L’ingegnere che voleva cambiare il mondo

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Il libro della storia è un libro complesso da leggere: ci sono pagine che purtroppo sono state perdute, altre che invece sono soltanto state dimenticate.
È il caso della storia di cui parleremo oggi.

Immaginate intorno a voi il rilassante fruscio del mare, il suo odore e soprattutto il suo sapore: così salato per via dei tanti sali presenti nei fondali e disciolti in acqua.
Ecco, questo potrebbe essere il Mar Mediterraneo, un mare che conosciamo bene: 2,5 milioni di chilometri quadrati di superficie d’acqua che sovrastano oltre 17.000 specie marine differenti, navi affondate nel corso dei secoli insieme alle quali sono andate perdute pagine di storia antica, ma anche migliaia di corpi umani, caduti nelle tratte della speranza dall’Africa all’Europa.

Ed è proprio da questi elementi che partiremo: il Mar Mediterraneo e la voglia di creare un tragitto diretto tra Africa ed Europa.

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Un ingegnere visionario

Hermann Sörgel, il protagonista di questa storia, è un ingegnere bavarese nato a Ratisbona nel 1885. Immaginiamo la sua infanzia come quella di un bambino educato, con una grande fantasia e – perché no? – con la passione per la matematica tipica degli ingegneri. Insomma, è il ritratto verosimile di un bambino che, una volta adulto, sviluppa una delle idee forse più utopiche della storia dell’umanità: Atlantropa.

A discapito del nome, Atlantropa non è proprio un luogo. Si tratta di un progetto, uno di quelli che ti lascia a bocca aperta. Non è altro che un’opera ingegneristica di proporzioni colossali proposta nel 1928 da Sörgel nel suo impronunciabile libro Mittelmeer-Senkung, saharabewässerung, Panropaprojekt.

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Benvenuti ad Atlantropa

Il progetto di Sörgel era semplicemente quello di prosciugare il Mediterraneo. Insomma, una roba da poco. L’idea era quella di creare la più grande diga al mondo sullo Stretto di Gibilterra in modo tale da impedire alle acque provenienti dall’Oceano Atlantico di potere affluire nel Mediterraneo; medesima idea sullo Stretto dei Dardanelli per bloccare il Mar Nero.
Secondo i calcoli dell’epoca, nel giro di 60 anni, il livello del mare sarebbe sceso di 100 metri. Il risultato non sarebbe stato quello di avere un prosciugamento totale del bacino idrico, bensì quello di liberare le coste dal mare.

E non è tutto. L’idea prevedeva anche un intervento in Africa che avrebbe modificato i corsi d’acqua al fine di creare il Mare del Congo e il Mare del Ciad, enormi bacini idrici nel cuore del continente nero.

Riflettiamoci su. L’acqua del mare sarebbe evaporata ma non sostituita dall’acqua dell’oceano. Grandi volumi d’acqua sarebbero venuti a mancare dalle coste che, letteralmente, si sarebbero svuotate. Davanti porti come Genova, Palermo, Napoli o addirittura la splendida Venezia, non ci sarebbe stato più il mare spostato ben molti chilometri più in là.

Immaginiamo la nostra Italia. Un progetto del genere avrebbe collegato difatti, tra le tante, la Corsica alla Sardegna e la Sicilia alla Calabria.
Sarebbe stato un modo per evitare propagande elettorali riguardanti il Ponte sullo Stretto di Messina, anche se qualcuno ne avrebbe potuto approfittare per parlare di un Ponte tra la Sicilia e la Tunisia.

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Un ponte con l’Africa

Già, perché uno degli obiettivi di Sörgel era proprio quello di collegare l’Europa all’Africa.

Andiamo con ordine. Sörgel visse la Prima Guerra Mondiale. Un conflitto di quella portata sconvolge inevitabilmente l’animo umano. Nella sua testa c’era un solo obiettivo: portare la pace del mondo. Una sorta di ingegnere supereroe, pronto a progettare un nuovo mondo per evitare la guerra. Descritta così è proprio romanzesca!

Entriamo nel dettaglio. Sörgel riteneva che per risolvere i conflitti tra le nazioni poteva essere sufficiente che queste potessero collaborare alla realizzazione di un’opera di proporzioni bibliche.
Quest’opera – la diga – avrebbe collegato il continente europeo a quello africano che, ricordiamo, alla fine dell’800, era al centro del fenomeno del colonialismo. In pratica guerre.
Un ulteriore collegamento tra Africa ed Europa sarebbe avvenuto proprio da quel lembo di terra emersa tra la Sicilia e la costa tunisina. Ciò ci fa sorridere oggi, chissà cosa ne pensano i razzisti di un’idea del genere.

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Le terre emerse

Collegamento africano a parte, un’altra motivazione che ha spinto l’ingegnere bavarese a proporre questo enorme progetto è quella di sfruttare le terre ormai prosciugate dal mare per creare nuove città e per creare nuovi terreni da coltivare. Insomma, un’iniezione di capitale alle economie europee e a quelle africane.

Un’altra gigantesca iniezione di capitale, sarebbe stata data proprio dalle centrali elettriche costruite sia sulla diga che sulle foci dei maggiori fiumi europei. Tali mastodontiche opere avrebbero permesso di riconvertire l’energia potenziale dell’Oceano Atlantico e dei fiumi in energia idroelettrica.
Si stima che questa diga avrebbe potuto soddisfare il fabbisogno energetico annuo dell’Italia di oggi. Per non parlare della forza lavoro necessaria per completare tale opera. Ci sarebbe stato lavoro per milioni di persone, le stesse che post dopoguerra non avevano più nulla.
Non si scherza in termini di visione in larga scala.

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La dura realtà

Nonostante il suo progetto venisse apprezzato da parte della società di allora, Sörgel non riuscì mai veramente a convincere il mondo del progetto Atlantropa. Col senno di poi è una fortuna. La scienza ci parla di possibili catastrofi che sarebbero potute accadere nel mondo qualora questo progetto fosse stato messo in atto.

Partiamo da un presupposto. A livello ingegneristico, anche se molto complesso e dispendioso, il progetto riguardante le dighe era possibile. Ci sarebbero volute enormi quantità di metallo inossidabile, forse irreperibile sul mercato di allora in tali quantità, ma le dighe si sarebbero potute costruire.

Il problema stava nelle conseguenze.
Innanzitutto i tempi previsti per il prosciugamento del mare erano errati: ci sarebbero voluti oltre 120 anni per vedere i risultati del progetto.
Le terre prosciugate dal mare sarebbero state aride e non coltivabili e, per di più, la concentrazione salina nel mare sarebbe aumentata, determinando l’inevitabile morte di ogni specie vivente: un po’ come il Mar Morto oggi.
Le acque evaporate sarebbero cadute, sotto forma di pioggia, negli oceani, causandone un brusco innalzamento del livelli. In pratica sarebbero scomparse coste da qualche altra parte nel mondo.
Per non parlare delle correnti dell’Oceano Atlantico che, cambiando direzione, avrebbero causato un cambiamento del clima globale. Gli scienziati stimano che in Europa le temperature sarebbero scese in maniera drastica e si sarebbero sviluppati pericolosi sciami sismici.

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Caparbietà o testardaggine?

La storia ci racconta come perfino i nazisti snobbarono l’idea di Sörgel che, imperterrito, fondò perfino un Atlantropa Institute, nato per conservare, migliorare e promuovere il progetto dell’ingegnere tedesco. L’Atlantropa Institute chiudette i battenti negli anni sessanta in seguito alla sospetta morte di Sörgel il quale, il giorno di Natale del 1952, fu vittima di un incidente stradale.

Fu una vita all’insegna della realizzazione di un sogno la sua, una vita spesa al servizio di un’idea assurda ma tecnicamente non impossibile. Un’idea difesa strenuamente con le unghie e con i denti da un ingegnere che, comunque, aveva un suo seguito tra gli intellettuali. Forse Sörgel sognava di imitare madre natura che, cinque milioni di anni fa durante la Deriva dei Continenti, aveva chiuso il Mediterraneo facendone evaporare le acque. Solo cinquantamila anni fa si è formato il mare che ancora oggi, fortunatamente, conosciamo.

È una storia che ha avuto un suo seguito fintantoché qualcuno ne poteva intravedere un interesse economico, un guadagno. Poi è stata sviluppata la bomba atomica e con lei l’Ingegneria Nucleare. Grandi quantità di energia pulita potevano essere prodotte senza prosciugare alcun mare, senza creare ponti sul deserto o coltivazioni sul sale.

È la storia di un ingegnere che, fallendo, ha salvato il mondo.

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Sono uno studente di ingegneria. Amo la matematica, la lettura, la scrittura, l'attualità, lo sport e la politica. Sono un sognatore: sto coi piedi per terra, ma con gli occhi all'insù. La penna, per me, è solo uno dei modi che ho per migliorare il mondo.

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