Le donne nella Scienza: inclusione e Gender GAP

Nel 1974, per la prima volta nelle storia, il Premio Nobel per la Fisica venne assegnato all’Astrofisica per la scoperta della prima Radio Pulsar. I vincitori furono Martin Ryle e Antony Hewish, escludendo Jocelyn Bell Burnell, dottoranda di quest’ultimo.

Tuttavia, fu proprio Bell che nel 1968, lavorando alla costruzione di un radiotelescopio allo scopo di studiare i quasar, trovò un segnale che pulsava in modo regolare, più o meno una volta al secondo.

Jocelyn Bell Burnell – credit: edu.inaf.it

I premi Nobel furono assegnati per la prima volta nel 1901 e in 122 anni, soltanto 17 scienziate sono state premiate dalla Reale Accademia Svedese. Facendo un piccola rassegna, sono soltanto 4 le donne del premio Nobel per la Fisica: Marie Curie (1903), Maria Goeppert-Mayer (1963), Donna Strickland (2018) e Andrea Ghez (2020).

Per secoli le donne che potevano avere accesso all’istruzione erano quelle rinchiuse nei conventi. Forse per questo le donne che sono emerse nel passato erano soprattutto umaniste, pittrici, scrittrici, poetesse, ma molto più raramente scienziate. Solo quelle poche favorite dall’avere un padre, un fratello o un marito scienziato disposto a condividere le proprie cognizioni potevano farsi una cultura scientifica. Così è sorto il pregiudizio secondo cui le donne sarebbero più adatte alle materie letterarie e linguistiche che non a quelle scientifiche.

Donne STEM: un po’ di numeri

Ad oggi l’Istituto di Statistica dell’UNESCO (UIS) ha rivelato che:

  • le donne sono circa il 30% dei ricercatori del mondo;
  • meno di un terzo delle studentesse sceglie di studiare materie STEM all’università;
  • le donne che lavorano nel campo delle STEM pubblicano meno e ricevono paghe più basse.

L’Italia è uno degli ultimi paesi per laureate STEM che sono il 34%.

È più indietro di Lettonia, Serbia, Montenegro, Lituania, Moldavia, Croazia, Bulgaria, Bosnia e Romania dove le laureate in materie STEM superano il 45%.

Stando al rapporto AlmaLaurea, infatti, solo 1 donna su 6 sceglie di intraprendere una carriera universitaria in ambito STEM, esattamente la metà degli uomini, per i quali l’incidenza è di 1 su 3.

Un rapporto ISTAT che fotografa la realtà del 2020 ci dice che gli uomini che si laureano in aree disciplinari scientifiche e tecnologiche sono il 36,8%, mentre le donne che scelgono le materie STEM sono solo il 17%.

Sono indubbiamente stati fatti passi in avanti dai tempi di Jocelyn Bell ma non possiamo fermarci. Bisogna impegnarsi per rendere il mondo della ricerca più equo e per garantire che ogni individuo possa esprimere appieno le sue potenzialità, e contribuire a quella meravigliosa avventura umana che è la scienza.

Per tale necessità, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2015 ha istituito l’𝗜𝗻𝘁𝗲𝗿𝗻𝗮𝘁𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹 𝗗𝗮𝘆 𝗼𝗳 𝗪𝗼𝗺𝗲𝗻 𝗮𝗻𝗱 𝗚𝗶𝗿𝗹𝘀 𝗶𝗻 𝗦𝗰𝗶𝗲𝗻𝗰𝗲, 11 febbraio, appena trascorso, con l’obiettivo di sensibilizzare e promuovere l’accesso completo ed equo alla partecipazione scientifica a tutto il genere femminile.

Da donna STEM, quale spero di essere e di diventare, mi auguro che sempre più ragazze capiscano che la Scienza non è un fatto degli uomini. E mi impegnerò immensamente affinché la mia piccola esperienza possa diventare che una goccia nell’oceano.

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Studio Astrofisica presso l'Università degli Studi di Palermo. Amo sorprendermi e chiedermi il perché delle cose. E cerco di vivere ogni giorno portando avanti i sani principi del metodo scientifico galileiano. "Pochi perché nella vita valgono più di qualsiasi come"

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