Un giro al supermercato
Entrando al supermercato, ci rivolgiamo sempre ai soliti prodotti: compriamo le stesse cose, senza neanche domandarci se potremmo variare un po’ di più. Ecco qui di seguito qualche spunto di riflessione, in forma di dialogo tra le corsie.
«Che coincidenza! Ci si ritrova proprio al supermercato, come va?»
«Ehilà! Direi bene, anche se ho un dilemma. Vediamo un po’: come scegli cosa cucinare, tu?»
Parcheggiati i rispettivi carrelli, ci appartiamo a discorrere vicino ai pacchi di zucchero, in uno slargo accanto ai magazzini.
«Mah, di solito in base al tempo di cottura. Meno ci mette a prepararsi, meglio è».
«E se qualcuno si mettesse ai fornelli al posto tuo?»
«Oh, la musica cambia, in quel caso. Scelgo il cibo che preferisco, ovviamente».
«E qual è, se posso chiedere?»
«La pizza. L’apoteosi della dieta varia: cambia in base a quello che decido debba avere sopra!»
«Hai mai pensato di assaggiare qualcosa di nuovo, ogni tanto?»
«Beh, il pianeta offre sempre le solite cose, no? Grossomodo la pasta è il primo piatto più comune, mentre con i secondi ci si può sbizzarrire, cambiando tipo di carne o pesce. Per contorno adoro l’insalata, preferibilmente Iceberg. So che potrei aggiungerci rucola e radicchio, ma non apprezzo l’amaro».
«In realtà, a offrire poco è il mercato. Sai, ci sarebbero ben trentamila specie di piante commestibili, ma ne mangiamo prevalentemente quattro! Molte meno del centinaio scarso di varietà che ci propongono gli scaffali dei supermercati di media grandezza».
«Ah. E che fine ha fatto il resto?»
«Per ora non si è estinto, ma sarebbe bello non vedere unicamente monocolture di mais, nel prossimo futuro. Mi ricorderebbero troppo Interstellar».
«Il mio colore preferito è il giallo…»
«Anche la colza è gialla, ma ha il difetto che non ci si fanno i pop corn».
Un commesso ci chiede un po’ di spazio in più, per riuscire a pulire il pavimento dalla pioggia di granelli bianchi che caratterizza l’angolo dello zucchero, troppo shakerato dalla clientela. Ci spostiamo da parte, sorvegliando distrattamente l’operazione e continuando a chiacchierare.
«E tu, che mangi?»
«A dir la verità, non sono tanto più virtuosa. Ma di recente all’Eurospin ho scoperto i lupini, persi tra i cibi temporanei che occupano l’area del frigorifero che batte la bandiera del veganismo. O meglio, non c’è un vero e proprio stendardo, ma in qualche modo sembra che ad un certo punto si apra una parentesi elitaria fatta di sacchetti di quinoa e bricchi di latte d’avena. Una volta chiusa la parentesi, il consumatore onnivoro ricomincia a prestare attenzione alla parete di prodotti, senza ben capire cosa si è perso».
«Anche a me pare sia diventato una moda, il cibo: alcuni stili, tuttavia, sono più sani di altri. Prendere la piramide alimentare al contrario, per esempio, non è come infilarsi una maglietta a rovescio…»

«Eh, no».
«Ho sentito menzionare diete che lo fanno. Dico, mettere in equilibrio sulla punta il famoso schema».
«Oh, hai mai riflettuto sul fatto che ci dovrebbe essere una dieta specifica per ogni individuo?»
«Intendi come quella basata sull’oroscopo?»
«No. Decisamente no. I segni sono dodici, noi sul pianeta siamo otto miliardi. Hai fatto caso alla proporzione?»
«Tranquilla, scherzavo, non scaldarti! Allora, dicevi: una dieta specifica per ciascuno di noi… Continua».
Riprendo fiato, un sopracciglio ancora minacciosamente sollevato.
«Sul web si trovano ricette per la magrezza, la vita eterna, la salute ritrovata. Come se ci fosse una direttiva universale che lega statisticamente il numero di ravanelli sgranocchiati in sette giorni all’aspettativa di vita o al benessere generale. Beh, le cose sono un filo più complicate di così. Tu sei alto, vai a passeggiare appena smonti da lavoro, hai una costituzione robusta e sei allergico alle arachidi. Io sono bassa, tendenzialmente sedentaria e ho la tiroide che funziona con più calma del previsto: eppure, abbiamo lo stesso gruppo sanguigno! Secondo qualcuno, dovremmo mangiare le stesse cose. Ma a me i mandarini piacciono».
NDA: Nella “dieta dei gruppi sanguigni”, per gli appartenenti al gruppo A sarebbero sconsigliati frutti come mandaranci, banane, meloni, noci di cocco. Tuttavia, per com’è costruita complessivamente, nonostante non abbia alcun fondamento scientifico, poiché rispetta a grandi linee dettami nutrizionali sensati, se precedentemente veniva seguito un regime alimentare insalubre, osservandola si otterranno dei miglioramenti. Ma non saranno affatto dati dall’aver scelto di mangiare prugne e pompelmi al posto di altri frutti: saranno dati dall’aver iniziato a mangiare più frutta in generale!
«Già. A conti fatti, i segni zodiacali sono addirittura più rappresentativi: i gruppi sanguigni, dopotutto, sono otto considerando l’Rh, ma non determinano il fenotipo di nessuno. Si dice così, giusto?»
«Bravo, vedo che hai studiato. Il fenotipo è proprio l’aspetto fisico di una persona, ma non è affatto regolato dal sangue o, nello specifico, dagli antigeni espressi dagli eritrociti».
«Sai, credo di iniziare a capire il punto. Mia nonna ha la dentiera e un metabolismo meno esoso di quello dei nipotini: non può certo mangiare le stesse cose che Internet propina a me per diventare un fuscello! E poi, a me va benissimo il mio fisico, ho il torace largo e faccio fatica a trovare una camicia che non mi strizzi le spalle, ma so già che nessuna dieta cambierà questa caratteristica. Certo, mangio troppo spesso pasta e panificati, ma dovrebbe essere proprio meno comodo rivolgersi ai servizi d’asporto della bigoleria all’angolo!».
«Anche il sushi si può ordinare d’asporto, ma capisco che il listino prezzi del giapponese non invogli a provarlo due volte a settimana e otto al mese».
«Già. In compenso, ho scoperto un mercato del pesce molto carino: pare venda varietà ittiche assurde, a detta di una mia collega».
«No, non sono assurde, ti assicuro che la lampuga esiste da parecchio tempo anche nel nostro Mediterraneo».
«Anche il pagello?»
«Anche il pagello».
«Forse, da consumatori, dovremmo iniziare a domandarci che c’è là fuori. Mio nonno sapeva riconoscere i funghi, raccoglieva i denti di leone e le ortiche: oggi a stento si sa che il trifoglio è commestibile».
Tamburelliamo entrambi le dita sul bordo dei rispettivi carrelli, guardandoci intorno e pensando ai singoli reparti del supermercato. Immaginiamo gli scaffali affollati di prodotti, in un rapporto di appena 1 a 150 con la realtà, e nella sola categoria ortofrutticola. Sogguardiamo le luci al neon, chiedendoci se ci sarà il tempo di vedere un cambiamento positivo intorno a noi, rimanendo in silenzio.
«Dai, ti lascio che devo andare. Intanto, fa bene parlarne: grazie della compagnia!».
«Vado a casa anch’io, con una vaschetta di insalata d’orzo. D’altronde, da qualche parte bisogna pur iniziare».
A proposito di cibo, un ulteriore consiglio di lettura sono gli articoli di Natalia Boscolo: potreste iniziare da quello sull’avocado 😊
Immagine di copertina:
Foto di Hier und jetzt endet leider meine Reise auf Pixabay aber da Pixabay





