L’uguaglianza nel gaming: arriva Google Stadia

Il nuovo servizio streaming di Google promette di abbassare radicalmente i prezzi e rivoluzionare il mercato del gaming: funzionerà?

Vi è mai capitato di voler provare l’ultimo Fifa, comprare il gioco e poi rendervi conto che il vostro computer non possedeva le specifiche necessarie per processarlo e farlo partire? Vi è mai capitato di non potervi permettere una console oppure di non avere a disposizione tutti i titoli che vorreste perché troppo costosi? Google Stadia promette di risolvere entrambi i problemi, sia quello legato alle prestazioni, sia quello legato ai costi. Insomma, promette di farvi giocare meglio, più facilmente e a prezzi più bassi. Ma cos’è e come funziona Google Stadia?

Il principio di base è semplice: il gioco viene processato dai server remoti di Google – garantendo dunque prestazioni impeccabili – e le immagini vengono inviate in streaming al device che si sta utilizzando. Letteralmente qualsiasi device dotato di connessione ad Internet, dalla televisione di casa allo smartphone. Google ha cominciato a lavorare al servizio già nel 2016, per poi annunciarlo ufficialmente a marzo dell’anno scorso, durante la Game developers conference. La piattaforma è stata infine resa pubblica – solo in versione premiere – il 19 novembre 2019. Insomma, è già disponibile.

Accedere a Stadia è molto semplice: basta utilizzare il proprio account Gmail e si è già pronti per giocare. All’interno della piattaforma c’è una libreria di giochi tra cui scegliere: alcuni gratuiti, altri a pagamento, ma ci arriveremo. Intanto, per chi volesse farsi un’idea dei giochi attualmente disponibili su Stadia, scorrete fino alla fine di questo pezzo.

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Tante aspettative, poca sostanza

La versione premiere è a pagamento, costa 129 euro e porta con sé un controller ed un chromecast per trasformare la propria smart tv in una vera e propria console, potendo giocare ad una risoluzione di 4K HD. «Non hai più bisogno di acquistare hardware costoso. Con Stadia puoi giocare con una risoluzione fino a 4K e 60 FPS sulla TV, senza dover perdere tempo con download o aggiornamenti durante il gioco», così recita la presentazione della premiere edition, che è stata accolta con un pizzico di scetticismo, come vedremo. La novità è che a breve dovrebbe essere disponibile anche Stadia base.

Si tratta della versione gratuita del servizio, per l’uscita della quale Google non ha ancora indicato una data. In generale, una volta terminato il periodo della premiere edition, sarà possibile utilizzare Stadia in due modi: o pagando una versione pro, oppure usufruendo della versione base. La prima costerà 9.99 euro al mese e assicurerà vantaggi importanti: le massime prestazioni previste dal servizio (risoluzione fino a 4K, frequenza fotogrammi a 60 FPS, audio surround 5.1), sconti esclusivi sull’acquisto di alcuni giochi e nuovi giochi gratuiti a cadenza regolare (a partire da Destiny 2). La seconda versione sarà gratuita e permetterà di giocare con prestazioni più basse (su tutte, risoluzione fino a 1080p) e non garantirà sconti o giochi gratuiti.

C’è una domanda che a questo punto sorge spontanea: quale velocità di connessione è richiesta per far funzionare a dovere il servizio? Davvero sarà possibile giocare “ovunque”? Google raccomanda una velocità di connessione di almeno 10Mbps per giocare in HD e di almeno 35Mbps per giocare in 4K. Insomma, sulla carta richieste non troppo elevate. Sulla carta. C’è da considerare, però, come al momento del lancio Stadia sia supportata solo da alcuni tipi di device. Delle smart tv, che richiederanno sempre l’acquisto del chromecast, si è già detto. Per quanto riguarda i tablet, Stadia supporta quelli con Chrome OS, tra cui Pixel Slate, Acer Chromebook Tab 10 e HP Chromebook X2. Per quanto riguarda gli smartphone, Stadia supporta quelli della gamma Pixel 2, Pixel 3, Pixel 3a e Pixel 4.

Insomma, dobbiamo considerare che Google Stadia è un progetto pensato per essere fruibile con chromecast piuttosto che con il semplice Google Chrome, soprattutto nel caso in cui il giocatore cerchi qualità grafica, zero input lag e problemi, come freezing e perdita di pacchetti, che per un hard-core gamer sono sicuramente non indifferenti. Inoltre, almeno in fase di lancio, sarà disponibile solo sui device a marchio Google. Tenendo bene in mente queste premesse, possiamo ancora definire Google Stadia un sistema play anywhere?

Cosa dice chi l’ha provato

Google Stadia risulta ancora un prodotto acerbo: ci vogliono un’ottima connessione ad internet, un dispositivo chromecast non obbligatorio ma quasi, e dobbiamo dimenticare – per adesso – le esclusive.

La maggior parte delle testate giornalistiche d’intrattenimento, nonostante lascino trapelare una vena di entusiasmo, indicano il 2020 come il noto “anno della svolta”. Quando una console viene messa sul mercato, come ci insegnano PS4 e Xbox One, l’anno che segue il lancio è costellato di promesse, hype, rumors e poche esclusive, che aumentano invece con il consolidarsi del progetto.

Anche Google Stadia, nonostante non sia propriamente una console, sta seguendo questa scia. Il problema, però, è che mentre Microsoft e Sony sin da subito hanno potuto vantare esclusive tripla A, ossia di grande qualità tecnica e con team di esperti al lavoro negli anni precedenti all’annuncio dei titoli, Google si è fatta forza sugli indie games, che ad eccezione di rari casi non costituiscono esclusive remunerative.

Se pensiamo a come la strategia di mercato di Sony e Microsoft si sia basata su una a gara a chi produce esclusive allettanti, con investimenti di denaro e grandi sviluppatori, capiamo come Google Stadia al momento non possa competere con i due colossi del gaming. Anche perché, ricordiamocelo, non manca molto all’uscita delle console next-gen, e PS5 e Xbox Series X non risparmieranno colpi bassi.

Come lo streaming ha cambiato l’intrattenimento

Pensare al gaming offline, oggi, è quasi un paradosso. Anche i giochi in single player, per quanto non prevedano altri giocatori reali, necessitano di downloadare aggiornamenti e DLC e prevedono interazioni anche minime con il mondo esterno. Non è quindi una scoperta del tutto innovativa basare un sistema più sulla connessione ad internet che sull’hardware: gli abbonamenti a servizi online che fungano da cloud per giochi interessanti e soprattutto tripla A, come quelli messi a disposizione da EA Games (EA Access) e Microsoft (Xbox Game Pass), oltre ad avere prezzi esigui rispetto alla qualità offerta si affiancano all’utilizzo di PC e console potenti, pensati appositamente per il gaming.

A margine di questa presentazione sommaria di Stadia, occorre riflettere sui cambiamenti che – almeno idealmente – potrebbe apportare al mondo del gaming. Eliminando di fatto la necessità di acquistare una costosa console o un pc pensato per il gaming, potrebbe allargare di molto la base dei giocatori. In effetti, il target di Stadia sembra fare riferimento ai casual gamers piuttosto che ai giocatori competitivi. La stessa decisione di puntare ad azzerare i tempi di download sfruttando una piattaforma streaming va in questa direzione: guadagnare tempo inficia pesantemente le prestazione, ovvero l’unica cosa che conta per un gamer professionista.

Il principio alla base del servizio è lo stesso che soggiace a progetti come Netflix e Dazn: allargare la base dei fruitori abbassando i prezzi e, almeno inizialmente, tralasciando la qualità del prodotto. Se funzionerà, il divario tra i gamer competitivi – disposti a spendere tanto per giocare – e i giocatori per hobby si accorcerà sempre di più. Sarà la definitiva “democratizzazione” del gaming, finalmente alla portata di tutti?

Articolo a cura di Laura Rampin e Alvise Renier.

Cover image: Wikimedia Commons, originally posted on Flickr/dronepicr, licensed under the terms of the cc-by-2.0

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Una volta mi piaceva pensare a sei cose impossibili prima di fare colazione, adesso prima prendo un caffè. Con tanto zucchero.

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