Kings of Convenience: il folk che riempie i teatri

«Qualsiasi sciocco può fare qualcosa di complesso; ci vuole un genio per fare qualcosa di semplice» (Pete Seeger)

Per celebrare la tanto attesa ripresa degli eventi musicali dal vivo, la redazione di Cogito et Volo si impegna a condividere con i lettori le emozioni dei suoi Nuovi Primi Concerti, tra le necessarie misure di sicurezza e la grande gioia del cantare di nuovo tutti insieme. Puoi trovare qui tutti gli articoli di questa rubrica.

Era maggio quando mi sono imbattuta per caso in una sconcertante notizia: i Kings of Convenience sarebbero venuti in tour nella mia città. Anche perché vivo a Catania, un luogo la cui secolare fama si basa su tre essenziali luoghi comuni: l’Etna, la facciata del Duomo, gli arancini (con la i nell’infinita diatriba con i palermitani). Non di certo un posto noto per la sua accoglienza alla musica internazionale, ecco.

Un catanese che apprezzi band estere deve diventare per forza un viaggiatore, o altrimenti arrendersi alla piccola parentesi del panorama nazionale che decide, mentre c’è, di far visita sempre a quell’Etna, quel Duomo, quegli arancini. Immaginate dunque il mio stupore quando ho letto l’ossimoro Kings of Convenience – Catania.

people walking near beige concrete building under blue sky and white clouds during daytime
Credits: Samir Kharrat on Unsplash. Prima foto di Catania trovata sul web. E la seconda è dell’Etna. Che v’avevo detto.

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Tutto vero, signore e signori. Vuoi perché il frontman Erlend Øye ha una casa a Siracusa e conosce bene l’isola, vuoi per l’ingenuo amore che i nordeuropei nutrono per il sud del mondo, c’è davvero un concerto in programma ed è qui. Ipoteco casa e compro i biglietti in seconda fila con vista ricamo del maglione a quadri di Erlend. Le cose o si fanno bene o non si fanno (sarà per questo che non le faccio mai).

Stava andando tutto troppo bene, per cui la regia di questa storia ha deciso di movimentarla programmando per il 26 ottobre la più grande catastrofe naturale che Catania abbia mai visto. Le strade diventano fiumi, le macchine zattere. In un giorno così il minimo che possa succedere è che due poveri norvegesi rimangano bloccati in una stazione di servizio nel siracusano a causa della fitta pioggia. Se anche riuscissero a muoversi, troverebbero il teatro in cui devono esibirsi zuppo come un biscotto da latte.

Are your seats wet? È il 3 novembre e i Kings of Convenience ironizzano sulle sventure passate, finalmente dal Teatro Metropolitan. I sedili sono asciutti, sul palco un po’ di umidità, lamenta Eirik Glambæk Bøe. Ma dopo dodici anni di ritiro dalla scena, durante una pandemia, e persino a Catania: è un miracolo che tutto questo stia avvenendo.

L’atmosfera si mantiene quella del rito sacro per l’intera durata del concerto. C’è un’eterogeneità generazionale che mi sorprende. Davanti a me un signore inglese sulla settantina, emozionatissimo, circondato da ragazzi. Ci sono anche i padri, i bambini. Non è musica che abbia una taglia, questa.

Kings of Convenience in concerto a Catania. Credits: Sabrina Sapienza

I brani del nuovo album Peace or love (2021, EMI Records) si fanno strada timidamente accostati ai grandi classici come Mrs Cold, Misread e Boat Behind. Il duo ci chiede di battere le dita simulando la pioggia (ancora, sigh), solo quella e la chitarra. Il risultato è qualcosa di mistico. Erlend ed Eirik sfoggiano sul palco una timidezza anacronistica per quest’epoca; nei piccoli intervalli osano qualche parola in italiano, ma la loro vera lingua è la musica.

È il vostro primo concerto dall’inizio della pandemia? Molte voci annuiscono. Cantare da sotto una mascherina è una cosa che racconterò ai miei nipoti. Per le canzoni di cui non conosci esattamente il testo è anche un comodo escamotage, ma per il resto è strano, è una barriera all’emozione, più che al suono. È l’imbarazzo di aprire il frigo di notte e non ricordarsi il perché; ti senti un po’ stupido, ma non ha importanza.

La musica dei Kings of Convenience replica anche on stage lo stesso effetto che ti fa mentre l’ascolti in auto la domenica pomeriggio: riportarti all’essenziale. Viviamo un secolo neo-barocco in cui puntiamo a impressionarci a vicenda con la complessità delle immagini e delle parole, e i Kings sembrano provenire da un pianeta a parte. Un mondo in cui una canzone può dire francamente preferirei ballare con te piuttosto che parlarti, in cui le note possono anche essere poche, purché buone. Esente da inutili perbenismi e al contempo dalla spocchia della musica che vuol farsi bella per orecchie più giovani.

A riempire e stupire i teatri un sound folk che li identifica da vent’anni e che mantiene intatta la sua purezza. Persino qui, a due passi dal Duomo, in questa terra che qualche bruto vuol ridurre a una Montagna di arancini e non al tempio di cultura in cui la saggezza dei pochi sta tentando di trasformarla.

Kings of Convenience in concerto a Catania. Credits: Emilio Rugolo.

(Immagine di copertina: Kings of Convenience in concerto a Catania. Credits: Sabrina Sapienza)

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