Scoprire il sistema solare attraverso le comete

Agglomerati di roccia e ghiaccio, fonte di stupore ma anche di preziose informazioni sulla natura del nostro sistema solare

Oggetti affascinanti, luminosi, sporadici o periodici, considerati portatori di fortune o sventure. Le comete da millenni fanno parte, secondo varie interpretazioni non sempre scientifiche, dei diversi sistemi culturali del mondo. La loro scoperta può avvenire in modo del tutto casuale oppure può essere frutto di una sistematica ricerca avvenuta secondo rigide metodologie. Al di la di tutto ciò, le comete sono oggetti estremamente interessanti, che trasportano e forniscono preziose informazioni sui processi di formazione del sistema solare e, di conseguenza, del nostro pianeta. Si tratta infatti di corpi non molto differenti da asteroidi, agglomerati di polveri, rocce, metalli e gas ghiacciati come acqua, anidride carbonica ma anche metano e ammoniaca. Le comete sono ciò che rimane della nascita dei pianeti ovvero i resti del materiale che costituiva la nebulosa la quale, secondo i modelli attualmente accettati, ha dato avvio ai processi termonucleari all’interno del Sole, trasformandolo in una stella, e alla formazione dei pianeti, appunto.

Una luminosa cometa vista al tramonto.

A seconda della loro orbita si possono individuare comete periodiche, con orbite anche estremamente ellittiche, dettate dalle interazioni gravitazionali con gli altri corpi e dalla loro energia cinetica; oppure comete con orbite aperte, ovvero con orbite paraboliche, visibili quindi una sola volta per poi non ritornare mai più. Tuttavia l’aspetto caratteristico di questi oggetti è certamente la luminosa e voluminosa chioma che si viene a creare attorno al nucleo di rocce a seguito dell’avvicinamento ad una fonte di calore, nel nostro caso il Sole. La forza di pressione di radiazione esercitata sulla chioma, unita all’azione del vento solare, portano poi alla formazione della caratteristica “coda”, una lunga scia nella direzione opposta al modo della cometa. Ciò si deve alla sublimazione delle sostanze volatili ghiacciate, come metano, acqua e biossido di carbonio.

L’analisi di questi oggetti è rimasta, tuttavia, particolarmente limitata durante il secolo scorso, a causa delle enormi velocità con cui viaggiano questi corpi e della loro lontananza. Solo grazie alle prime missioni dirette verso le comete, si ottennero informazioni più dettagliate sulla loro natura. La più recente e famosa di queste – particolarmente acclamata in Italia dato l’enorme contributo tecnologico e gestionale apportato – è stata la missione Rosetta, dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Il nome non venne scelto casualmente; come la Stele di Rosetta, antico manufatto ritrovato a Rashid sul delta del Nilo, permise l’interpretazione dei geroglifici egizi, si sperava che la sonda potesse fornire indicazioni sulla costituzione delle comete.

67P/Churyumov-Gerasimenko fu la cometa scelta per la missione. Giunta in prossimità della cometa, la sonda sganciò con non pochi problemi per l’atterraggio il lander Philae nel novembre 2014, iniziando una serie di analisi del materiale costituente. La missione terminò solo nel settembre 2016 con lo schianto programmato della sonda contro l’oggetto scelto.

Il principale obiettivo di questa missione è stato capire come si possano essere formate le comete, la loro specifica composizione chimica e strutturale nonché la loro relazione con la materia interstellare e le proprietà dinamiche della chioma e del nucleo. Tutto ciò permette di comprendere questi straordinari oggetti, ma anche di conoscere meglio i processi fisici e chimici che hanno condotto alla nascita del sistema solare interno, costituito solo da pianeti di tipo roccioso, e quello esterno, costituito da pianeti di tipo gassoso. O forse, molto più semplicemente, risponde alla impellente, sempre viva e forse un po’ primitiva necessità dell’uomo di capire il mondo che lo circonda.

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Attratta dalla natura e dal mondo che ci circonda, ho sempre lo sguardo volto al cielo. Sono astrofila, divulgatrice scientifica, attualmente presso l'osservatorio G. Colombo di Padova, e studentessa di astronomia, all'università di Padova.

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