La zona rossa dimenticata

“I figli di nessuno” al confine con la quarantena. Cronaca di un auto isolamento

“Siamo i figli di nessuno” afferma un utente sulle pagine Facebook del comune di San Rocco al Porto, in provincia di Lodi. Da giorni ormai non si fa altro che parlare della diffusione del coronavirus, risultato particolarmente infettivo anche se mortale, pare, per il 2% dei casi e in compresenza di ulteriori complicazioni del quadro clinico. Ma non è del virus di cui vi voglio raccontare, bensì della situazione che si è venuta a creare e della conseguente gestione. In questo speciale articolo propongo quindi una ricostruzione della cronaca vissuta in prima persona dal paese di San Rocco al Porto.

Venerdì 21

Primo giorno a casa dopo una lunga ed estenuante sessione invernale. Un mio caro amico mi scrive per dirmi che è stato trovato il primo contagiato di coronavirus a Codogno. Gli dico che non ho paura, in fondo sarà una cosa di poche persone. Due giorni al massimo e sarà tutto finito. Entro sera però i contagiati aumentano e arrivano quasi a 10, tutti entro Codogno. Forse qualcuno in paese comincia a parlare ma in fondo San Rocco al Porto, dove risiedo io, dista forse 4 km. Ancora lontano per il momento.

Entro sera però le cose peggiorano, i contagi aumentano così come i paesi coinvolti. Per la prima volta si parla di un cordone sanitario che comprenda Codogno, centro dell’epidemia, e i paesi limitrofi dove il paziente uno sembra aver avuto un’intensa vita sociale. Agli abitanti di tali paesi viene chiesto di rimanere a casa ed evitare momenti di aggregazione.  

Ospedale di Codogno, Lodi. Fonte: Ansa

Sabato 22

Mi sveglio tardi in mattinata ma apprendo dai miei genitori che ormai non si fa altro che parlare di questo virus e di Codogno. Per la prima volta nella mia vita capisco che il lodigiano comincia a essere noto a molti anche se per una triste storia. Il cordone sanitario ora è recinto di “un’area rossa” di quarantena preventiva che comprende i paesi con contagi conclamati e quelli limitrofi, per sicurezza. Tutte le attività commerciali di questi paesi vengono chiuse e si comincia a parlare della possibilità di isolamento. Le persone dell’area rossa si spaventano: i viveri? I medicinali? Come facciamo? Parte così la corsa alla razzia dei supermercati, in particolare il centro commerciale Centro Pieve di Pieve Fissiraga, alle porte di Lodi e il centro commerciale Belpò di San Rocco al Porto. Gli abitanti di quest’ultimo, notando l’affluenza di molte persone provenienti da queste aree, si preoccupano, chiedono delucidazioni su questo fatidico contenimento di cui si comincia a parlare in televisione ma che di fatto non esiste. I lavoratori chiedono mascherine sanitarie per prevenire o quantomeno evitare un allargamento del possibile contagio portato da persone fuoriuscite dalla zona rossa ma non ne vengono fornite.

Come comportarsi dunque? Che fare? San Rocco, data la sua posizione strategica al confine della zona rossa (Fombio dista un chilometro circa) e alle porte di Piacenza risulta essere, come sempre nella sua storia, un crocevia di passaggio per personale sanitario, protezione civile, carabinieri e ora persone della zona rossa che, data la chiusura di qualsiasi esercizio commerciale nella loro area, cercano di attrezzarsi come meglio possono in vista della fantomatica quarantena.

La situazione è però molto delicata. Il supermercato è completamente derubato, i lavoratori dipendenti sono preoccupati ma obbligati a lavorare nonostante il contatto con persone fuoriuscite e in paese si comincia a parlare di probabili contagi. Verso sera arriva poi una tragica notizia. La coppia di medici risultati positivi al test del coronavirus nel pavese sono moglie e marito, lei in particolare è medico pediatra a Codogno, San Rocco al Porto e Guardamiglio (paese accanto a San Rocco che con esso costituisce il confine della zona rossa). Viene stilata una lunga lista di persone venute e contatto con lei, tra cui mamme e bambini e inizia così anche a San Rocco l’analisi dei tamponi.

In serata tutti ascoltano la conferenza stampa del Presidente del Consiglio Conte e del Presidente della Protezione Civile Borrella in cui si afferma di aver applicato forti misure di contenimento. Tuttavia la circolazione rimane libera in tutta la zona rossa nella quale però alcun esercizio commerciale, anche quello di estrema necessità, non ha riaperto.

Mappa dei paesi del basso lodigiano coinvolti nell’emergenza coronavirus.

Domenica 23

In mattina alcuni conoscenti preoccupati realizzano in auto un percorso per verificare che vi sia oppure no la quarantena. Passano per il centro di Codogno, poi Casalpusterlengo e infine Fombio ma anche San Fiorano e Maleo. La vita prosegue normalmente in queste aree, se non fosse per la chiusura di scuole, asili, esercizi commerciali e luoghi di aggregazione. Si discute fra le persone e online di possibili posti di blocco da parte delle forze dell’ordine per fermare l’entrata e l’uscita dai paesi off-limits ma nulla si concretizza fino alle 18 inoltrate; nel mentre le persone hanno avuto libertà assoluta di movimento.

Prima di cena cominciano i posti di blocco veri e propri. Non si esce più. Non si entra più. Cominciano a crearsi problemi per le persone che abitano al di fuori della zona rossa, a ridosso di quest’ultima. L’isolamento forzato di quest’area ha di fatto bloccato gran parte delle strade principali che collegavano la provincia. Come fare a raggiungere il posto di lavoro? Perché noi dei paesi “di mezzo” non possiamo essere giustificati al lavoro nonostante i grandi disagi sanitari e logistici creati dalla situazione?

In giornata si scopre che una mamma e un bambino sono risultati negativi ma le voci smascherano la presenza di un’intera famiglia in quarantena. Ad alimentare la paura e l’insicurezza generale giunge la notizia di due bar chiusi erroneamente dai carabinieri su false segnalazioni e le voci frammentate di persone che dicono di aver visto il paziente uno presso alcuni negozi del centro commerciale Belpò la settimana precedente al suo ricovero. Tutto questo aumenta il vociferare delle persone su un possibile rientro di San Rocco al Porto nella zona rossa.

La confusione è tanta e per mettere chiarezza molti chiamano le forze dell’ordine, compresa io. Il telefono squilla e risponde un uomo. Mi dice in via ufficiosa che San Rocco, in attesa dell’ordinanza firmata dal Prefetto, entrerà nell’area di quarantena ma quando chiedo ulteriori informazioni si altera.

Corro in farmacia per non rimanere in isolamento senza alcune importanti medicine. Il sindaco però, in quel momento presente alla riunione presso il Palazzo della Regione, smentisce la notizia: il nostro paese non entrerà in quarantena. Pochi minuti dopo viene emanata l’ordinanza che conferma la versione del sindaco. San Rocco si mette il cuore in pace. Forse.

Piazza della città di Codogno semideserta. Fonte: Ansa

Lunedì 24

I giorni precedenti sono stati distruttivi per il fisico e per la psiche. Ore di fronte al telegiornale in attesa di aggiornamenti e di nuove conferenze stampa. Ore passate a discutere su come organizzarsi per un eventuale isolamento forzato per visite mediche programmate, rientri lavorativi e scolastici. Ore di confusione totale in cui non si era in grado di capire a chi dare ascolto; se alle forze dell’ordine o ai sindaci. Ore delicate quanto stressanti e interminabili. Personalmente non posso far altro che riconoscere il tempestivo intervento da parte dell’intero reparto sanitario e di sicurezza nazionale nelle aree maggiormente colpite dal contagio ma devo anche ammettere una sostanziale incapacità organizzativa e di assistenza a quei paesi sul confine della zona rossa, abbandonati ad una totale confusione.

Ma il lunedì inizia con un’altra consapevolezza, quella di essere in un limbo territoriale quanto burocratico e amministrativo. Una zona “dimenticata”, come qualche sanrocchino sottolinea sui social ma forte, aggiungo io, in grado certamente di superare anche questa emergenza.

Credits cover image: CDC/ Alissa Eckert, MS; Dan Higgins, MAM

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Attratta dalla natura e dal mondo che ci circonda, ho sempre lo sguardo volto al cielo. Sono astrofila, divulgatrice scientifica, attualmente presso l'osservatorio G. Colombo di Padova, e studentessa di astronomia, all'università di Padova.

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