Beyond the lyrics: Peacetime Resistance – Kings of Convenience

Per dirla alla Frida Khalo: “Innamorati di te, della vita e dopo di chi vuoi”

Erlend Øye e Eirik Glambek Bøe, il duo norvegese nativo di Bergen, seppero fare di necessità virtù quando si trovarono a Londra nel lontano 1998 con nient’altro che un paio di chitarre e una manciata di idee, e perciò decisero di chiamarsi Kings of Convenience, letteralmente “Re di comodo”.

L’album


Declaration of  Dependence
, (Astralwerk, 2009) da cui è tratto il brano Peacetime Resistance, è ultimo album in studio dei due, che sono rimasti pressoché inattivi dal 2009 e che già nel 2005 avevano mollato le redini per dedicarsi ciascuno alla propria vita e musica: Erlend con i The Whitest Boy Alive, Eirik con i Kommode, gli studi di architettura e la paternità. Questo disco, che a rigor di cronaca dovrebbe essere un collage dei ritagli di tempo di due uomini indaffarati, è inaspettatamente un’opera ancora garbata e di delicata fattura, come se non fosse passato un attimo dall’ultimo Riot on an Empty Street. Erlend ed Eirik tornano a giocare con le parole come hanno spesso fatto: “dichiarazione di dipendenza” è un’ammissione di umana fragilità, e forse anche molto di più.

Peacetime Resistance, la piccola canzone invisibile

L’infelice titolo di questo paragrafo è dovuto al fatto che Peacetime Resistance non è stata scelta tra i singoli pubblicati, che sono stati invece Mrs Cold e Boat Behind, di cui condivide la linea morbida ed il violino; né tantomeno ha mai avuto la popolarità della cugina Misread, figlia del precedente long play e forse la canzone più famosa in assoluto dei Kings of Convenience. Ma c’è sempre un ma, e questa volta è racchiuso nella semplicità di un testo che volta le spalle ad anni ed anni di canzoni d’amore tinte di un plastico rosa.

Beyond the lyrics


Potrebbe anche sembrare un’arrampicata sugli specchi, ma non lo è. Quello che i Kings of Convenience vogliono richiedere è lo sforzo di una maturità sentimentale che non abbiamo raggiunto come società neanche nei dieci anni che ci separano dalla prima pubblicazione di questo testo.
La situazione è quella di una coppia che si ama, come forse tutte le coppie, in due modi diversi. Lei ha un continuo bisogno di certezze e rassicurazioni, lui le chiede una tregua da queste ansie, il che potrebbe essere frainteso con una banale pretesa di spazio, ma è invece un atteggiamento adulto, riflessivo.
Come possiamo esserne certi? Beh, leggiamo il testo.
L’unica richiesta di lei è “il conforto degli occhi”, cioè la vicinanza costante di lui, che la capisce perfettamente , tanto da risponderle che tutti (anche lui stesso) desideriamo incondizionata comprensione, ma la invita anche a guardare (e proprio di occhi si parla) oltre: chiunque per riuscire a vederci ha bisogno di distanza, è questa è una verità scientifica sia in ottica che in amore.

La distanza focale non è una scusante per allontanarsi, ma la necessità di non imporre alla propria retina la sola contemplazione della propria relazione, perché c’è bisogno di tanto altro da sentire, da guardare, per potersi amare come si deve.

Forse in passato non era così, forse questi amori storici provati dalla guerra erano chiusi in se stessi e duravano appunto per questo, ma adesso i tempi sono cambiati, ed accorciare i fili per essere sempre più vicini, più incollati, enfatizza soltanto le differenze, i dissapori di una coppia. Quindi dobbiamo attuare questa Resistenza in tempo di pace, combattendo la tendenza ad estraniarci dal mondo esterno, e invece eccoci, stiamo lottando ognuno per conto suo, paradossalmente vicini ma distanti.
Abbiamo quattro occhi, quindi perché desiderare una sola prospettiva? In nome di cosa sacrificare i 360 gradi del nostro intorno, quando potremmo condividere ognuno il suo con l’altro? Per quale motivo, se ognuno ha le sue caratteristiche tonalità, dobbiamo perdere la nostra identità in una forzata mescolanza di colori?

Peacetime Resistance è di un sano egoismo, è politicamente scorretta. Hanno avuto molta più risonanza canzoni il cui contenuto era circa “Sempre insieme tu ed io senza dirci mai addio”, perché il fuoco dalla tempesta ormonale è più facile da spiegare e da comprendere, mentre ci vuole più tatto, più orecchio, per approcciarsi alla disciplina dell’amore libero e perciò pieno e sincero.

Il messaggio è: non voglio perderti ma non voglio neanche perdermi. O per dirla alla Frida Khalo: “Innamorati di te, della vita e dopo di chi vuoi

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