Laurea e lavoro: una collaborazione impossibile?
Nell’ultimo anno il numero di datori di lavoro che riscontrano difficoltà nel reperire persone con le giuste competenze ha subito una crescita vertiginosa. Quali sono le lauree per i lavori del futuro?
Lo speciale di giugno è a tema universitario: dati, contrasti e sentimenti sull’ambiente che è (o dovrebbe essere?) culla del futuro. Tutti gli articoli dello speciale laurea sono reperibili qui.
Recentemente è riemersa la notizia di come in Italia dilaghi l’incompatibilità tra circa il 30% delle 290mila pergamene distribuite nel 2020 e il mondo del lavoro: i neolaureati non soddisfano le richieste del mercato. I primi si trovano dunque disoccupati (o meglio, inoccupati) e il secondo senza lavoratori.
Una fresca ricerca di LinkedIn, social web ben noto a chi il lavoro lo cerca o lo offre, indica tra i primi dieci profili professionali più richiesti:
- progettisti meccanici;
- consulenti di valutazione dei rischi;
- rappresentanti commerciali;
- sviluppatori Full Stack;
- i “generici” ingegneri;
- assistenti amministrativi;
- impiegati di back office;
- addetti alle vendite;
- sviluppatori Dotnet;
- PHP Developer.
Talent shortage
Il termine shortage (in inglese ‘carenza’) è ultimamente salito in auge, soprattutto negli ambienti affini all’elettronica. La carestia, però, non esula nemmeno dal campo delle risorse umane.
Stefano Scabbio, presidente Sud Europa di ManpowerGroup, osserva presso il Sole 24 Ore che il numero di datori di lavoro che riscontrano difficoltà nel reperire persone con le giuste competenze ha subito una crescita vertiginosa nel nostro paese nell’ultimo anno, toccando i massimi livelli da 15 anni. Solo nel 2020 si è raggiunto l’85% di offerta di lavoro insoddisfatta, tasso tra i più alti al mondo, quasi raddoppiato rispetto al 2017.
Un’indagine a livello globale, che ha coinvolto 42mila imprese, dice che quasi 7 datori di lavoro su 10 segnalano difficoltà nell’assumere nuovo personale. Questo non è vero unicamente per l’Italia, ma anche per Francia (dove l’offerta insoddisfatta tocca l’88%), Romania (86%), Svizzera (83%), Belgio (83%) e Turchia (83%). Sono invece Cina (28%), Stati Uniti (32%), India (43%) e Sud Africa (46%) a registrare i tassi più bassi.
Tra i settori più penalizzati troviamo la logistica, la produzione, l’IT, le vendite, ma anche la meccanica. Come evidenziato da Stefano Franchi, direttore generale di Federmeccanica, qui il 56% delle imprese ha difficoltà nel reperire i profili professionali necessari.
La laurea del futuro: orientata all’empatia
In questo quadro sembra naturale chiedersi come orientarsi alla scelta della laura nel prossimo futuro. Quale sarà il percorso migliore per raggiungere le professioni più richieste tra qualche anno?
Una risposta sta cercando di darla ‘I lavori di domani’, podcast del Sole 24 Ore condotto da Anna Marino. Project manager 4.0, esperto di blockchain, data labeling specialist, programmatic manager, o designer di stampe in 3D, sono solo alcuni dei ruoli del futuro dai nomi assai esotici.
I lavori di domani non vedono però solo la comparsa di data scientists e social media jobs, ma anche la rivoluzione di impieghi più tradizionali come l’enologo o il magazziniere, i quali diverranno 4.0.
Ma oltre alle competenze accademiche (note come hard skills) saranno indispensabili anche le soft skills (ovvero le ‘competenze trasversali’). Lo studio “Professioni 2030: il futuro delle competenze in Italia”, svolto da ManpowerGroup, in collaborazione con EY e Pearson, pone il focus anche sulle caratteristiche che il lavoratore del prossimo decennio deve avere. La capacità di proporre idee innovative, un’elevata adattabilità, empatia e autonomia non potranno essere omessi dal curriculum vitae del futuro.
La vera sfida per coloro che erogano formazione e istruzione sarà quindi trovare un modus operandi che non solo consenta l’acquisizione di queste competenze ma anche la loro certificazione. In quanto complesse da misurare, risultano infatti anche difficilmente dimostrabili da parte dei lavoratori.

crescita. Fonte: ManpowerGroup
Le lauree di oggi
L’anno accademico 2021/22 assisterà alla comparsa di 192 nuove proposte di corsi di laurea. La classe con il maggior numero di nuove proposte (7 per la precisione) è la LM-41 (Medicina e chirurgia), davanti alla LM-91 (Tecniche e metodi per la società dell’informazione) con 6 new-entry. Di queste, solo una riguarda Data science.
Particolarmente rilevante è il trend in crescita delle lauree professionalizzanti: 23 nuove proposte, di cui 12 per l’ambito edilizia e territorio, 5 per le professioni tecniche agrarie, alimentari e forestali e 6 per quelle industriali e dell’informazione.
Sembra quindi che gli atenei non siano ancora stati informati del celeberrimo mismatch studio-lavoro al momento della presa di posizione per l’ampliamento dell’offerta formativa.
Massimo Anelli, economista dell’Università Bocconi, suggerisce a tal proposito di costruire una scheda pubblica sul reddito atteso di ogni singola facoltà, come già accade ad esempio negli Stati Uniti. Anelli, grazie a un database unico sviluppato da VisitInps scholars, ha calcolato il ritorno economico di ogni scelta universitaria, considerando il percorso lavorativo di tutti i laureati di una grande città italiana fino a 25 anni dopo l’ottenimento del ‘pezzo di carta’.
Sarebbe utile fornire ai giovani strumenti simili per permettere un migliore orientamento al futuro: fintantoché si discuterà di data scientists, steam managers, chief evangelists e futurologi solo in ambienti di nicchia, sarà difficile provvedere alle richieste del mercato.
(Immagine di copertina: Photo by NordWood Themes on Unsplash)





