivi. Il messaggio di Battiato non può prescindere dalla presenza attiva dell’ascoltatore. Vale a dire che per qualcuno le sue canzoni rimarranno delle semplici canzonette ballabili, mentre per quelli che saranno in grado di decriptare le suggestioni, questi mondi si disveleranno in tutta la loro complessità.

ph: rabendeviaregia, Festival Gaber 2010

Il ruolo dell’ironia

In tutto ciò c’è da chiedersi come mai un cantautore che negli anni 70 e 80 aveva fatto dell’avanguardia quasi estrema a suon di sintetizzatori, a un certo punto si metta a fare canzoni pop. La risposta ce la dà Morgan in un bellissimo episodio di Cantautoradio, interamente dedicato a Franco Battiato.

Dopo essersi dedicato lungamente alla musica sperimentale, Battiato si mise in testa di fare successo veramente,

[…] portando quella leggerezza menefreghista di critical-conformismo dentro l’universo della canzonetta. E con la stessa ironia ha fatto il pop. Oh, ha sfondato e ha plasmato una generazione intera, che credeva fosse pop, e poi in realtà ci scopriva dentro un universo sterminato di informazioni e mondi.

Morgan, Cantautoradio, 11-10-2019

Torniamo al punto di prima. La cifra intellettualistica di Battiato sta nel disseminare informazioni. E lo fa con l’ironia di un motivetto orecchiabile, quasi elementare, con una sorta di leggerezza menefreghista per cui sembra voler dire «io ti offro il mio sapere, poi sta a te ascoltatore andarlo a cercare e farne quello che vuoi.»

Nella stessa puntata, Battiato viene paragonato a un dadaista, a un surrealista della canzone. Effettivamente, i suoi quadri musicali possono apparire come dei grandissimi non-sense, ma la realtà è che celano un patrimonio smisurato di cultura. E il suo più grande messaggio? Spingere i curiosi a un desiderio di conoscenza. Se non è intellettualismo questo…

Lavoro nel mondo della comunicazione e passo il resto del tempo tra sport, libri e concerti. Mi piace scrivere poesie, andare alla scoperta di luoghi e, in generale, guardare oltre la superficie delle cose. Su Cogito et Volo do spazio alle mie visioni e riflessioni.

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