Le conseguenze di un’esplosione: Recensione di “Schegge” di Giorgio Poi
Il concept album di Giorgio Poi è pronto per farsi ascoltare. E c’è lo zampino dei Phoenix.
Erano già un paio di mesi che Giorgio Poi stava preparando il terreno per il suo grande ritorno con un nuovo album. Infatti, durante il mese di marzo, prima è stato pubblicato il singolo apripista uomini contro insetti, poi è comparso nell’ultimo disco di Franco126 Futuri Possibili, duettando con lui nella prima traccia, Nottetempo, subito rientrato tra i brani più apprezzati del nuovo lavoro. L’attesa, tuttavia, è ora terminata e alle porte di questo caldo maggio il suo quarto album in studio, che colma un’assenza in essere da quando uscì Gommapiuma nel 2021, è pronto per esplodere ed emanare in ogni direzione le sue nove schegge.

Questo nuovo lavoro è stato completamente scritto, registrato e suonato in ogni suo strumento da Giorgio Poi in persona, sotto la supervisione del maestro Laurent Brancowitz del gruppo di musica elettronica francese Phoenix, e pensato come un autentico concept album. Infatti, l’intero lavoro, come si evince dal titolo, ruota attorno alle schegge, intese come tutte quelle piccole particelle che, in seguito al caos generato da un’esplosione, iniziano a vagare alla ricerca di armonia ed equilibrio. Questo tema così profondo viene subito esplicitato nel brano d’apertura giochi di gambe: ognuno di noi è una scheggia alla ricerca del proprio posto nel mondo. Ovviamente, una missione del genere implica dover apportare un cambiamento alla propria esistenza, come invita a fare nelle tue piscine attraverso una metafora che affronta l’uscire dalla comfort zone presentandolo come un passaggio dalle piscine agli oceani.
A questo punto, segue quella che forse è la perla dell’album, uomini contro insetti, un viaggio di oltre 4 minuti dal forte carattere letterario, tra il suo titolo tratto da quello di un saggio contenuto nell’ Elogio dell’ozio di Bertrand Russel e il suo testo, autentico flusso di coscienza in stile James Joyce. Qui, infatti, Giorgio Poi mette in atto una riflessione libera, spontanea e continua, priva di ritornelli, in cui tocca tutta la realtà che lo circonda, da sé stesso e le sue relazioni all’ambiente, dai suoi sogni alla società contemporanea. In chiusura, il modo in cui pronuncia gli ultimi versi “Le canzoni sono sempre ridicole/ Scusate/ Lo so” risulta devastante nella sua semplicità e lascia l’ascoltatore in balia della dolce coda strumentale del brano.
La coppia di brani successiva recupera il tema del cambiamento in modo più pratico, ponendo particolare attenzione sulla fine di una relazione e la conseguente ricerca di un nuovo equilibrio. Se non c’è vita sopra i 3000 kelvin, con il suo tema strumentale avvolgente e trascinante, tratta di quegli amori a cui manca qualcosa per compiersi e destinati a crollare, ma ugualmente intensi, les jeux sont faits, invece, si concentra sulle conseguenze di questi eventi, che non permettono di tornare indietro dopo aver chiuso una pagina della propria vita.
Come di consueto nei dischi di Giorgio Poi, arriva anche il momento dello strumentale che riprende il titolo del disco. Non fa eccezione schegge, breve e delicato brano dominato da pianoforte e sintetizzatori, che funge da interludio prima della tripletta finale. Questa si apre con tutta la terra finisce in mare, canzone molto evocativa che sembra eseguire un ritratto del mondo dall’alto, riflettendo anche sul destino degli uomini ed invitando ad abbandonarsi al movimento verso il mare, ulteriore metafora inerente al cambiamento. Le battute finali sono affidate a un aggettivo, un verbo, una parola, dominata dall’elettronica e da una struttura armonica molto particolare, e a delle barche e i transatlantici. In quest’ultima si recupera un’ultima volta la riflessione sui cambiamenti nella vita attraverso l’arguta metafora dell’impresa della conquista dell’America, vista come impegno a tendere verso qualcosa di nuovo e in grado di creare armonia.

Con quest’ultima immagine marittima, che rimarca l’importanza per Giorgio Poi dell’elemento dell’acqua come forza che invita ad assecondare il nuovo percorso, si chiude un disco che conferma ancora una volta la particolarità della voce e dello stile che da anni lo rendono immediatamente riconoscibile nel panorama indie e cantautorale italiano. Giorgio fa quello che sa fare meglio, ovvero brani sospesi a mezz’aria, in cui le sonorità elettroniche dei sintetizzatori la fanno da padrone e le chitarre intervengono solo quando e se necessario: tutto avviene senza strafare, ma senza nemmeno troppi scossoni. Risalta, inoltre, una maggiore maturità nell’esposizione dei temi, anche quelli che sono autentici topoi del genere come la fine di una relazione, e una visione d’insieme degli stessi, tale da rendere il disco molto coeso e coerente.
Non rimane altro da fare che prepararsi per l’ascolto dal vivo di tutto questo nuovo materiale, in modo da verificarne la tenuta sui palchi di tutta l’Italia e non. Prima tappa italiana: Milano, MiAmi Festival, 24 maggio.






